Sta per uscire “Sparta ovunque”

Sta per uscire un libro che mi vede figurare tra nomi importanti della fantascienza italiana. È superfluo dire che ne sono onorato, e anche un po’ intimorito: il mio contributo non stonerà tra quello di scrittori così noti? Ai lettori la risposta, intanto ecco in anteprima la copertina. Si tratta, come comprenderanno al volo i lettori del mio amico Carlo Menzinger, di uno spin off della sua saga Via da Sparta (Porto Seguro, 2017-2019): anzi, per la precisione di un’opera di fanfiction a cui ha partecipato lo stesso Carlo, grande creatore di mondi ucronici e fantastici. Siamo stati alla sua altezza? Anche questo saranno i lettori a deciderlo, ma posso comunque dire che mi sono divertito molto a buttar giù il mio racconto Lo scisma, scritto e ambientato nella “mia” Sappada (anzi, ambientato in una versione ucronica della nota località dolomitica). Piccola anticipazione e curiosità: in un’altra antologia di prossima uscita, edita anch’essa da Tabula Fati e curata da Vittorio Piccirillo, ho inserito il prequel de Lo scisma

Massimo Acciai Baggiani

Fiera del Thriller & Noir 2020

Di Massimo Acciai Baggiani

Il 2020 sarà senz’altro ricordato, nell’ambiente letterario, anche per il gran numero di eventi online che hanno sostituito, causa Covid, gli incontri in presenza. Certo, per quanto ben organizzata, una fiera da seguire davanti a uno schermo è un’altra cosa: non si possono toccare i libri, sfogliarli, stringere la mano agli autori, magari scambiare due parole con loro. La Fiera del Thriller & Noir di Claudio Secci tuttavia non ha fatto sentire troppo la mancanza di queste piccole cose: è stato un incontro entusiasmante, ricchissimo e intenso. Una maratona iniziata alle 10 di domenica mattina e terminata nove ore dopo, quando il sole era già calato oltre le nubi temporalesche di questa serata di finestate [1].

La preparazione di quest’evento, che ha visto coinvolti 24 autori, non deve essere stata cosa da poco per il CSU (Collettivo Scrittori Uniti); Claudio ha avuto infatti validi aiutanti, che ha ringraziato poi nel finale. Il tutto si è svolto tra Facebook e Youtube; Claudio è stato presente con diverse dirette FB: ai saluti iniziali, per spiegare i due momenti ludici con il CRUCSU (un cruciverba ispirato a due autori partecipanti – io ho vinto il primo [2]), il punto alla ripresa pomeridiana della fiera (giusto il tempo di un pranzo veloce) e naturalmente alle considerazioni finali con le premiazioni (al video più visto, all’autore che ha venduto più copie e a quello che ne ha acquistate di più [3]).

Un bilancio molto positivo per tutti noi autori e per gli organizzatori. Diversi i colleghi che conoscevo già (come Mala Spina) e che ho suggerito io stesso a Claudio (Carlo Menzinger, Renato Campinoti, Lorenza Mori) e molti di più quelli che ho conosciuto in questa occasione. Tanti quindi gli autori della scuderia di Porto Seguro [4]. Carlo ha parlato de La bambina dei sogni, un thriller soprannaturale pubblicato diversi anni fa, nato dal web [5]. Renato è intervenuto sul suo poliziesco Non mollare Caterina, citando tra l’altro la recensione che gli avevo dedicato. Lorenza ha presentato il suo romanzo I misteri della porta accanto, di cui avevo curato l’editing. Naturalmente conoscevo anche le opere di Claudio Secci, da me recensite: Claudio ad un certo punto è infatti passato da intervistatore a intervistato, “sedendosi” in via eccezionale tra noi autori. Non poteva essere altrimenti, essendo Claudio un grande autore di thriller: sua ad esempio la recente trilogia di Gisèle.

Il mio intervento, videoregistrato in precedenza come quasi tutti gli altri, consisteva in un’intervista che mi ha fatto Claudio, dandomi l’occasione di parlare brevemente di un genere letterario che ho praticato anch’io occasionalmente e di un mio progetto narrativo un po’ insolito: il romanzo collettivo, scritto con la tecnica del round robin, Perché non siamo fatti per vivere in eterno? (tra gli undici autori che ho chiamato a raccolta per questo esperimento figura lo stesso Claudio Secci).

La fiera è stata anche l’occasione per gli autori di smaltire le copie personali, offrendole scontate a chi ne avesse fatto richiesta tramite un commento sotto il rispettivo video: un valore aggiunto, dato dalla possibilità di avere una copia autografata e qualche gadget dell’autore ad un buon prezzo. Alcuni autori hanno venduto davvero molto. Tuttavia questa fiera è stata soprattutto l’occasione per uno scambio: quello che è sempre utile e prezioso tra artisti, mettendo da parte le rivalità e le manie di protagonismo che purtroppo abbondando in questo ambiente. Ho percepito autentica unione, vera fratellanza, e questa è stata la cosa più bella.

Firenze, 20 settembre 2020

Bibliografia

Acciai Baggiani M., Il sognatore divergente, Firenze, Porto Seguro, 2018.
Campinoti R., Non mollare Caterina, Firenze, Porto Seguro, 2019.
I Già Dimenticati, Perché non siamo fatti per vivere in eterno?, Firenze, Porto Seguro, 2019.
Menzinger C., La bambina dei sogni, autopubblicazione in copyleft, 2012.
Mori L., I misteri della porta accanto, Firenze, Porto Seguro, 2019.
Secci C., A piedi nudi, Sanremo, Edizioni Lucotea, 2017.
Secci C., Occhi lucidi, Sanremo, Leucotea, 2019.

