Viaggi mistici di un occultista svedese

Di Massimo Acciai Baggiani

Io con la copia che mi ha appena regalato Sara Ballini

Dopo La Bibbia dell’Avversario e Akhkharu: magia vampirica di Michael W. Ford, ho avuto di recente il piacere di leggere un altro libro edito da Hekate, la casa editrice fiorentina specializzata nell’occulto [1]: sto parlando di Tra Mistici e Maghi a Stoccolma di Thomas Karlsson, autore svedese, fondatore dell’Ordo Draconis et Atri Adamantis, meglio conosciuto come Dragon Rouge (da non confondere con l’omonimo studioso italiano di stregoneria e neopaganesimo [2]). Il testo di Karlsson è piuttosto diverso da quelli di Ford, che si configurano come grimori: l’autore svedese si muove invece su un piano narrativo, tra romanzo e saggio, per raccontare le origini del suo ordine internazionale, con sede a Stoccolma, volto allo studio della magia, dell’occultismo e del gotico, anche a livello pratico.

Tutto nasce da una piccola libreria nella capitale svedese e da un incontro che porterà l’autore, già profondo conoscitore, fin da ragazzino, del mondo dell’occulto, a fare un viaggio mistico e avventuroso a Marrakech e in altre località del nord Europa, alla ricerca di maghi e amuleti, oltre che a viaggi mentali, ricchi di visioni fantastiche («l’occultismo si muove in una zona intermedia tra il sonno e la veglia, la fantasia e la realtà» [3] scrive Karlsson).

Nel libro, ricco di riferimenti letterari e musicali, sono presenti molti dialoghi su tematiche filosofiche per me interessantissime (sono anch’io uno studioso di religioni, senza preconcetti, anche se non sono un luciferiano o un satanista). Mi ha colpito ad esempio la metafora della falena che si ostina a cercare la luce e a sbattere contro una superficie di plastica, e quella delle pecore, guidate dal “buon pastore”, che saranno alla fine macellate (mi è tornata in mente una vecchia canzone dei Pink Floyd, Sheep [4]), mentre il Sentiero della Mano Sinistra opta per la libertà e la conoscenza come valore, rovesciando l’episodio della tentazione di Eva da parte del serpente («Le pecore scelgono la sicurezza, le capre la libertà» [5]). D’altra parte William Blake sosteneva che occorre leggere “al contrario” la Bibbia per comprenderla appieno [6], scoprendo magari che, come sostengono alcuni gnostici, Lucifero e Cristo sono la stessa cosa [7].

Questo e molto altro è presente in questo straordinario libro; al lettore scoprire di più, a prescindere dalle proprie idee religiose ne uscirà alla fine sicuramente arricchito.

Firenze, 18 febbraio 2021

Bibliografia

Karlsson T., Tra Mistici e Maghi a Stoccolma, Firenze, Hekate, 2020.


[1] Si veda anche la mia intervista alla fondatrice, Sara Ballini.

[2] Di cui ho letto La vecchia religione (Aradia edizioni, 2014).

[3] Karlsson T., Tra Mistici e Maghi a Stoccolma, Firenze, Hekate, 2020, p. 132.

[4] Dall’album Animals (1977).

[5] Karlsson, op. cit., p. 145.

[6] Ibidem, p. 146.

[7] Ibidem, p. 160.

Libri che ho letto nel 2020

Di Massimo Acciai Baggiani

Una scelta tra i moltissimi libri che per lavoro o per piacere (a volte entrambi contemporaneamente) ho letto durante questo intenso anno, molti durante il lockdown (si veda anche il mio libro, uscito ad aprile 2020, Letture per la quarantena). Di alcuni ho scritto recensioni di cui inserisco il link. Non me ne vogliano gli autori che non ho citato: inserire tutti sarebbe stato davvero troppo lungo… come scriveva Montesquiet: «Non ho mai avuto un dolore che un’ora di lettura non abbia dissipato».

Vedi anche la lista dei libri che ho letto nel 2019.

