Stranimondi 2021

Di Massimo Acciai Baggiani

L’autostrada è piuttosto libera in questo scorcio di tarda estate; una linea di asfalto che taglia in linea più o meno retta l’Italia. Partiamo da Firenze alle 7.30, io e Carlo Menzinger, e arriviamo a Milano con calma. Parcheggiamo vicino alla Casa dei Giochi, in via Sant’Uguzzone 8. È la prima volta che esco dalla Toscana in questa era di pandemia. L’occasione è speciale: Stranimondi, la fiera della narrativa fantastica.

All’entrata mostriamo il green pass e il foglio con la registrazione; sono molto efficienti e le norme anti-Covid sono rispettate. Ci dirigiamo verso lo stand di Tabula Fati dove salutiamo Vittorio Piccirillo, Sandra Moretti e Maddalena Antonini: autori della nota casa editrice abruzzese che, in assenza dell’editore, gestiscono il banchetto su cui sono disposti i libri delle varie collane: l’occhio mi cade subito su Contaminazioni, l’antologia curata da Piccirillo di cui ho parlato in un mio articolo (e in cui sono presente col racconto Il vecchio), su Sparta ovunque (la fanfiction basata sull’universo narrativo di Via da Sparta, la saga ideata da Carlo) e naturalmente su Apocalissi fiorentine, dello stesso Carlo. Tutti libri collegati l’uno all’altro: l’ucronia distopica di Carlo ricompare in Contaminazioni e in Sparta ovunque, oltre che in altre opere apparse con altri editori.

Mi metto poi a curiosare anche riguardo gli altri libri e autori, alcuni già conosciuti tramite Contaminazioni. Posso vedere ora le opere a cui sono ispirati i rispettivi racconti. Piccirillo è un interessante autore di space opera, ma ha pubblicato anche un curioso racconto lungo, Legio Accipitris, su un incontro ravvicinato del terzo tipo ai tempi dell’impero romano: il racconto è bilingue, in italiano e in latino, con testo a fronte. Do un’occhiata anche ai libri delle due colleghe di Tabula Fati: Sandra Moretti e Maddalena Antonini, entrambe autrici di saghe fantascientifiche (in bibliografia ho messo i primi libri delle rispettive saghe).

Completato il rito dello scambio di autografi, lascio il banco e vado a curiosare negli altri stand, distribuiti in un salone e una saletta più piccola attigua. Le case editrici presenti non sono moltissime (per lo più del nord Italia) e lo spazio è ristretto e affollato; non ci metto molto a fare il giro, pur fermandomi presso ognuna per cercare di lasciare il mio cv (me ne sono portati diversi in quando in questo periodo sono in cerca di un nuovo lavoro, dopo quello presso Porto Seguro). L’autore più presente, più noto e più celebrato è senza dubbio H.P. Lovecraft, ma non mancano gli esordienti di talento. Presso lo stand di Bietti vedo l’antologia di Pierfrancesco Prosperi, Il futuro è passato, anch’essa già recensita. Curioso il gadget della 451: una confezione di fiammiferi! (chi non coglie il riferimento non merita di visitare Stranimondi né di essere chiamato appassionato di fantascienza). Rivedo con piacere Francesco Verso con i suoi libri di fantascienza “etnica”: incontrato per la prima volta al Pisa Book Festival (dove avevo preso un’antologia di Sci-fi cinese, Artificina), ha portato stavolta anche antologie indiane, russe, turche… tutte a tematiche ciberpunk moderno.

È l’ora di andare a mettere qualcosa sotto i denti. Noi quattro andiamo a una vicina tavola calda gestita da cinesi, lasciando Maddalena a presidiare il banchino. Un caffè per tirarsi su e via di nuovo alla fiera (che si concluderà domani, 12 settembre).

Arrivano finalmente le 16, l’ora della nostra presentazione nell’apposita sala. Il pubblico non è numeroso, ma noi cinque siamo determinati a lasciare un’impronta in questo festival, a incuriosire i pochi ascoltatori con le nostre storie (a cui accennavo sopra); in particolare la presentazione è centrata su Contaminazioni. Parliamo a turno, io e Carlo accenniamo anche al nostro romanzo scritto a quattro mani, Psicosfera, di prossima uscita sempre per Tabula Fati; alla fine Maddalena chiude con un suo slogan che sottolinea il clima di incontro e “fratellanza” tra gli autori di Tabula Fati (di Marco Solfanelli): «Siamo forti, siamo belli, siamo autori Solfanelli!»

Saremmo rimasti volentieri per tutta la durata di Stranimondi, ma dobbiamo rientrare a Firenze. Alle 17.30 ripartiamo, dopo aver salutati amici vecchi e nuovi. L’autostrada scorre di nuovo libera e diritta, in senso opposto, mentre il sole cala su una giornata perfetta.

Firenze, 12 settembre 2021

Allo stand di Tabula Fati. Da sinistra: Massimo Acciai, Carlo Menzinger, Vittorio Piccirillo, Sandra Moretti, Maddalena Antonini

Bibliografia

AA.VV., Contaminazioni, Chieti, Tabula Fati, 2021.

AA.VV., Sparta ovunque, Chieti, Tabula Fati, 2020.

AA.VV., Artficina, Future Fiction, 2019.

Acciai Baggiani M., Menzinger C., Psicosfera, Chieti, Tabula Fati, 2021.

Antonini M., I girasoli di Shaah-Mall-A, Chieti, Tabula Fati, 2020.

Menzinger C., Via da Sparta, Firenze, Porto Seguro, 2017-2019.