Lista autori presenti e libri presentati

Claudio Secci “Disincanto”
Emanuela Navone “L’uomo con il berretto rosso”
Laura Gronchi “Ossessione”
Rossella Cirigliano “Locus Iste”
Bruno Balloni “Innocent”
Edoardo Guerrini “Il quaderno del Fato”
Marina Cappelli “Il Male Poeta”
Anna Nihil “Confessioni tra donne”
Carlo Amedeo Coletta “Jerry Comano”
Carlotta Amerio “Al limite del sogno”
Luca Serra “Novanta. Quando il calcio non è più un gioco”
Mala Spina “Victorian Horror Story”
Alessandro Del Gaudio “Tenebra Lux”
Diego Pitea “L’ultimo rintocco”
Maria Fonte Fucci “Accad(d)e”
Diego Altobelli “Omega ha tradito il mondo”
Simone Filoso Fiocco “L’ago di Cibele”
Gabriele Farina “Ancora pochi passi”
Angela Gagliano “La paziente zero
Elvira Mastrangelo “Di luce e di ombre. Mi ricorderò di non ricordarti”
Luisa Colombo “Legami pericolosi”
Renato Campinoti “Non mollare Caterina
Lorenza Mori “I misteri della porta accanto”
Carlo Menzinger “La bambina dei sogni”


[1] Ovviamente sto parlando delle condizioni meteo di Firenze.

[2] Consistente in una copia gratuita e autografata del romanzo di Angela Gagliano, La paziente zero, che leggerò con piacere.

[3] Quest’ultimo vinto dal mio amico Carlo Menzinger.

[4] Presso cui ho lavorato come editor dal 2019.

[5] Ne ho parlato nella biografia letteraria, Il sognatore divergente, Firenze, Porto Seguro, 2018.

La Città di Carta

Di Massimo Acciai Baggiani

Presso lo stand del GSF

Domenica 30 agosto andai con Carlo Menzinger all’ultima giornata della fiera libraria Lucca Città di Carta, presso il Real Collegio. Splendida location per un evento purtroppo non molto frequentato: ancora la paura del Covid era tanta. I chiostri dell’antico palazzo settecentesco presso le mura cittadine erano occupati da decine di stand, per lo più di case editrici provenienti da tutta Italia, perfino da San Marino (ma non mancavano i singoli autori e le associazioni culturali), mentre le sale ai piani superiori erano riservate alle presentazioni di libri ed eventi vari.

La giornata non era delle migliori: fummo accolti da pioggia torrenziale, che tuttavia lasciò presto il posto a un ventoso ma soleggiato e fresco pomeriggio di finestate. Presso lo stand del GSF (Gruppo Scrittori Firenze) ci attendevano i nostri amici e colleghi che avevano già disposte le loro opere sul banchino, alle quali aggiungemmo le nostre (io avevo portato una copia di: Perché non siamo fatti per vivere in eterno, Sempre ad est, La Compagnia dei Viaggiatori del Tempo, Letture per la quarantena e Il sognatore divergente). Poche mascherine a giro, per lo più abbassate, e pessimo servizio di ristorazione: la prima edizione di questa manifestazione mostrava molti punti deboli, da attribuire credo all’inesperienza degli organizzatori, i quali difettavano pure nell’informazione sui vari eventi della fiera.

Massimo Acciai Baggiani parla delle proprie opere durante la presentazione del GSF
Carlo Menzinger parla delle proprie opere durante la presentazione del GSF.

In attesa della presentazione del GSF, in tarda mattinata, feci colazione al bar e poi iniziai il mio giro esplorativo. Anche stavolta riuscii a parlare con molti editori e autori: la fiera era più piccola di quella di Pisa, ma non mancarono gli incontri interessanti, alcuni anche un po’ surreali. Da parte mia mi proponevo in veste di autore, editor, impaginatore e recensore: un’editrice mi informò che loro retribuivano gli editor “col metodo tedesco”, ossia dando loro una percentuale sulle vendite del libro curato (mai sentita prima una cosa del genere…) e quando dissi loro che chiedevo un compenso per il mio lavoro di recensore (a meno che non si trattasse di amici o autori che leggevo di mia iniziativa) mi guardò scandalizzata e disapprovante. «Noi siamo contro le recensioni a pagamento.» Fine del discorso, passai allo stand successivo.

Più avanti mi imbattei in una signora sulla cinquantina che aveva disposto sul banco la sua amplia produzione narrativa, composta da romanzi ucronici e in generale di fantascienza. Notando un suo romanzo che sembrava quasi un plagio di Romanitas di Sophia McDougall, pensai di presentarle Carlo (purtroppo non ce ne fu l’occasione). Mi misi a discutere con lei di utopie e distopie: lei negava che la speranza fosse qualcosa di positivo, i suoi romanzi erano molto pessimisti sul destino dell’umanità (e sul merito che questa ha di salvarsi), in pratica degli incubi orwelliani carichi di misantropia. Io al contrario nelle mie opere cerco sempre di infondere fiducia nel futuro del genere umano, prediligendo le utopie, pur consapevole – come ripeto sempre – che l’Uomo si trova a un bivio (se continua su questa strada andrà verso l’estinzione), mentre lei la vede proprio nera.

«Perché sul fondo del vaso di Pandora rimase la Speranza? Perché il mito la considera uno dei mali dell’Umanità?» mi domandò. Senza attendere risposta proseguì: «Perché sperare è un’illusione, porta a non fare niente per cambiare il mondo, aspettando che questo cambi da sé.»

Non potei che essere d’accordo, se vista in quest’ottica, ma le spiegai che per me la speranza è proprio il contrario: deve portare a rimboccarsi le maniche per migliorare il mondo. La disperazione, per come la vedo io, porta alla rassegnazione, all’immobilità. Le citai un bellissimo racconto di Ray Bradbury, Viaggiatore del tempo, e un aforisma di Oscar Wilde: «Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando vi getta l’ancora, la vedetta scorge un Paese migliore e l’Umanità di nuovo fa vela. Il progresso altro non è che il farsi storia delle utopie.»