Foto di Italo Magnelli durante una manifestazione su H.P. Lovecraft presso Villa Demidoff, Pratolino

  1. E fu sera e fu mattina / Bruni Bruno
  2. Migliorare l’organizzazione aziendale e la motivazione dei collaboratori / Gorga Alessandro
  3. L’isola di Martina / Fanizza Vincenza
  4. Calunnia / Pardini Gabriele
  5. Racconti del mondo rotto / Di Matteo Alberto
  6. Gocce di ricordi e di attese / Rizzello Sabrina
  7. I supereroi (quelli veri) del ‘900 / Clementi Riccardo
  8. Ciò che inferno non è / Alessandro D’Avenia
  9. La Bhagavad Gita così com’è / a cura di Bhaktivedanta Swami Prabhupada
  10. Volevo nascere vento / Andrea Gentile
  11. Tra una birra e una storia / Paolo Ciampi
  12. Dove erano le isole. Portolano mediterraneo delle storie e delle rotte dimenticate / Paolo Ciampi, Paolo Melloni e Massimiliano Scudeletti
  13. Quanto usi il tuo cervello? / Alexis Willett e Jennifer Barnett
  14. Cleopatra / Alberto Angela
  15. La creazione di valore / Dayle M. Bethel
  16. Il flauto magico / Mozart-Schikaneder
  17. Lost: pericolo di estinzione / Cathy Hapka
  18. Il leggere inutile: indagine sui testi di lettura della scuola elementare / autori vari
  19. A fior di labbra. Non tutto ma quasi tutto sul bacio / Vladimir Swarosvski
  20. Introduzione alla storia delle religioni / Angelo Brelich
  21. All’ombra del campanile : storie di Figline Valdarno tra verità e leggenda / Massimo Pandolfi
  22. Vallombrosa 1638-1866 : Tracce di viaggiatori del Grand Tour / Ilvo Santoni, Nicola Wittum
  23. Il turno / Luigi Pirandello
  24. L’Islam spiegato ai nostri figli / Tahar Ben Jelloun
  25. Ring / Koji Suzuki
  26. Il testamento di Gesù / Eric Van Lustbader
  27. Delle biblioteca civica ovvero della gloria / Umberto Saba
  28. La Signorina Scuderi / Ernst Theodor Amadeus Hoffmann
  29. Fiabe dal mondo / a cura di Marco Cazzavillan
  30. Il segreto della resistenza psichica / Christina Berndt
  31. Introduzione al narcisismo / Sigmund Freud
  32. Il metodo rivoluzionario per una memoria infallibile / Sébastien Martinez
  33. Il grande romanzo dei vangeli / Corrado Augias, Giovanni Filoramo
  34. Mattia Sandorf / Giulio Verne
  35. A scuola con Angela / Piero Andrea Carraresi
  36. Persi nel vuoto / Vincenzo Malara
  37. Accadde in inverno / Gino Brischi
  38. A passo di gambero / Umberto Eco
  39. The magic / Rhonda Byrne
  40. 14 racconti di Fantascienza russa / a cura di Jacques Bergier
  41. Le interviste impossibili / autori vari
  42. L’onda perfetta / Sergio Bambarén
  43. I promessi sposi / Alessandro Manzoni : a cura di Daniela Ciocca e Tina Ferri
  44. Tutta un’altra musica in casa Buz / Lucia Vastano
  45. Niko. Nikolin Gjeloshi. Cittadino del mondo / Paolo Seganti
  46. Colibrì / Stefano Tuttolomondo
  47. Le antropologie degli altri / a cura di Francesco Remotti
  48. Picnic a Hanging Rock / Joan Lindsay
  49. Altre inquisizioni / J.L. Borges
  50. Il Passatore / Massimo Grillandi
  51. Il treno dell’ultima notte / Dacia Maraini
  52. Quel che resta di Firenze / Carlo Menzinger
  53. Le domeniche di Gianni Rodari. Scritti e racconti degli anni de L’Unità / a cura di Vichi De Marchi
  54. Maledetta primavera / Paolo Cammilli
  55. Io non sarò come voi / Paolo Cammilli
  56. Gargantua e Pantagruele / Francesco Rabelais
  57. Gente indipendente / Halldór Laxness
  58. Racconti del mistero, fantastici e grotteschi / Edgar Allan Poe
  59. Undici novelle per l’ora del tè e altri racconti / Gianni Marucelli
  60. Racconti di vita irreale / Shen Fu
  61. Manuale di lettura creativa / Marcello Fois
  62. Allegro ma non troppo / Carlo M. Cipolla
  63. Il razzismo spiegato a mia figlia / Tahar Ben Jelloun
  64. Mariella Bettarini, il coraggio della coerenza / a cura di Bonicafio Vincenzi
  65. Il significato dell’ateismo contemporaneo / Jacques Maritain
  66. Gli dèi e le stelle / Filomena Montella e Franco Ruggieri
  67. Codice celeste / Franco Del Moro
  68. Libro e libertà / Luciano Canfora
  69. Nel futuro che ci attende / Angelica Romanin
  70. Fiorentini per sempre / a cura di Paolo Mugnai
  71. La solitudine del morente / Norbert Elias
  72. Lazarillo de Tormes / traduzione e cura di Rosa Rossi
  73. Niebla / Miguel de Unamuno
  74. Le intermittenze della morte / José Saramago
  75. Aura / Carlos Fuentes
  76. Ricordami in un albero / Luciano Reale
  77. Ti racconto le cincelle / raccolte da Gherardo Nerucci
  78. Lucky Starr, il vagabondo dello spazio / Isaac Asimov
  79. Lucky Starr e i pirati degli asteroidi / Isaac Asimov
  80. Sedurre l’esistenza / Armando Jivan Sahi