Menzinger C., Apocalissi fiorentine, Chieti, Tabula Fati, 2019.

Moretti S., L’isola di Heta, Chieti, Tabula Fati, 2020.

Piccirillo V., Legio Accipitris, Chieti, Tabula Fati, 2019.

Prosperi P., Il futuro è passato, Milano, Bietti, 2013.

Contaminazioni

Di Massimo Acciai Baggiani

Contaminazioni è un’antologia, curata da Vittorio Piccirillo per Tabula Fati, che presenta varie particolarità. Innanzitutto è una raccolta di spin off, ossia di storie che traggono spunto da opere precedenti degli stessi autori, ambientate negli stessi universi narrativi; a prendervi parte sono stati chiamati scrittori che hanno pubblicato con la stessa Tabula Fati, altra particolarità, il tutto unito da una tematica molto attuale: la pandemia. Qui si parla di virus letali che coinvolgono interi pianeti (come il Covid che, prima del 2020, poteva appartenere al regno della fantascienza), declinati secondo tredici mondi letterari, tanti quanti sono gli autori presenti su queste pagine.

Tranquilli: non occorre aver letto le opere da cui i racconti prendono spunto, anche se senza dubbio aiuta. I racconti sono autonomi. Certo, può magari succedere che ci si appassioni di un certo universo narrativo e si vada a ricercare l’opera o le opere principali (e certo questo non dispiace all’editore, visto che vengono tutti da Tabula Fati, come ho già detto), ma ci si può anche fermare al singolo racconto. Vediamone nel dettaglio alcuni.

Il libro si apre proprio con un’opera del sottoscritto, composta a Sappada, sulle Dolomiti, durante una decina di giorni di vacanza. Il vecchio è il prequel de Lo scisma, comparso in un’altra antologia monotematica: quella di fan-fiction dedicata al mondo ucronico di Via da Sparta di Carlo Menzinger, intitolata Sparta ovunque (in effetti il mio non è un vero e proprio spin off…). Il vecchio e Lo scisma formano, assieme ad Ade [1], un trittico.

Il mio racconto si ricollega naturalmente a quello di Carlo Menzinger, Supposte ucroniche, che riunisce vari mondi narrativi da lui creati, compreso quello spartano: ma a parte l’ambientazione non c’entra nulla con Il vecchio. La pandemia immaginata da Carlo riguarda l’obesità ed è trattata in modo piuttosto originale. Non mancano le scene “piccanti”.

Un accenno anche al racconto dell’amico e collega Pierfrancesco Prosperi, su cui molto ho scritto[2]. In Letto 224 gli effetti del Covid sull’organismo sono descritti con raccapriccianti e purtroppo reali particolari e il finale pone un angosciante dilemma. Infine Vittorio Piccirillo, nella duplice veste di autore e di curatore dell’antologia, si interroga – in Un futuro diverso – su quale mondo ci attende dopo la fine di quest’evento epocale di cui solo i posteri potranno valutare con obiettività la portata.

Firenze, 31 agosto 2021

Bibliografia

AA.VV., Contaminazioni, Chieti, Tabula Fati, 2021.


[1] Blog del GSF (WEN gennaio 2021)

[2] Perfino una monografia, L’architettura dell’ucronia, presto edita da Tabula Fati.

Ci penseranno gli alieni

Di Massimo Acciai Baggiani

La quarta verità è un divertissement (così l’ha definito l’autore) o meglio un’“antifavola” sul futuro del nostro pianeta; un apologo fantascientifico ed ecologico che rivela un grande pessimismo, comune anche a un altro autore di cui mi sono occupato molto: Carlo Menzinger (e anche Piero Dolara). Eppure non è più tempo di tenere la testa sotto la sabbia, negando il problema: il clima sulla Terra sta cambiando rapidamente e presto potrebbe non esserci più tempo per porre un rimedio. Nel romanzo breve di Prosperi, ambientato in un futuro prossimo, quel punto di non ritorno è già stato superato, quindi come non guardare con speranza all’arrivo di misteriosi alieni, tecnologicamente avanzatissimi, per togliere le castagne dal fuoco?

Gli Uniani, provenienti dal pianeta Uno (in quanto considerato in precedenza erroneamente l’unico abitato da forme di vita intelligente), influenzano la Terra ancora prima del loro sbarco, annunciato con un anno di anticipo, facendo sorgere la strana quasi-setta degli Incontristi, i quali cercano di mettersi in contatto telepatico con i visitatori extraterrestri, e poi si suicidano senza rivelare alcunché delle loro sconvolgenti scoperte. Questo crea una notevole suspense nel lettore, che attende col fiato sospeso – insieme ai terrestri – l’arrivo degli Uniani e la rivelazione dei loro segreti. L’attesa sarà ben ripagata per il lettore: la “quarta verità” sarà in effetti del tutto inattesa.

Si tratta sì di un romanzo di fiction, ma molti dei rapporti ambientali che si alternano alla narrazione sono reali e l’eventualità che si realizzi un futuro distopico come quello descritto da Prosperi è tutt’altro che remota. L’umanità è giunta a un bivio, questo l’ho sempre ripetuto anch’io: se non cambia paradigma mentale, se non supera i propri egoismi e la sua visione limitata, andrà verso l’estinzione. Ma io sono più fiducioso rispetto sia a Prosperi che a Menzinger: l’Uomo troverà in tempo la saggezza necessaria per cambiare. O almeno è la mia speranza più grande.

Firenze, 12 maggio 2021

Bibliografia

Prosperi P., La quarta verità, Booksprint, 2019.