Concordammo sul fatto che la gente comune è fondamentalmente stupida e che esiste il rischio concreto di un disastro nel futuro prossimo.

«Speriamo di no» conclusi. «Speriamo che la gente prenda consapevolezza di questo rischio e che cambi paradigma mentale, andando verso un futuro che sarebbe comunque migliore di quello che ci aspetta se si continua col razzismo, il capitalismo e il disprezzo per l’ambiente.»

Alcuni autori ed editori si mostrarono interessati alla mia offerta di recensire i loro libri, come ad esempio Andrea Delìa e Nicoletta Riato, i quali avevano un banco tutto per il loro romanzo L’incanto del silenzio, edito da una minuscola casa editrice, molto curato dal punto di vista grafico. Anche M.T. mi regalò una copia del suo libro, fresco di stampa, Mimì e gli altri, autopubblicato sotto lo pseudonimo di Felice Felino & Margherita Pink: il gatto raffigurato in copertina non poteva non catturare l’attenzione di un amante dei mici come me. Infine l’editore di Toutcourt, di Roma, mi diede una copia del saggio di Emiliano Sabadello sul celebre romanzo di Stephen King, It, che a suo tempo apprezzai moltissimo. Con questo “bottino” tornai a Firenze, ripromettendomi di leggere questi tre libri nei giorni successivi (magari durante la mia breve vacanza presso il Santuario della Verna).

Firenze, 30 agosto 2020

Bibliografia

Bradbury, Viaggiatore del tempo, Milano, Mondadori, 2018.
Felice Felino & Margherita Pink, Mimì e gli altri, Autopubblicazione, 2020.
Riato N, Delìa A., L’incanto del silenzio, Edizioni Federica, s.d.
Sabatello E., Pennywise. Stephen King: It, realtà, infanzia, amicizia, Roma, Toutcourt, 2019.

Autori del GSF presso lo stand

Se nasco un’altra volta…

Di Massimo Acciai Baggiani

simone bosco«Se nasco un’altra volta rifaccio la mia strada» cantavano i Pooh[1]; Simone, protagonista del romanzo di Marcovalerio Bianchi Le cinque vite di Simone Bosco, non la pensa certo così, e chi d’altronde, potendo rinascere, vorrebbe vivere una vita identica alla precedente? Lo aveva già dichiarato Giacomo Leopardi nel Dialogo tra un passeggere e un venditore di almanacchi [2], che la vita è meglio prenderla come viene, senza conoscere il futuro, e io mi trovo abbastanza d’accordo. Se qualcuno chiede a un buddista perché non ricordiamo neanche una delle nostre infinite esistenze passate, probabilmente si sentirà rispondere: «Perché sarebbe traumatico tenere memoria di tutti i dolori che abbiamo subito, morte compresa, e le gioie non avrebbero più il sapore della novità».

Queste sono ovviamente solo ipotesi: nessuno ha vissuto più di una vita, se non in senso metaforico (si dice che chi conosce due lingue vive due vite…). L’ipotesi fantastica da cui parte l’amico Marcovalerio nel suo primo romanzo apre la strada a infiniti sviluppi e a molteplici morali che possiamo trarne. Simone Bosco nella prima vita è un rappresentante di medicinali che tradisce la moglie Giovanna e, scoperto da quest’ultima, viene abbandonato: per la disperazione il nostro Simone si dà all’alcol e si lancia in una folle corsa in auto che si conclude con un incidente fatale. A 31 anni si presenta davanti a Dio, pentito per la sua infedeltà verso una donna che comunque amava, e questi gli concede una seconda possibilità per spendere meglio la sua esistenza. Lo rimanda quindi nella Firenze del 1974, quando, quattordicenne, frequenta il primo anno del liceo scientifico, ma con il famoso “senno di poi”. All’inizio cerca di seguire il solco della vita precedente ma finisce presto per deviarne, accorgendosi che, se si comporta come nel passato, anche le altre persone avranno reazioni analoghe, mentre se fa qualcosa di diverso influisce anche sul futuro degli altri. Un futuro ucronico, ben inteso: d’altra parte che senso avrebbe rinascere per rifare gli stessi errori?

Così Simone riesce a conquistare di nuovo la sua Giovanna e stavolta di prefigge di esserle fedele. Purtroppo sarà proprio lei a tradirlo, qualche anno dopo il matrimonio, mostrando un lato che il nostro innamorato protagonista non aveva notato nella prima vita e di cui è costretto a prendere atto. Dopo una dura vita di umiliazioni e dispiaceri, ma anche di amicizie vere, Simone muore in tarda età e si ritrova di nuovo davanti al Padreterno: stavolta è sicuro di non aver commesso grandi peccati, quindi si stupisce quando viene di nuovo rispedito indietro.

Nella terza vita Simone incontra il grande, vero amore, – Miriam – ma lei muore per un tumore e lui crede di aver ritrovato l’amore in Vera, una donna divorziata con un figlio straviziato che finirà in carcere per droga e tentato omicidio. Neanche nella quarta vita gli va tanto meglio, anche se diventa un uomo ricco e si toglie qualche soddisfazione. Solo con la quinta e ultima vita Simone realizzerà pienamente la propria esistenza e troverà finalmente la felicità.