  81. Lucky Starr e gli oceani di Venere / Isaac Asimov
  82. Lucky Starr e il grande sole di Mercurio / Isaac Asimov
  83. Racconti dalla Polonia / a cura di Andrzej Zielinski
  84. Costituzione italiana. Diritti e doveri / Antonio Di Pietro
  85. Il libro di Alice / Alice Sturiale
  86. Taras Bulba / Nikolaj Gogol
  87. Storie di fantasmi / Edith Wharton
  88. L’opera al nero / Marguerite Yourcenar
  89. Eterno Ulisse. Omero, Dante, Tennyson, Pascoli / Fabrizio Catania, Ana López Rico, Massimo Seriacopi, Clara Vella
  90. Robin Hood. La vera storia / Matteo Sanfilippo
  91. Scegli di vivere / Simone Olianti
  92. La memoria è il futuro dei libri / Carla Guiducci Bonanni : a cura di Luca Nannipieri
  93. L’uomo che ci regalò i numeri / Paolo Ciampi
  94. L’arte di leggere. Aforismi sulla lettura / a cura di Paolo Mauri
  95. Piccoli mostri / Enrico Ruggeri
  96. Lucky Starr e le lune di Giove / Isaac Asimov
  97. Lucky Starr e gli anelli di Saturno / Isaac Asimov
  98. Solo le montagne non si incontrano mai / Laura Boldrini
  99. La Vecchia Religione / Dragon Rouge
  100. Musica / Yukio Mishima
  101. Zio Cardellino / Luciano De Crescenzo
  102. La Bibbia dell’Avversario / Michael W. Ford
  103. La steppa e altri racconti / Anton Čechov
  104. Il precipizio / Marcovalerio Bianchi
  105. Le cinque vite di Simone Bosco / Marcovalerio Bianchi
  106. Akhkharu: magia vampirica / Michael W. Ford
  107. La Cenerentola / melodramma giocoso in due atti di Jacopo Ferretti
  108. Opere complete / Augusto Monterroso
  109. 63 a.C. Congiura a Roma / Jack Mitchell
  110. L’orrore del mare / William Hope Hodgson
  111. Non mollare, Caterina / Renato Campinoti
  112. Mimì e gli altri / Felice Felino & Margherita Pink
  113. L’incanto del silenzio / Nicoletta Riato e Andrea Delìa
  114. Pennywise. Stephen King: It, realtà, infanzia, amicizia / Emiliano Sabatello
  115. Il bianco e il nero e altri racconti / Voltaire
  116. Il libro delle veglie / Carlo Lapucci
  117. L’uomo che cammina / Christan Bobin
  118. I custodi di Arcadia / Fernando Stufano
  119. Parco Mediceo di Pratolino. Villa Demidoff. Una storia per immagini / a cura di Massimo Becattini
  120. Le avventure di Jim Bottone / Michael Ende
  121. I popoli del sole. Miti Maya e Inca / testi a cura di Marcella Vasconi
  122. Immigrati adulti in classe. Bisogni e risposte di formazione / a cura di Maria Marta Boi
  123. Mal di luna. Racconti di lupi mannari / Arlton Eadie : Elizabeth Stone : Gianni Pilo : a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco
  124. La Diciottesima / Nicoletta Riato e Andrea Delìa
  125. La paziente zero / Angela Gagliano
  126. L’estate incantata / Ray Bradbury
  127. Il racconto di mia madre / Marina Cvetaeva
  128. Racconti ai tempi del coronavirus / autori vari
  129. Manualetto di metrica italiana / Mario Macioce
  130. Luce d’estate: ed è subito notte / Jón Kalman Stefánsson
  131. Fate, pandefeche e mazzamurelli. Storie di miti, superstizioni e leggende d’Abruzzo / a cura di David Ferrante
  132. Italiano L2/LS fai da te. Guida pratica per insegnanti/facilitatori linguistici / Roberto Balò
  133. Racconti di giungla, di mare e di prateria / Emilio Salgari
  134. Fanny Sweetbread e il risveglio di Eromur / Margherita Pink
  135. La città e le stelle / Arthur C. Clarke
  136. Il mestiere di scrivere / Raymond Carver
  137. Consigli a un giovane scrittore / Vincenzo Cerami
  138. Lettere a un aspirante romanziere / Mario Vargas Llosa
  139. L’asasino di Gonçalo / Tiberio Madonna
  140. Carmilla / Joseph Sheridan Le Fanu
  141. Ora dimmi di te. Lettera a Matilda / Andrea Camilleri
  142. Il miglio verde / Stephen King
  143. I naufraghi del Chancellor / Jules Verne
  144. L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita / Alessandro D’Avenia
  145. Metamorfosi / Apuleio
  146. La prigione della libertà / Michael Ende
  147. Racconti e leggende della Praga d’Oro / Alois Jirásek
  148. Taccuino di viaggio / Vittoria Zedda
  149. Praga magica / Angelo Maria Ripellino
  150. La perla sanguinosa / Emilio Salgari
  151. Rose of the Dolomites. The legends / a cura di Brunamaria Dal Lago Veneri
  152. Trasforma le tue idee in un libro / Denise Cumella
  153. La favorita del Mahdi / Emilio Salgari
  154. Fate / testo e illustrazioni di Brian Froud e Alan Lee
  155. L’albero di Natale / Julie Salamon
  156. Annihilation / Pierfrancesco Prosperi
  157. Il giocoliere di Nostra Signora / R.O. Blechman
  158. I sovrani delle stelle / Edmond Hamilton
  159. Abracadabra boom! / Cane Nero F.C.
  160. La fragilità dei pesi / Alessandro Franci