Un paio di storie di Firenze Capitale

Di Massimo Acciai Baggiani

Nel 2021 ricorrono i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, com’è universalmente noto. Appena un po’ meno noto al comune passante è un’altra ricorrenza di quest’anno: i 150 anni dal trasferimento della capitale d’Italia da Firenze a Roma. L’evento non è passato inosservato al consiglio direttivo del GSF (Gruppo Scrittori Firenze) che ha voluto celebrarlo con un’interessante antologia a carattere storico-narrativo: Accadeva in Firenze Capitale. Per inciso, lo stesso GSF si è ricordato anche di Dante con un’altra antologia, di prossima uscita: Gente di Dante, in cui figura, tra gli altri, un mio racconto, uno di Pierfrancesco Prosperi e uno di Carlo Menzinger.

La mia città è stata capitale per poco più di cinque anni, dal 1865 al 1871, ma è stato un periodo importante anche dal punto di vista architettonico e urbanistico. L’antologia ha un taglio principalmente storico, realistico, ma non mancano i voli di fantasia: Pierfrancesco Prosperi ha contribuito naturalmente con un’ucronia, Le colline di Firenze, che sviluppa un’ipotesi che aveva affascinato anche me per un racconto, Gavinana, scritto proprio per l’antologia (ma che è stato poi scartato[1]); cosa accadrebbe se Firenze fosse ancora, ai giorni nostri, capitale d’Italia al posto di Roma? Lo smarrimento del protagonista del racconto che si muove in una città familiare e al tempo stesso “cambiata” somiglia a quello di Andrea Venier di Garibaldi a Gettysburg, solo che qui Stefano Lunghini proviene da una realtà divergente e si ritrova in una Firenze che conosciamo bene. Il “passaggio dimensionale” è dovuto all’attività letteraria del Lunghini (altro punto in comune col romanzo sopracitato, in cui c’è uno scrittore che immagina un universo allostorico) e provocherà conseguenze nella nostra realtà.

La Firenze Capitale ipotizzata da Prosperi è certamente diversa: ad esempio c’è la metro e i nomi delle vie sono in parte quelli noti e in parte alternativi. Ciò mi ricorda anche il mio romanzo inedito Oltre le bianche distese del Tempo, ambientato anch’esso in una Firenze stravolta dal punto di vista urbanistico (ma nel mio romanzo ciò non è dovuto a un salto ucronico, bensì… ad altro che non voglio spoilerare).

Molto interessante anche il racconto di Carlo Menzinger, altro autore di ucronie che stavolta però ha preferito restare con i piedi per terra e scrivere un racconto, Il collezionista inglese, dedicato a una figura storica ben nota ai fiorentini – Frederick Stibbert (1838-1906) – così com’era, senza ipotesi fantascientifiche. Al celebre milionario inglese, che avrebbe lasciato alla sua città di adozione uno splendido museo di armature antiche, senza contare il suggestivo giardino all’inglese che porta il suo nome (dove ho trascorso molte giornate piacevoli, nella mia gioventù, leggendo e sognando), si rivolge in prima persona Firenze stessa, personificata da Menzinger, per raccontarne la straordinaria avventura umana. Pure io avevo dedicato una mia opera a questo lord inglese ottocentesco: una poesia inserita in un libro che Menzinger ha dedicato a me e al quartiere di Rifredi (dove si trovano il museo e il parco[2]), Pomeriggio d’agosto allo Stibbert, di cui mi piace citare una strofa:

Lasciatemi solo nel locus amoenus
dove fingere che il tempo s’è fermato:
par di udire i passi di Federigo,
collezionista d’armature e porcellane,
che contempla l’opera d’una vita
dedicata alla Bellezza.
Sir” gli direi “welcome in this century:
sediamoci in riva al laghetto,
davanti al piccolo tempio egizio,
e nelle acque verde ombroso
impariamo qualcosa
dalle tartarughe e dalle anatre.”

Firenze, 18 aprile 2021

Bibliografia

AA.VV., Accadeva in Firenze Capitale: racconti storici dal 1865 al 1871, Staffoli, Carmignani, 2021.

Massimo Acciai Baggiani e Carlo Menzinger allo Stibbert

[1] È stato poi inserito nell’antologia Fantascientifico, vol. 1, a cura di Antonio Primo, edito da Idrovolante edizioni (2020).

[2] Menzinger C., Il narratore di Rifredi, Firenze, Porto Seguro, 2019, scritta per progetto Dintorni Urbani, ispirata alle foto di Teresa Bucca.

Mezzo secolo di racconti fantastici di Pierfrancesco Prosperi

Di Massimo Acciai Baggiani

Pierfrancesco Prosperi, grande firma della fantascienza italiana di cui sto scrivendo una biografia letteraria, è stato in passato soprattutto autore di racconti, aumentando la produzione di romanzi solo in tempi più recenti. Nell’occasione del cinquantennale della sua carriera ha pubblicato un’auto-antologia con appunto cinquanta racconti che costituiscono circa un terzo della sua intera produzione; in realtà di tratta di un cinquantennale abbondante, risalendo al 1960 il suo primo racconto edito – Lo stratega – ed essendo Il futuro è passato uscita 53 anni dopo quel primo riuscitissimo debutto.

Il libro si apre con un’interessantissima nota biografica/confessione dell’autore che ci svela il suo approccio con la scrittura e le sue abitudini durante i momenti creativi; quando il Prosperi ha iniziato non c’erano certi i programmi di videoscrittura né Internet a facilitare le ricerche. Perfino la scrittura a quattro mani (nell’antologia figura anche un racconto scritto a quattro mani con Gianfranco de Turris), oggi immediata anche tra autori che vivono lontanissimi, richiedeva tempi molto dilatati: quelli delle poste!