Simone Bosco ha molte cose in comune con Giacomo Perotti, protagonista del secondo romanzo di Marcovalerio, Il precipizio [3]: entrambi maturano attraverso varie esperienze dolorose, partendo da una visione poco seria dell’amore e superficiale della vita, ed entrambi si trovano a gestire grosse somme di denaro che non sempre utilizzano al meglio (ma spesso Simone dà prova di grande generosità). Entrambi i romanzi sono quindi dei bildungsroman, ma Le cinque vite di Simone Bosco rientra anche nel genere dell’ucronia: non quella che coinvolge la Storia dei libri di scuola, ma le molte storie personali di persone anonime. A differenza di quanto teorizza Carlo Menzinger [4] nei suoi romanzi, rifacendosi al famoso “effetto farfalla” [5], non pare che le azioni di Simone creino linee temporali molto diverse su vasta scala: quella più notevole si ha nell’ultima vita, quando scopre che Miriam in quell’esistenza non è morta di tumore. Nel romanzo ci sono anche elementi fantascientifici, visto che parte degli eventi si svolge nei decenni futuri del XXI secolo [6].

Simone mi è tuttavia più simpatico di Giacomo; anche lui ha i suoi difetti, è un personaggio molto umano in questo, ma viene dal basso, non ha alle spalle una vita di privilegi, quindi ha anche più cuore, soprattutto alla fine. Come Giacomo, anche Simone vive molte avventure sessuali frivole, ma conosce anche l’amore nel suo senso più puro.

Lo stile narrativo di Marcovalerio possiede l’ampio respiro degli autori russi ottocenteschi: qualcuno lo ha rimproverato di essere troppo prolisso, ma io non lo trovo un difetto. I suoi romanzi scorrono bene e appassionano, anche perché sono ricchi di colpi di scena e azione. Tra i molti luoghi in cui quest’opera prima è ambientata ce n’è uno che mi è particolarmente caro, anche se viene solo accennato di sfuggita: Sappada [7]. Molto interessanti anche le dettagliate descrizioni dei luoghi visitati dal protagonista (dalla Romania, al Brasile, al Perù, eccetera) che fanno di questo libro anche un interessante esempio di narrativa di viaggio.

Il primo romanzo di Marcovalerio è uscito in contemporanea al mio Radici, con lo stesso editore (da me consigliatogli): Porto Seguro. Lo stesso del secondo. So che l’autore sta lavorando a un terzo libro, ispirato al Covid… aspetto con ansia di leggerlo.

Corezzo, 16 agosto 2020

Bibliografia

Bianchi M., Le cinque vite di Simone Bosco, Firenze, Porto Seguro, 2017.
Bianchi M., Il precipizio, Firenze, Porto Seguro, 2019.

Note

[1] Se nasco un’altra volta, in Asia non Asia (1985).

[2] Leopardi G., Operette morali.

[3] Vedi il mio articolo Il precipizio.

[4] Anche lui ha dedicato un articolo al romanzo di Marcovalerio.

[5] Una farfalla sbatte le ali in Sudamerica e dopo qualche tempo si sviluppa un uragano dall’altra parte del mondo, per una serie inconoscibile di eventi concatenati.

[6] Penso che in questo sia stato aiutato dall’amico comune Marco Martino, citato tra l’altro nei ringraziamenti accanto al mio nome.

[7] Bianchi M., Le cinque vite di Simone Bosco, Firenze, Porto Seguro, 2017, p. 124. Vedi anche i miei racconti sappadini in Un fiorentino a Sappada, Lettere Animate, 2017.

Il Precipizio

Di Massimo Acciai Baggiani

il precipizioCol suo secondo romanzo Marcovalerio Bianchi si conferma un narratore di grande spessore, e non mi riferisco solo allo spessore dei suoi libri (corposi ma scorrevoli): dopo Le cinque vite di Simone Bosco (2017) Marcovalerio, fiorentino, amico di vecchia data, si è cimentato con un romanzo di tipo realistico, ambientato per lo più a Milano, che racconta la caduta e la successiva nuova ascesa di un industriale vittima di un raggiro ad opera della moglie infedele che con un piano criminale gli porta via tutto il patrimonio. Il titolo, Il precipizio, riassume bene l’idea alla base, un “precipitare” sempre più in basso prima della risalita.

Detta così non sembra giustificare le 562 pagine dell’opera: in realtà succedono tante cose e i colpi di scena non mancano di certo. La psicologia del protagonista, l’ingegner Giacomo Perotti, è ben approfondita e dinamica: da figlio di papà, abituato a vivere nella bambagia, si ritrova catapultato in un mondo a lui ignoto, quello di chi fa fatica ad arrivare a fine mese, per tornare poi nel suo mondo con un nuovo bagaglio umano e una maturità che fa rientrare Il precipizio tra i bildungsroman o romanzi di formazione. Se nella prima opera Simone Bosco vive ben cinque vite diverse, il nostro Giacomo ne vive in un certo senso due: quella prima della caduta nel “precipizio” e quella dopo il tragico evento.

Ho letto questo romanzo con grande interesse ma non senza una certa sofferenza viste le tematiche sociali che mi stanno molto a cuore. La tesi sostenuta, che condivido in pieno, riguarda la grande povertà dal punto di vista umano che si trova nel mondo dei ricchi, come se quantità di denaro posseduto e ricchezza interiore fossero inversamente proporzionali. Giacomo non fa eccezione: all’inizio è un personaggio piuttosto frivolo, interessato più al sesso e a godersi la sua posizione di privilegiato, anche se mostra dei lati sensibili – come quando prende le difese della cuoca maltrattata dalla prima moglie, Helga, per una piccola sbadataggine, e interviene alla cena per arginare le odiose invettive del marchese ospite contro il mondo operaio. Tuttavia solo quando si troverà dall’altra parte inizierà a comprendere le difficoltà dei poveri – gli unici che, dopo la caduta, si comporteranno gentilmente con lui: ma fino a che punto? Quando riavrà indietro il suo patrimonio e i cattivi saranno puniti, diventerà un filantropo, o almeno rinuncerà al lusso per accontentarsi di uno stile di vita più sobrio? Parrebbe di no: la natura delle persone non cambia così radicalmente, Giacomo riprenderà la vita di prima, pare che la sua disavventura gli abbia insegnato meno di quello che il lettore sperava… (almeno io come lettore).