Come navi oltre l’orizzonte

Di Federica Milella


Mare fanciullo,
scherzi, spruzzi, schizzi.
Sulla battigia, come le onde dispettose
capovolgono mille conchiglie tintinnanti,
giocava vivace insieme ai bambini.
Poi si quietava,
bagni, tuffi, sole e risate.
Cresceva, smanioso, irrequieto,
come la marea influenzata dalla luna.
Calmo ci accompagnava al largo, col patino,
nascondendo, a occhi indiscreti,
la nostra adolescente intimità;
poi si faceva mosso
e impavidi volavamo divertiti,
su imprudenti cavalloni sicuri.
Ci siamo persi, da grandi,
come navi oltre l’orizzonte.
Donne lontane a prendere il sole,
Uomini, pochi, distanti anche loro.
Un mare con la spuma imbiancata,
da un tempo cocciuto, ostinato,
che non rallenta,
che ci ha separati, invecchiati,
scacciati da quel caldo ricordo
di un mare bambino.

Neologiorno n.4: Dottità

di Stefi Pastori Gloss

[dot-ti-tà]

Saggezza, senno, assennatezza, sapienza, buonsenso, raziocinio, giudizio, criterio, equilibrio, attenzione, prudenza, accortezza, avvedutezza, discernimento, oculatezza, ma con quel pizzico di ironia in più che rende intrigante le parole altrimenti troppo consuete.

Propriamente, rafforzativo concettuale derivato da [dotto], voce avveduta recuperata dal latino [doctus] di etimologia incerta.

Uomo, o donna dotta, che fa della saggezza la propria dottità. È in questo splendore intellettuale che il termine ‘saggezza’ è andato a instupidire. Il caso ormai lo conosciamo: parole brillanti, ampie, ricche, che per pigrizia si infilano in locuzioni stereotipate fino a morirci – scordato ogni uso diverso. Ma vediamo bene quale è la prosperità dell’essere dotti e perché è stato necessario sostituirle tale locuzione con un neologismo arricchente, vivificante, rinnovativo come dottità.