Prosperi nell’ordinare la propria opera ha seguito un duplice ordine: i racconti sono classificati per tematiche e all’interno di ciascuna sezione vige il criterio cronologico. Nella prima sezione, “C’era una volta il futuro”, l’autore cerca di immaginare cosa ci aspetta domani e nei secoli a venire: interessante vedere come il mondo futuro, sia prossimo che lontano, era immaginato negli anni Sessanta, dopo l’epoca d’oro della fantascienza americana. Certo, per dirla con Paul Valéry, «il futuro non è più quello di una volta», ma la fantasia brillante di Prosperi si è mantenuta intatta nei decenni. I primi racconti sono straordinari, con un finale a sorpresa che lascia di stucco. Nel primo già citato, Lo stratega, riviviamo gli anni più terribili della Guerra Fredda, quando una disastrosa guerra termonucleare non era così lontana come appare oggi. Diciamo subito quindi che la visione di ciò che ci aspetta secondo Prosperi non è delle più rosee, anzi diciamo che è decisamente distopica (si veda ad esempio 1984+22, che fa l’occhiolino da una parte a Orwell e dall’altra a Bradbury). I racconti di Prosperi hanno spesso personaggi con nomi anglosassoni, ma non mancano le storie ambientate nel nostro paese, di cui ha una visione cupa e grottesca (che condivido); si veda ad esempio Mario Rossi, l’uomo che vinse l’Italia.

Ma Prosperi è noto al grande pubblico soprattutto per le sue ucronie: si veda ad esempio il ciclo di Garibaldi a Gettysburg (che ho recensito). Ne troviamo un assaggio nella seconda sezione, “Il tempo si guasta”, e nella terza, “Kennedy è morto?”. Per il lettore che non abbia familiarità col termine “ucronia”, o “allostoria” o “storia alternativa” rimando al mio libro Il sognatore divergente, dedicato all’opera di un altro autore di questo genere letterario: Carlo Menzinger. Sarebbe interessante un raffronto tra Menzinger e Prosperi, che tra l’altro si conoscono e si stimano. Entrambi condividono la visione distopica nelle proprie ucronie; un cambiamento nel passato porta inevitabilmente a una versione peggiorativa dell’universo, quindi si potrebbe pensare, insieme a Leibnitz, che viviamo davvero nel migliore dei mondi possibili (se questo ci può consolare…). In particolare i racconti ispirati dalla figura del grande ex presidente americano, JFK, sarebbe da fare anche un raffronto con altri autori che hanno trattato l’argomento da un punto di vista fantastico (penso ad esempio a 22/11/63 di Stephen King…).

La quinta sezione, “Il grande Dio Auto”, è dedicata a un altro tema ricorrente nella narrativa di Prosperi: l’automobile. Oltre ai romanzi (ho di recente recensito Autocrisi, del 1971) ci sono diversi racconti che celebrano questo mezzo di trasporto che ha preso sempre più piede nelle nostre vite, fino a diventare indispensabile, e andare oltre alla sua funzione primaria (in Autogrill diventa addirittura uno status symbol di una società di divisa in caste in base alla cilindrata – come ho già scritto nella recensione di Autocrisi [1]). Anche questa sezione, inutile dirlo, rientra nella distopia…

Dopo il “Dio Auto”, segue un altro “dio” che ha molti fedeli nel nostro paese: il “Dio Pallone” della sezione seguente, dedicata ai mondiali di calcio. Io non sono un tifoso ma questi racconti me li sono letti con gusto.

Settima sezione, che prelude in un certo senso all’ottava: “Dr. Jekyll & co.” Il classico di Stevenson è declinato in un paio di racconti (più un altro, dedicato a un altro grande della letteratura horror, Ambrose Bierce, con atmosfere lovecraftiane). Il mostro “cammina tra noi”, anzi spesso siamo noi stessi.

Fino a questo momento abbiamo parlato di racconti di fantascienza, fantapolitica, ucronia e fantastico “ai confini della realtà”, ma Prosperi a una certa età ha tentato anche il genere giallo (Camilleri docet) sfornando racconti più che dignitosi, antologizzati nella sezione “I colori del giallo”. Sono stati scritti tutti nel 2011 e si svolgono nell’ambiente dei corsi di scrittura e dei premi letterari: ambiente che noi autori conosciamo bene e che pertanto ci fanno sorridere in modo particolare.

La penultima sezione, la nona, “Altre terre, altri luoghi”, parla di paradossi geografici, di paesi che appaiono e scompaiono. C’è qualcosa di buzzatiano, e a Buzzati è dedicato infatti uno di questi racconti, La scomparsa di Manarola. Come abbiamo visto, abbondano le citazioni di altri autori, nostrani o stranieri, ed entrambe le categorie sono messe sullo stesso piano. Anche Dino Buzzati, che tra l’altro è uno dei miei autori preferiti, è stato un grande autore del fantastico, e della fantascienza in almeno un romanzo – Il grande ritratto. Ben prima di giungere a questa dedica a Buzzati, il grande narratore italiano mi era venuto in mente leggendo alcuni racconti di Prosperi, di cui pare abbia raccolto l’eredità.