Non è cattivo Giacomo, anche se non è certo un eroe senza macchia. Se le donne che conosce non sono dei modelli di fedeltà, neppure lui lo è, anche se si dichiara innamorato della seconda moglie Elisa (quella che lo pugnalerà alle spalle), qualche scappatella se la concede sempre volentieri, è fatto così.

I personaggi più generosi e più autentici li troviamo nelle “classi basse”. Le persone altolocate sono dominate infatti dall’avidità e dall’ipocrisia: la corsa al denaro e al potere è tutto. Mi viene in mente un accostamento con due romanzi letti tempo fa: Fiorirà l’aspidistra di George Orwell e Papalagi di Tuiavii di Tiavea, a cui ho dedicato un articolo [1]. Nel romanzo di Orwell il protagonista, Gordon, ha un rapporto ambivalente col denaro: di totale rifiuto ma anche di bisogno. È presente un marcato masochismo, riscontrabile anche in Giacomo Perotti che, dominato dall’orgoglio, pur di nascondere le sue condizioni miserabili alla ex moglie e ai figli, si priva di denaro che farebbe molto più comodo a lui. Quanto al romanzo-saggio di Tuiavii (in realtà un falso letterario di Erich Scheurmann), questa folle adorazione del denaro è descritta benissimo e non c’è da aggiungere altro. Confesso che il mio totale disprezzo per il lusso e la mia idea romantica di fedeltà in amore mi impediscono di provare una totale simpatia per Giacomo, che pure mostra molti lati positivi: non si arrende mai, affronta con determinazione e ottimismo tutte le difficoltà e le tragedie, e certo ho fatto il tifo per lui nella sua rivincita degna di un novello Conte di Montecristo.

Il precipizio è un romanzo ad ampio respiro, che abbraccia oltre cinquant’anni di vita del protagonista – si sente la lezione delle grandi storie russe dell’Ottocento – attraverso gli eventi storici dell’epoca che arrivano a toccare il nostro Giacomo (come il tristemente famoso tsunami del 2004 nel sud est asiatico, dove perde i genitori) oppure i molteplici personaggi secondari con cui viene in contatto (c’è anche un accenno alla strage dell’Heysel). Dietro l’opera si vede chiaramente un enorme lavoro di ricerca e documentazione; interessanti a tal proposito le notizie storiche sui navigli di Milano [2] e il capitolo marinaro sulla traversata dell’Atlantico in barca. Questo vale anche le per località più esotiche in cui è ambientata la storia (la Thailandia, l’America Centrale). Per quanto riguarda la parte più finanziaria, Marcovalerio si è avvalso della consulenza di un esperto, Carlo Menzinger, non a caso citato in fondo al libro tra i ringraziamenti. Carlo ha pure lui dedicato un articolo a questo libro [3]. Non si ripeterà mai abbastanza che un buon libro è fatto di tanta, tanta ricerca preparatoria.

Dunque un romanzo corale, in cui moltissime vite si intrecciano (come d’altronde avviene anche nella vita reale) e gli eventi si combinano in un sapiente meccanismo narrativo che porta al meritato lieto fine. Un’opera seconda alla cui presentazione, nel dicembre 2019 all’Antico Caffè a Firenze, ho fatto da relatore con grande piacere [4].

Firenze, 6 agosto 2020

presentazione precipizio

Bibliografia

Bianchi M., Il precipizio, Firenze, Porto Seguro, 2019.

Note

[1] Acciai Baggiani M., La battaglia contro il denaro, in «Le stanze di carta»

[2] Milano, a differenza dell’autore, non mi ha mai affascinato come città; la ricordo soprattutto perché ci viveva il mio caro amico prematuramente scomparso Alessandro Rizzo.

[3] Menzinger C., Le disavventure di un imprenditore, nel suo blog

[4] https://www.youtube.com/watch?v=Q-53Zxbv1GI

Racconti di fiorentini ambientati a Firenze

Di Massimo Acciai Baggiani

fiorentini per sempreFiorentini per sempre è un’antologia uscita in tempi di coronavirus, curata da Paolo Mugnai per la collana di Edizioni della Sera, dedicata alle città e regioni italiane: la stessa collana che comprende Toscani per sempre (a cui ho partecipato col mio Racconto casentinese), curata anch’essa dal Mugnai. Anche qui sono riuniti 24 autori, rigorosamente fiorentini (anche se non tutti di nascita), che hanno dato vita a un ritratto corale affascinante della loro città. Ovviamente l’opera non ha pretese di esaustività – gli scrittori fiorentini viventi sono ben più di 24 – ma rappresenta uno spaccato della nuova narrativa praticata nel capoluogo toscano. Tra questi autori ne figurano alcuni che conosco personalmente – oltre al curatore, Carlo Menzinger, Paolo Ciampi, Enrico Zoi… – e altri li ho scoperti per la prima volta leggendo queste pagine. Il filo conduttore dei 24 racconti, per altro molto eterogenei, è naturalmente l’amore per la propria città, declinata secondo le diverse sensibilità e generi narrativi. Ci sono racconti storici, altri ambientati nel presente, altri ancora di genere fantascientifico: non li ho trovati tutti ugualmente interessanti, devo essere sincero, ma ve ne sono davvero di notevoli.