La creazione del nuovo neologismo (oh che pleonasmo!) è certificata a marzo 2019 dalla pubblicazione della recensione di un’opera poetica dell’ottima Gabriella Montanari. E più precisamente, nel seguente passaggio: “Riferimenti letterari – leopardiani omerici – in GIORNATE EPATICHE «… e il naufragar verdastro nella noia (…)», «Cantami, o Diva.» confermano la dottità della Montanari”, la quale è cortesemente invitata dall’autora a versare il contributo promesso all’IBAN graziosamente suggerito in privato, grazie. In poche parole, la famigerata recensora ha preferito all’impiego di saggezza coniare un neologismo, perché dottità ne contiene tutti i significati, tutte le accezioni, con in più il divertimento, “quella piccola dose di necessaria ironia, per renderla credibile (pensiamo la dottità come attributo fondante del nome di uno dei sette nani).”

L’azione del divertire va intesa secondo il suo stesso etimo: dal latino [divertĕre] ‘volgere altrove, deviare’, non solo fisicamente, nel senso dello spazio, da un’altra parte, in luoghi altri dal solito, ma anche mentalmente, allontanarsi dall’abitudine del quotidiano, dal già detto, dal già fatto. A tale scopo, se la tradizione poetica del romanticismo utilizzava un linguaggio aulico, quella dei moderni cercava di scardinare l’aulico con accostamenti inusuali (l’immenso che illumina), quella dei contemporanei gioca con le parole grazie a ironia e autoironia. In questo atteggiamento, si inserisce l’azione creattiva (sì, con due T) della recensora.

Con il succitato patrimonio di significati concreti, la via per quelli figurati è ricca di promesse. Leggendo una grande Poeta se ne apprezza la dottità priva di sbavature; il film ci fa godere di una fotografia nel pieno della sua dottità; la forza di una narrazione può essere la sua struttura tutta dottità, necessaria ed essenziale. Ma si può anche parlare di come l’esperienza dolorosa ci lasci la mente sorprendentemente piena di dottità, di come da un certo caos tempestoso emerga un pensiero perspicace e quindi saturi di dottità il pensante.

È un crinale, la dottità, dove la saggezza incontra l’ironia.

Neologiorno n. 3: Gattume

Gattume [gat-tù-me]