L’ultima sezione non è tematica ma riguarda altri media, diversi dalla narrativa: una sceneggiatura radiofonica e un fumetto. Ricordiamo che Prosperi ha scritto sceneggiature di Topolino, Martin Mystère e altri classici italiani. Spazio vitale fa tornare alla mente l’incubo sovrappopolato di Harry Harrison, Largo! Largo! [2]

Chiude il libro una postfazione di Gianfranco de Turris, che completa il ritratto già tracciato dall’autore stesso in prefazione. Che altro dire: la lettura di questo terzo della produzione di racconti di Prosperi fa senza dubbio venire voglia di leggere anche gli altri due terzi.

Firenze, 2 marzo 2021

Bibliografia

Prosperi P., Il futuro è passato, Milano, Bietti, 2013.

Acciai Baggiani M., Il sognatore divergente, Firenze, Porto Seguro, 2018.


[1] Il racconto infatti è presente nella riedizione del 2011, in Urania, di Autocrisi, insieme ad altri due racconti presenti anche nell’antologia per il cinquantennale.

[2] Da cui il film del 1973, 2022: i sopravvissuti.

Mondi paralleli

Di Massimo Acciai Baggiani

Quattordici interessanti racconti (più un quindicesimo, senza parole, se contiamo l’immagine di copertina) in questa antologia curata da Carmine Treanni, uscita in tempo di Covid ma con testi che si riferiscono all’anno precedente – il 2019 – quando ancora quest’incubo pandemico era fantascienza. Non si parla di pandemie in nessuno dei racconti (sarebbe stata una coincidenza macabra…) ma di una grande varietà di altri argomenti; vediamoli uno per uno.

Il libro si apre con un racconto lungo di Linda de Santi, Cornucopia, di stampo animalista, anche se gli animali in questione provengono da un’altra dimensione; sono destinati a uso alimentare e per ragione di marketing sono stati battezzati prendendo spunto da miti e leggende (nel ristorante dove lavora la protagonista, Elettra, si può gustare sashimi di unicorno, tartara di fate, bistecca di drago, e poi grifoni, gnomi, eccetera). Inquietante ma geniale.

Il Grande Errore, di Claudio Chillemi, tratta di immortalità – tematica che mi ha sempre affascinato e che ricorre anche nella mia narrativa. Il corpo, di Luigi Musolino, mi ha fatto pensare a un racconto visionario di J. G. Ballard, Il gigante annegato: Musolino pare aver fatto una versione aliena (le vicende si svolgono su Marte) molto più inquietante e splatter del racconto di Ballard. La descrizione del processo di putrefazione del misterioso corpo gigantesco apparso sulle cupole dei coloni marziani, fuggiti da una Terra morente solo per riprodurre gli stessi errori sul nuovo pianeta.

Da gattofilo quale sono non poteva non piacermi Un rifugio a Baba Yaga di Massimo Citi. Interessante anche il giallo fantascientifico di Monica Serra, Mi prenderò ogni cosa. Uno dei miei racconti preferiti della raccolta è Collasso domotico, non tanto perché l’autore è il mio amico e collega Carlo Menzinger (avevo già letto il racconto in Apocalissi fiorentine, da cui è tratto e che avevo a suo tempo recensito): Menzinger fa un’amara riflessione sulla nostra dipendenza dalla robotizzazione, sulla fragilità dei sistemi complessi di cui parlava anche il futurologo Roberto Vacca in La morte di Megalopoli.

Gran Vintage Bazaar è un racconto di Alessandro Napolitano che, come sottolinea anche il curatore, pare tratto da un episodio di Ai confini della realtà. Il vecchio Blaterone, di Nicola Catellani, è un omaggio alle opere fantasy con cui siamo cresciuti (la saga di Harry Potter, La storia infinita, Alice nel paese delle meraviglie…) raccontate all’infinito da una sorta di computer (il “blaterone” del titolo) sopravvissuto a un esodo su un altro pianeta. Un inno alla fantasia e all’arte della narrazione.

Serena Maria Barbacetto, una dei tre autori antologizzati che conosco di persona (oltre a Menzinger e a Ortino), l’ho incontrata alla presentazione di Fantaetruria, l’antologia di fantascienza toscana da cui è tratto il racconto Incantesimo di fuoco: un interessante incontro spaziotemporale sullo sfondo di Firenze, la nostra città, durante la seconda guerra mondiale.

Paolo Aresi propone anche lui un giallo, La scomparsa di Matteo Sanniti, mentre Andrea Viscusi, in Hype, ci mette in guardia dai rischi, soprattutto per i più giovani, di una vita iperstimolata. Il futuro prossimo in cui è ambientato il racconto pare già presente. Massimiliano Prandini ambienta anch’esso il suo racconto in un futuro vicino, in cui le compagnie informatiche rivali, la Zoogler e la Softer (da cui il titolo del racconto), si dividono la popolazione mondiale e danno la spunto per una curiosa rivisitazione in chiave fantascientifica della vicenda di Romeo e Giulietta.

Una storia d’amore è anche Emancipazione di M. Caterina Mortillaro: in questo scenario le donne sono al potere e gli uomini, dopo millenni di predominio basato sulla violenza e il possesso, sono posti in secondo piano. È possibile evitare i due estremi e giungere a una reale parità tra i sessi? È quello che voglio sperare.

Infine Le sette mogli di Ilarius Pantemous di Luca Ortino (che colgo l’occasione di ringraziare per la prefazione al mio saggio La comunicazione nella fantascienza), è un delizioso racconto umoristico che controbilancia la drammaticità del racconto di apertura, chiudendo con un sorriso un’antologia sicuramente degna dell’attenzione di un amante della fantascienza, ma non solo.