Io sono fiorentino di nascita, anche se i miei genitori non sono cresciuti in questa città (sono comunque toscani), e il mio legame con Firenze inizia prestissimo. Firenze fa da sfondo a diverse mie opere letterarie: è il luogo che conosco meglio, che vivo quotidianamente, con cui ho un rapporto di “amodio”. Non sono per nulla campanilista, ma qui stanno le mie radici, i miei affetti, la maggior parte dei miei ricordi. Non ho partecipato a questa antologia solo perché avevo già preso parte all’altra (e non mi pareva giusto togliere spazio ad altri), ma pure io avrei potuto presentare più di un racconto che parlasse di questa piccola ma celebre cittadina nella vallata dell’Arno, forse un po’ troppo legata al suo passato e poco interessata ai suoi abitanti attuali. Sono tuttavia un fiorentino poco aderente allo stereotipo: non mi interessa il calcio (in costume o no), odio i sanpietrini in centro, detesto la folla di turisti, non amo molto le burle o il linguaggio sboccato, non vado matto per film quali Amici miei e non frequento il trippaio.

Tornando all’antologia, i racconti che mi sono piaciuti di più sono soprattutto quelli degli autori che conosco personalmente, in primis Carlo Menzinger che ha contribuito con un racconto futuribile catastrofico che non sarebbe stato male neanche nella sua raccolta Apocalissi Fiorentine (Carlo non ha mai avuto una visione positiva del futuro; giustamente ci mette in guardia dai danni ambientali causati dalla stupidità umana). Cosa succederebbe se i ghiacci si squagliassero e il mare salisse, come profetizzano gli scienziati, di 65 metri? Firenze, avendo un’altitudine media intorno ai 50 metri, finirebbe in buona parte sott’acqua, se non che… ma lascio al lettore il piacere di scoprire questo inquietante futuro.

Paolo Ciampi, grande narratore di viaggio, autore di libri ambientati in terre lontane, traccia nel suo racconto Il venditore di pere cotte il ritratto di un personaggio di altri tempi che pare reincarnarsi in un fiorentino di oggi. Livia Fabruccini invece si concentra su una nota piazza dal nome ambiguo, Piazza della Passera: nome che da bambino mi sono sempre rifiutato di associare a quella parte del corpo femminile – mi sembrava troppo volgare per un toponimo ufficiale – e dove sono tornato in tempi più recenti per presentazioni librarie al Caffè degli Artigiani. Il fantasma dell’Hotel Mayflower, di Alessandro Lazzeri, è uno dei racconti più belli, visto anche il mio interesse per le storie misteriose. Notevole anche Caccia al tesoro di Paolo Mugnai, dove vengono descritte le cose assolutamente da fare a Firenze: un racconto delizioso. Infine Sulla soglia di Enrico Zoi – che chiude il libro, ordinato alfabeticamente – pieno di citazioni cinematografiche e ricordi della vecchia Firenze.

Da leggere anche la prefazione di Marco Vichi, il celebre creatore del commissario Bordelli, e la postfazione di Luciano Artusi, studioso delle tradizioni toscane. Mi fermo qui. Se volete avere un’idea della trama degli altri racconti potete trovarla nell’esauriente articolo di Carlo Menzinger dedicato all’antologia.

Firenze, 7 giugno 2020

Bibliografia

Mugnai P. (a cura di), Fiorentini per sempre, Roma, Edizioni della Sera, 2020.

Nel futuro che ci attende

Di Massimo Acciai Baggiani

romanin«Chi vuol esser lieto sia, di doman non v’è certezza» recita un celebre canto carnascialesco. In effetti poche sono le certezze sul nostro futuro personale, come su quello della razza umana, ma qualcosa si può affermarlo con ragionevole probabilità: se l’umanità continua su questa strada ha i giorni contati. D’accordo, non saranno giorni, neppure anni, ma si potrebbe trattare di decenni. Il monito viene dagli scienziati, a cui fa eco la letteratura più recente. Negli ultimi tempi è nato un nuovo genere narrativo denominato climate fiction: si tratta di un filone praticato da autori molto preparati sugli argomenti ecologici e ambientali, basato su serie ricerche scientifiche, e perciò ancora più inquietante: un’opera di tal genere ha le caratteristiche della profezia catastrofica e della distopia, e spesso è corredata da una bibliografia specialistica che la lega all’attualità.

Altra caratteristica comune alla climate fiction: è quasi sempre ambientata in un futuro prossimo, tanto vicino da riguardare non solo la prossima generazione ma perfino molti di noi lettori. Autori di best seller vi si sono dedicati, ne abbiamo interessanti esempi anche in Italia: conosco autori che portano avanti il loro messaggio ecologista attraverso i loro romanzi e racconti, come Carlo Menzinger, Piero Dolara, Gianni Marucelli e Francesco Verso. Alla fine di quest’anno dovrebbe anche uscire Psicosfera, romanzo scritto a quattro mani, da me e Carlo Menzinger, sempre su tematiche ambientiali-fantascientifiche. Ultimamente a queste conoscenze personali si è aggiunta un’altra paladina del nostro pianeta: la ferrarese Angelica Romanin, autrice di Nel futuro che ci attende, romanzo fantascientifico uscito quest’anno, ai tempi del Covid.

Si tratta di un romanzo appassionante, con un finale a sorpresa. Il tema è quello della prossima estinzione dell’umanità, ma il punto di vista non è quello che il lettore viene portato a credere. La storia inizia dal ritrovamento, tra i ghiacci antartici, di un manufatto antichissimo e misterioso, che parla di una catastrofe antidiluviana. L’idea alla base ricorda molto quella di Robin Cook nel romanzo Esperimento; la Romanin non esce comunque male dal confronto con lo scrittore americano, la sua opera ha una sua originalità, è ben scritta e soprattutto ha molti più richiami all’attualità. Confesso di averla letta non senza un certo turbamento: l’Uomo sembra non imparare mai dai propri errori, cieco ai campanelli d’allarme lanciati dalla scienza – la stessa in parte responsabile del disastro ma al tempo stesso possibile soluzione se usata con buonsenso –, eppure non tutte le speranze sono perdute, il punto di non ritorno non è stato raggiunto. Dipende tutto da noi, da cosa faremo, o non faremo, nei prossimi anni.

A partire da adesso.