Firenze, 1° febbraio 2021

Bibliografia

AA.VV., Mondi paralleli. Il meglio della fantascienza italiana indipendente 2019, Milano, Delos, 2020.

Il Garibaldi divergente

Di Massimo Acciai Baggiani

Tra le ucronie italiane, una delle più interessanti è senza dubbio quella che riguarda la partecipazione di Giuseppe Garibaldi alle vicende della guerra civile americana. La battaglia epocale di Gettysburg, del 1863, ha ispirato Pierfrancesco Prosperi, veterano della fantascienza nostrana, per un paio di romanzi basati su un fatto storico reale – la richiesta, da parte di Lincoln, rivolta all’Eroe dei Due Mondi, di partecipare alla guerra contro gli stati del Sud, per la liberazione degli schiavi. Si tratta di un ciclo di due opere – Garibaldi a Gettysburg e Ritorno a Gettysburg – scritte a molti anni di distanza (il primo è stato pubblicato in origine nel 1993 da Editrice Nord) e riuniti in un numero di Urania Collezione (il 206, del marzo 2020, giusto all’inizio del lockdown); l’intervento di Garibaldi nella storia americana non ottiene, nell’ipotesi allostorica di Prosperi, l’effetto desiderato, anzi contribuisce involontariamente alla vittoria della Confederazione e al ribaltamento della Storia. A farne le spese, tra gli altri, il protagonista del ciclo ucronico: Andrea Venier, professore veneziano, che si ritrova catapultato in una realtà per lui da incubo, con Veneto e Trentino ancora sotto la dominazione austriaca, in un 1993 alternativo che però non presenta aspetti negativi (anzi: non si vedono cartacce a giro e, grazie all’efficienza teutonica, il MOSE funziona già perfettamente dagli anni Sessanta, salvando la città dall’acqua alta).

Andrea Venier però riscopre la sua vena patriottica e non ci sta: farà di tutto per ripristinare il “normale” corso della storia, che ha causato in effetti conseguenze negative negli USA, unificati sotto la bandiera sudista, dove ancora esiste una forma di “libertà limitata” basata sul colore della pelle. Ad aiutarlo ci penserà Pierfrancesco Felici (il nome ammicca all’autore stesso), scrittore per l’appunto di ucronie, che gli consiglierà di tornare negli USA. Nel frattempo Venier viene preso di mira dai servizi segreti austriaci e poi da quelli americani, entrando in un intrigo internazionale degno di Hitchcock. Riuscirà a rimettere la Storia sui giusti binari e ad uscirne vivo? E qual è il ruolo dei nazisti in questa curiosa guerra combattuta con le macchine del tempo?

Lascio le risposte ai lettori. Prosperi si conferma un grande narratore, molto accurato nei dettagli storici, con uno stile avvincente, in cui non manca l’ironia, ricco di colpi di scena ed azione. La lettura di questo ciclo mi ha fatto inevitabilmente pensare a un’altra opera costruita attorno a un’altra grande figura storica italiana che ha influenzato la storia del continente americano: il Cristoforo Colombo “divergente” di Carlo Menzinger[1], altro maestro della ucronia nostrana che non a caso è in buoni rapporti con Prosperi.

Di Pierfrancesco Prosperi ho avuto il piacere di leggere e recensire anche altri romanzi ascrivibili al fantastico e al thriller: Vlad 3.0 (Porto Seguro, 2019) e Annihilation (Helicon, 2020). Vale la pena leggere anche questi.

Firenze, 18 gennaio 2021

Bibliografia Prosperi P., Garibaldi a Gettysburg. Ritorno a Gettisburg, Milano, Mondadori, 2020.


[1] Menzinger C., Il Colombo divergente, Genova, Liberodiscrivere, 2001.

Candidature Premio Vegetti 2021

Di Massimo Acciai Baggiani

Cari amici amanti della fantascienza: si avvicina la scadenza per segnalare le opere uscite nel biennio 2019-2020 per il Premio Vegetti; entro il 31 gennaio 2021 i soci in regola potranno indicare due opere per ciascuna delle quattro categorie di cui si compone il prestigioso premio. Se volete segnalare qualcuno dei miei scritti pubblicati, o di altri scrittori di valore, vi suggerisco i seguenti, ringraziandovi in anticipo:

Uno dei libri più belli che ho letto

Di Massimo Acciai Baggiani

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Michael Ende (1929-1995) è universalmente noto per libri “per bambini” quali Momo e La storia infinita ma, come altri grandi narratori per l’infanzia (ad esempio Roald Dahl), ha scritto anche cose geniali per un pubblico più adulto, e anche la sua produzione per i più giovani è godibilissima anche dai “grandi”. È il caso di una raccolta di racconti uscita in Germania tre anni prima della scomparsa di questo straordinario autore: La prigione della libertà. Io ho letto l’edizione italiana proprio qualche settimana prima della morte di Ende, quando avevo vent’anni, e ho sentito il desiderio di rileggerla a un quarto di secolo di distanza, durante il nuovo lockdown dovuto alla seconda ondata del Covid. Una lettura che mi aveva entusiasmato da giovane e che mi ha emozionato di nuovo. Tanta acqua è passata sotto i ponti, e si dice giustamente che una seconda lettura di un testo a distanza di tanti anni è molto diversa: tante cose non notate allora le ho colte adesso, a partire dai riferimenti colti e le fonti che hanno ispirato Ende.

Un libro magico e filosofico, escheriano, che fa riflettere e sognare. L’ossimoro del titolo si spiega nell’omonimo racconto, il penultimo della raccolta, ma la riflessione sulla libertà dell’Uomo attraversa tutto il libro, insieme al tema del viaggio di ricerca. Il libro si apre con un capolavoro assoluto: Il traguardo di un lungo viaggio. Cyril, il protagonista, figlio di un lord inglese, non ha mai avuto una vera e propria casa, sempre in viaggio col padre da un albergo all’altro; tuttavia sente come una nostalgia cocente per qualcosa che non sa spiegare. Non è certo un eroe, il nostro Cyril, anzi è un personaggio tutt’altro che positivo: chiuso nel suo egoismo sarà fonte di dolore per chi gli sta accanto. Ma non è nemmeno una persona assolutamente malvagia. È un’anima ombrosa, questo sì, in pena, impegnata in una sorta di ricerca mistica del “paradiso”. Molti sono i punti di contatto con un altro grande giovane dannato inglese di fine Ottocento (da un indizio si ricava che il lungo racconto è ambientato in quegli anni): il Dorian Gray del capolavoro di Oscar Wilde (1854-1900). Il fascino di quest’ultimo fa da contraltare con l’aspetto tutt’altro che piacevole di Cyril, ma entrambi spezzano un cuore femminile, sono colpevoli di omicidio, sono insoddisfatti della vita, cercano qualcosa di più. Doria Gray legherà il suo destino a un quadro, così come Cyril, il quale scoprirà in un misterioso dipinto il suo destino: un palazzo fantastico in una landa desolata, un luogo che potrebbe chiamare “casa”. Un luogo che cercherà di raggiungere con qualsiasi mezzo, dopo essere stato indirettamente indirizzato da uno strano vecchio incontrato nel ghetto veneziano. Il diciannovesimo secolo, ricordiamo, è tempo di grandi esplorazioni: gli “spazi bianchi” sull’atlante vanno via via riempiendosi, restano sempre meno luoghi da scoprire. In uno di questi, precisamente tra le montagne dell’Hindu Kush, si trova il palazzo, che potrebbe essere creato proprio dalla fede incrollabile del protagonista: si confronti a tal proposito il dialogo tra Cyril e il vecchio ebreo con un racconto di Jorge Luis Borges (1899-1986), Tlön, Uqbar, Orbis Tertius[1]. Borges nel suo racconto lungo mostra come le idee possano manifestarsi nel mondo fisico, rifacendosi alle teorie del filosofo George Berkeley (1685-1753).

Il secondo racconto sarà dedicato esplicitamente al grande scrittore argentino: Il corridoio di Borromeo Colmi parla di un luogo impossibile, un corridoio progettato e fatto costruire, a Roma, dall’architetto-mago seicentesco (personaggio inventato da Ende) in modo che chi lo percorre diventa sempre più piccolo, fino a perdersi, forse, nel mondo subatomico o forse in un’altra dimensione. Il riferimento a Borges è presente soprattutto nello stile, nel gusto per le invenzioni biografiche e bibliografiche.

Un altro oggetto impossibile è il protagonista del terzo racconto, La casa in periferia: un edificio che esiste solo all’esterno. La scoperta è di due ragazzini, due fratelli, nella Germania nazista. Anche qui è forte l’impronta borgesiana, che attraversa tutti i racconti: il racconto tra l’altro si riallaccia direttamente al precedente, citando, all’inizio della lunga lettera del professore/io narrante della storia, proprio il corridoio di Colmi.

Anche il quarto racconto (Un po’ piccola, in effetti) presenta un paradosso spaziale: a Roma il protagonista accetta il passaggio da una famiglia locale a bordo della piccola utilitaria del capofamiglia che, all’interno, si rivelerà gigantesca e, di stranezza in stranezza, il protagonista arriverà a perdere il lume della ragione quando scoprirà, in fondo all’auto… un garage! Ende ha vissuto a lungo nella Capitale italiana; amava profondamente questa città e l’ha resa protagonista di varie opere (Momo ad esempio si svolge a Roma, anche se non viene fatto il nome della città). L’amava anche per il suo aspetto fantastico e misterioso.

Entrami i racconti, La casa in periferia e Un po’ piccola, in effetti, sfidano le leggi della fisica come le litografie e incisioni di Maurits Cornelis Escher (1898-1972)[2].

Le catacombe di Mizraim si svolge in un mondo sotterraneo dove vive il Popolo delle Ombre, sottomesso a una dittatura che ricorda un po’ quella del Mondo nuovo di Aldous Huxley: tutti vivono in una routine priva di senso, ma sono a loro modo felici, inconsapevoli della propria prigionia, sotto effetto di un fungo. L’unico su cui il fungo non produce oblio e felicità è il protagonista, Iwri, l’unico anche dotato di libero pensiero: cercherà la via per il mondo esterno, dove spera di trovare la Verità e la Libertà, e quando l’avrà trovata cercherà di portare il popolo alla ribellione contro il “benevolo” dittatore Bechmoth, dapprima privandolo della droga (si pensi alla scena in cui il Selvaggio distrugge le scorte di Soma nel romanzo di Huxley) e poi mettendosi alla guida dei ribelli. Come il dittatore mondiale Mustapha Mond (sempre in Huxley), anche Bechmoth è un personaggio ambiguo, che riesce a insinuare il dubbio nel popolo ribelle, e nello stesso lettore, che in realtà lui non ha fatto altro che proteggere i suoi “figli” dall’infelicità che avrebbero trovato all’esterno, luogo, a quanto dice, inadatto alla vita. Il popolo, dopo qualche attimo di smarrimento, si rivolta contro lo stesso Iwri e lo getta all’Esterno, dove non si sa se troverà il paradiso o l’inferno.