Firenze, 4 giugno 2020

Bibliografia

  • Cook R., Esperimento, Milano, Sperling & Kupfer, 2000.
  • Dolara P., L’ultimo rifugio, Firenze, Porto Seguro, 2019.
  • Menzinger C., Apocalissi Fiorentine, Chieti, Tabula Fati, 2019.
  • Romanin A., Nel futuro che ci attende, autopubblicazione, 2020.
  • Verso F., Paura R., Antropocene – L’umanità come forza geologica, Future Fiction, 2018.

Storia della farfalla che sbatte le ali in Cina e altre storie sulla questione del libero arbitrio

Di Massimo Acciai Baggiani

codice celesteChi non si è mai fermato a riflettere, affascinato, sulla catena di cause ed effetti che, in modo complesso e imprevedibile, formano la trama della nostra esistenza e della storia dell’umanità – con i propri piccoli eventi personali e i grandi eventi storici? È un tema che attraversa tutta la filosofia e la letteratura, di ogni paese. Il cosiddetto “effetto farfalla” (una farfalla sbatte le ali in Cina e a New York piove) ha esercitato una forte attrazione anche su di me (in un mio racconto mi domandavo cosa accadesse se si potesse intervenire, con un gesto banale, in questa catena infinita e deviarne il corso in tutt’altra direzione[1]). Il giochino del “e se…” a livello storico ha dato vita al filone ucronico (ne sa qualcosa il mio amico e collega scrittore Carlo Menzinger[2]) e a un livello ridotto a film come Sliding doors. La riflessione ci porta lontano, fino a domandarci se il destino esista, se il nostro futuro sia effettivamente “già scritto”, e se quindi il nostro libero arbitrio non sia altro che una pietosa illusione. Non ho ovviamente una risposta a questa grande domanda, su cui si sono scontrati pensatori e religiosi fin dall’inizio dei tempi: certo, l’idea di essere solo un burattino nelle mani del Destino o di una divinità antropomorfa non mi piace affatto: preferisco pensare di essere padrone della mia vita e delle mie decisioni.

Non proprio così pare pensarla Franco Del Moro, direttore di Ellin Selae, autore di un delizioso libretto (anche dal punto di vista del formato editoriale) basato sulla chiromanzia – la divinazione effettuata attraverso la “lettura” del palmo della mano. Già il mio incontro con l’autore ha qualcosa che sembra avvalorare le sue teorie: ne avevo sentito parlare diversi anni fa da un comune “amico” (che poi, da parte mia, non si è rivelato tale), ma è solo grazie al Pisa Book Festival del 2019, quindi a un evento del tutto “casuale”, che ho fatto la conoscenza vis-à-vis con questo personaggio[3]. Franco Del Moro è un signore piuttosto fuori dagli schemi, a cui non piace seguire la corrente: musicista, ambientalista, appassionato bibliofilo, ha scritto e pubblicato diversi libri sulla spiritualità, sull’editoria e su tanti altri argomenti interessanti. Di lui ho letto Le vie dei libri[4] e altri articoli e racconti su «Ellin Selae», restando catturato dalla sua scrittura anche là dove non mi trovavo d’accordo. Certamente anche Codice Celeste[5] è stato spunto per me di confronto e riflessione su una tematica, quella del “destino”, su cui ho riflettuto a lungo nella mia vita.

Il volume comprende sei racconti, ispirati ciascuno ad una delle principali linee della mano. Ciascuno racconto è preceduto da una breve introduzione che chiarisce il legame della storia narrata con la chiromanzia – qualcosa che associo più alla narrativa gotica o dark (e lì mi piace) mentre sono molto scettico al riguardo per l’applicazione nel mondo reale. La spiegazione chiromantica quindi mi interessa poco; invece i racconti sono belli, interessanti, hanno catturato tutti quanti la mia attenzione, in particolare quello intitolato A cosa servono gli angeli, associato alla linea della vita.

Quest’ultimo riporta un dialogo tra un morente e il suo angelo custode, il quale gli confida di essere intervenuto più volte nella sua vita per modificarne il corso, in senso positivo. Gli angeli custodi infatti, secondo l’autore, hanno la capacità di conoscere quella catena di cause ed effetti di cui dicevamo prima, e scegliere tra i possibili “destini” (Menzinger parlerebbe di “universi divergenti”) che si andranno poi a concretizzare, mentre quelli “scartati” collasseranno (e qui Menzinger non si troverebbe d’accordo). Quindi esisterebbe un’unica linea temporale, quella “giusta”, guidata da una sorta di divinità che nel racconto rimane solo accennata[6]. Solo una divinità infatti può conoscere il tessuto infinitamente complesso delle vicende umane, come lascia presupporre l’angelo del racconto: «Vedi, il destino è come la trama di un tappeto: davanti è un disegno perfetto, ma dietro è tutto un groviglio di fili che apparentemente si incrociano casualmente, senza ordine. Non pensare che i grandi eventi dipendano sempre da grandi decisioni, a volte mentre cammini per la strada basta girare lo sguardo a destra anziché a sinistra e tutta la vita prende un altro corso!»[7]

È esattamente quanto teorizzano gli scrittori ucronici (me compreso), con la differenza che le varie linee temporali coesistono in universi paralleli (teoria del multiverso). In questo universo sono uno scrittore che ha pubblicato una ventina di libri, in un altro universo sono morto a vent’anni, in un altro ancora ho incontrato l’amore della mia vita e ho un figlio, oppure ho vinto il Nobel…

La tematica del piccolo evento che determina grandi effetti – come il “sacrificio” di un pettirosso che risana il rapporto ormai in crisi di una coppia – torna nell’ultimo racconto della raccolta, Il miracolo del pettirosso. «Io non credo» afferma uno dei due protagonisti «esistano i miracoli grandiosi, con apparizioni, materializzazioni ed effetti speciali stile Hollywood. Per me i miracoli sono queste coincidenze che si verificano in momenti molto speciali, la cui pregnanza con la situazione e il cui significato è tale da non poter lasciare spazio al dubbio»[8]: insomma quelle che Jung chiamava “sincronicità”. Le nostre vite sono piene di questi segni, come se l’universo – o la nostra stessa vita – volesse comunicarci qualcosa, mandarci un messaggio che richiede attenzione. Io, ripeto, non credo al destino già segnato, ma credo che nell’universo esista un grande mistero, ben lontano da quello promosso dalle varie religioni organizzate, che non riusciremo mai a comprendere del tutto.

Firenze, 24 maggio 2020

Bibliografia

Del Moro F., Codice celeste, Murazzano, Ellin Selae, 2000.

Note

[1] Acciai Baggiani M., Il meccanismo inconoscibile, inedito.

[2] Acciai Baggiani M., Il sognatore divergente, Firenze, Porto Seguro, 2018.

[3] Acciai Baggiani M., Pisa Book Festival 2019, in «Segreti di Pulcinella»

[4] Del Moro F., Le vie dei libri, Milano, La Vita Felice, 2006.

[5] Del Moro F., Codice celeste, Murazzano, Ellin Selae, 2000.

[6] L’angelo però tiene a prendere le distanze dalla religione organizzata, infatti non mette piede in chiese e cattedrali, luoghi dove la vera spiritualità, a cui crede l’autore, è più lontana.

[7] Del Moro F., Codice celeste, Murazzano, Ellin Selae, 2000, p. 66.

[8] Ivi, pp. 105-106.

Undici novelle e cinque racconti di Gianni Marucelli

Di Massimo Acciai Baggiani

marucelliTra le scoperte libresche di questa quarantena, che da una parte mi ha dato tanto tempo per rimettermi in pari con i libri rimasti indietro, c’è una deliziosa raccolta di racconti il cui titolo mi ha colpito subito (i titoli sono importanti): Undici novelle per l’ora del tè e altri racconti. Un po’ perché amo prendere il tè mentre leggo[1], un po’ perché è un titolo che incuriosisce (che tipo di racconti sono adatti all’ora del tè?), mi sono messo a leggerlo e l’ho finito appunto nell’intervallo di due tè (ossia due giorni).

L’autore è Gianni Marucelli, da cui ho avuto in dono il libro. Si tratta di un signore fiorentino che si divide tra gli interessi letterari e saggistici e l’attivismo ambientalista (è infatti direttore della rivista «L’Uomo, l’Italia, l’Ambiente», organo dell’associazione Pro Natura: rivista a cui collaboro anch’io): l’ho conosciuto tramite il comune amico Carlo Menzinger agli incontri alla Laurenziana del GSF[2] e alle presentazioni letterarie presso la Allianz Bank[3]. L’interesse per le tematiche ambientali unisce Marucelli e Menzinger ed è presente nella narrativa di entrambi gli autori.

Si tratta di testi molto vari, ambientati nel passato e nel futuro, che spaziano tra la favola e la fantascienza; lo stile è agile, scorrevole, accattivante. Anche la lunghezza dei singoli testi è varia: alcuni sono brevissimi, altri più articolati. Vediamo dunque nel dettaglio queste undici novelle (prima parte) e cinque racconti (seconda parte), almeno quelli che ho trovato più interessanti.

Il libro si apre con una sorta di frammento apocrifo della vita di Gesù: un Gesù inedito, animalista, coerente con il suo messaggio di amore per tutte le creature. Giuliana invece ci presenta una storia inquietante, paranormale: è un racconto lungo, che attraversa molti anni. Tra le storie più “animaliste” mi è piaciuta molto Fata Dorina e i suoi angeli, e non poteva essere altrimenti per un gattofilo come me: gli “angeli” felini del racconto sono tenerissimi e aprono il cuore. La seconda parte presenta più vicende fantascientifiche: la visione del futuro di Marucelli si accorda con quella di Menzinger; entrambe sono piuttosto pessimistiche. L’Uomo, ci mettono in guardia entrambi gli autori, finirà col rovinare il pianeta a causa della sua ottusità e avidità. Io voglio sperare che l’Umanità sappia ravvedersi a tempo e creare un mondo migliore; nelle mie opere sono sempre stato più portato per l’utopia piuttosto che per la distopia, come i miei colleghi. Il gatto è un racconto molto rappresentativo in tal senso: questa umanità disperata, ridotta a vivere nel sottosuolo che si contende con i ratti, è una metafora agghiacciante di ciò che ci aspetta se non cambiamo paradigma mentale. Ma la speranza non manca mai, ed è nei bambini, nelle nuove generazioni, capaci ancora di sognare.

Firenze, 7 maggio 2020

Vedi anche la recensione di Carlo Menzinger.

Bibliografia

Marucelli G., Undici novelle per l’ora del tè e altri racconti, Genova, Liberodiscrivere, 2012.

Note

[1] Tè verde deteinato, con qualche goccia di dolcificante, con biscotti integrali o fette biscottate spalmate di marmellata (questa la mia merenda).

[2] Il Gruppo Scrittori Firenze si è riunito periodicamente all’ASD Laurenziana tra maggio 2019 e febbraio 2020.

[3] Dove tra l’altro ho presentato il libro di Menzinger Apocalissi fiorentine (Tabula Fati, 2020).

Porto Seguro Show, 29 febbraio 2020

Massimo Acciai Baggiani e Italo Magnelli presentano “Due passi indietro” – Carlo Menzinger presenta “Il narratore Rifredi” (finalista al premio Vegetti) – Massimo Acciai Baggiani presenta Gabriele Pardini (“Calunnia”) e Sabrina Rizzello (“Gocce di ricordi e di attese”). Porto Seguro Show, Il Conventino, Firenze, 29 febbraio 2020