Dagli appunti di Max Muto, il viandante del sogno presenta la missione infinita del protagonista, il quale deve risolvere l’enigma di una città “vivente” nel deserto per poter compiere una missione precedente, che gli servirà per una missione ancora più vecchia, e così via, in una successione apparentemente senza fine, tanto che l’eroe stesso si è dimenticato il punto di partenza del suo viaggio. Alla fine riuscirà a sciogliere l’enigma ma prenderà coscienza che così potrà compiere tutte le sue missioni precedenti e preferirà quindi creare una nuova successione infinita, perché il senso del viaggio non è il punto d’arrivo ma l’azione stessa del viaggiare. Questa Città Bianca immaginata da Ende non sfigurerebbe tra le Città invisibili[3] di Italo Calvino (1923-1985).

La prigione della libertà è il più filosofico e borgesiano dei racconti, e anche il più inquietante della raccolta. Si parla nientemeno che del libero arbitrio. Intere biblioteche sono state scritte su questo argomento, liquidato dalle religioni monoteiste con un semplice abbandonarsi alla volontà di dio («Non cade foglia che Dio non voglia» dice il proverbio). Il mendicante cieco del racconto, ambientato nel mondo islamico (“islam”, ricordiamo, significa “sottomissione a Dio”) ha fatto una sorta di patto col diavolo (quello musulmano, ovviamente: Iblis) che lo imprigiona in una stanza enorme su cui si aprono 111 porte. Lui dovrà sceglierne una per uscire, ma non c’è alcun indizio su quale possa essere quella giusta, e la scelta sarà irrevocabile visto che, una volta aperta una porta, tutte le altre scompariranno. Dietro alla porta prescelta potrà esserci un mostro terribile o un giardino di delizie. Il protagonista è letteralmente paralizzato dalla scelta, sapendo che non c’è Allah a guidare la sua scelta ma ne sarà totalmente responsabile. Se anche non scegliere è una scelta, allora questa sarà la via “scelta” dal protagonista. Chiara è la metafora della nostra vita, fatta di innumerevoli “porte” che, una volta chiuse, scompaiono (un fisico quantistico direbbe che “le possibilità collassano”). Ogni porta si apre su un universo ucronico, “divergente” come direbbe il mio amico Carlo Menzinger: quante volte ci siamo domandati, una volta messa in atto una certa scelta, cosa sarebbe accaduto se avessimo preso una decisione diversa? Non lo sapremo mai, se non usando la fantasia. Solo a livello quantistico due possibilità possono coesistere nel medesimo universo (o, meglio, multiverso); non nella nostra quotidianità. A noi il “terribile peso” della libertà e della responsabilità delle nostre azioni, a cui io – da ateo convinto – non rinuncerei comunque mai.

Questo libro straordinario si chiude con un racconto sconcertante: La leggenda di Indicavia. Il racconto ripercorre l’intera esistenza di un “cercatore di miracoli”, la cui sete di conoscenza si corrompe nella ciarlataneria e nel vizio, tanto che quando finalmente trova l’accesso al Mondo dei Veri Miracoli non si sente degno di attraversarlo; preferirà indicarlo ad altri cercatori più puri di lui. Il cerchio si chiude: la ricerca di Hieronumus Horleiper, alias Matto, alias conte Athanasio d’Arcana, alias Indicavia (quanti nomi cambia, mutando di volta in volta identità!), si ricollega a quella di Cyril Abercomby, e a quella di tutte le anime sensibili che vivono nel fango ma guardano alle stelle (per dirla con Oscar Wilde).

Mi piace chiudere questo mio articolo, che vuole essere un invito a scoprire questi otto piccoli capolavori che compongono uno dei libri più interessanti (a mio parere) della narrativa del secolo scorso, con una citazione dall’ultimo racconto. Un brano in cui Ende riflette sul ruolo di fingitore dell’artista (scrittore compreso), il quale, come un prestigiatore, produce “miracoli” (fa emozionare il lettore con storie inventate) ma non ci crede in prima persona (quanto lavoro c’è dietro alle trame di un romanzo o di un racconto, ben dissimulato dalla bravura dell’autore!): «Un artista non deve credere ai miracoli, altrimenti non è in grado di produrli. Per questo, chi crede nei miracoli non diventerà mai un vero artista. […] il nostro mestiere è la bugia, l’illusione. Tutta l’arte è così. Un pittore dipinge un quadro[4], la gente l’osserva rapita, a volte paga anche molto denaro per esso, ma, in realtà, di che si tratta? Di un pezzo di tela e di un po’ di colori. Tutto il resto è niente, non esiste! […] e anche i poeti, che raccontano lunghe storie di fatti mai accaduto, e che mai sarebbero potuti accadere […] Il mondo vuole essere ingannato. […] Solo, vi sono bugiardi buoni e cattivi, e un vero artista ha da essere un maestro della menzogna.»[5] Si confronti con l’estetica di Oscar Wilde.

Firenze, 18 novembre 2020

Bibliografia

Ende M., La prigione della libertà, Milano, TEA, 1995.


[1] Nella raccolta Finzioni (1944).

[2] Una cui opera è giustamente riportata nella copertina dell’edizione italiana del libro di Ende.

[3] Libro del 1972.

[4] Altro punto di contatto con Il traguardo di un lungo viaggio.

[5] Ende M., La prigione della libertà, Milano, TEA, 1995, pp. 195-196.