Neologismo denominale che definisce in termini dispregiativi un coacervo di gatti. Stavolta la glossopoieta ha formato un neologiorno appartenente alla categoria degli ‘derivati alterati peggiorativi’. Dato che tale suffissazione non determina un cambiamento nella parte del discorso, ma solo di un nome comune, il suffisso può determinare un importante mutamento semantico. Gattume, infatti, più che “colonia di gatti”, appartenendo alla mente di un omicida seriale  ne rivela l’immondizia spirituale. Comune a molti derivati è una connotazione spregiativa. I suffissi maggiormente rappresentativi del gruppo sono quelli, appunto, in -ume [lat. -ūmen, che indicava in origine l’idea verbale astratta]. In questo caso, trattasi di derivazione da nome comune di animale – e non da concetto astratto – ovvero dal lat. tardo cattus, forse voce celtica, mammifero domestico tra i più noti e diffusi, appartenente al genere Felis della famiglia felidi, detto anche ‘gatto domestico’ per distinguerlo da altre specie affini. Il gatto domestico è uno degli animali da compagnia più comuni, scelto per l’affettività (sebbene conservi una notevole indipendenza), ma anche per l’abilità nella caccia a roditori o piccoli rettili, specie comunemente indesiderate. Si ritiene che la domesticazione del gatto sia avvenuta circa diecimila anni fa, nel Vicino Oriente, dalla sottospecie del Felis silvestris ybica. Tra le molte razze, sono particolarmente apprezzate le comuni soriano ed europeo; le pregiate certosino e siamese, a pelo corto, d’Angora, a pelo medio e persiano, a pelo lungo. Il gatto possiede caratteri tipici della famiglia Felidi, tra cui: clavicola non articolata, che gli permette di attraversare varchi angusti e di arrampicarsi con facilità, deambulazione digitigrada, zampe provviste di cuscinetti plantari, unghie retrattili, occhi e naso circondati da lunghe vibrisse con funzione tattile, buona vista notturna, ottima percezione dei suoni acuti, olfatto finissimo. Ha taglia di 2,5-7 kg; alcune razze fino a 11 kg. Vive in media quattordici-vent’anni; raggiunge la maturità sessuale in quattro-dieci mesi. Il gatto domestico va in estro più volte nel corso dell’anno; la gravidanza dura sessantatré-sessantacinque giorni e sono partoriti tre-cinque piccoli. Comunica per mezzo di una varietà di vocalizzazioni, miagolii, fusa e soffi. Al contrario del solitario gatto selvatico, i gatti randagi si raggruppano spesso in colonie, nelle quali si instaura una rete di rapporti tra individui, interpretata da molti etologi come una forma primitiva di socialità. I gatti randagi che riacquistano un comportamento selvatico (gatti ferali) possono ibridarsi con il gatto selvatico, alterandone il patrimonio genetico. Sono inoltre vettori di malattie e, soprattutto in condizioni di isolamento geografico (come nelle isole), la loro attività di predazione può pesare notevolmente sulle specie selvatiche più vulnerabili. Il sistema più noto per contrastare il randagismo felino è la sterilizzazione. Il gatto può contrarre malattie infettive contagiose anche per l’uomo (rabbia, tubercolosi, setticemia emorragica ecc.), parassitarie (dermatofizie come la tigna favosa e l’erpete tonsurante; parassitosi intestinali quali le teniasi e l’ascaridiosi), disturbi gastro-intestinali ecc. Il graffio del gatto può essere causa, tra l’altro, di linforeticulosi benigna da inoculazione. Ed è proprio per tali caratteristiche relative a possibili contagi che il protagonista negativo di questo giallo utilizza il termine ‘gattume’, non pertanto perché riferito alla mitologica figura materna, quanto come identificazione di eziopatogenesi di contagi. Dotato di straordinaria agilità, il gatto ha comunque corpo snello, di piccola o media statura, con pelame a colori varî – ma nella fattispecie del romanzo, selezionato nella varietà rosso per il richiamo alla capigliatura materna. Assunto come termine di paragone per la sua agilità, per le caratteristiche d’impenetrabilità e tendenza al furto che gli si attribuiscono, forse in modo un tantino stereotipato, il gatto entra di diritto in alcune interessanti locuzioni. Infatti, se sono agile, mi muovo e salto di scatto senza difficoltà, vengo paragonato ad un gatto. Se la mia collega è universalmente riconosciuta come manipolatrice, ambigua, sorniona, infida, ladra, ecco che viene inquadrata come gatta(morta).  Ma tra le locuzioni più intriganti ai fini della comprensione della psicologia del protagonista negativo del romanzo, si trova: ‘giocare con qualcuno come il gatto col topo’, ovvero provare compiacimento nel ritardare il momento di colpirlo, sapendo che non ha scampo. Ed è proprio ciò che fa l’omicida seriale di ANGELÌA PILCHER BOLLITA, l’assassino di gattini a Bardonecchia.

Un’occhiata dietro le quinte…

Di Massimo Acciai Baggiani

cameriniGli spettacoli di Alessandro Riccio sono sempre una sorpresa. La trama poco importa: ciò che li rende godibilissimi sono i personaggi e le situazioni. In Le ore piccole ci aveva mostrato la notte alcolica, animata da una serie di figure bizzarre, di un giovane musicista: in Camerini invece, come suggerisce il titolo, ci porta dietro le quinte di una rappresentazione de Il Giardino dei ciliegi di Čechov. Siamo nella dimensione del metateatro, tanto cara a Pirandello, e per la precisione in quello spazio particolare, invisibile al pubblico, dove gli attori si trasformano in personaggi. Tantissimi e spassosi gli attori che interpretano attori fuori scena: tra questi ho riconosciuto una mia vecchia compagna di classe, Daniela D’Argenio, pure lei bravissima. Non capita spesso di vedere ciò che accade in questo luogo nascosto: Riccio ce lo mostra con grande autoironia, riflettendo sul proprio mestiere di attore e regista. In un gruppo così eterogeneo, costretto a condividere uno spazio comune, non possono che nascere litigi e situazioni grottesche. È davvero questo ciò che accade in un camerino? Il prologo iniziale, prima che si apra il sipario, ci informa che tutto ciò che vedremo è tratto da situazioni reali, forse un tantino enfatizzate: ma a me, che nella mia carriera di scrittore ho assistito a un po’ di “dietro le quinte” reali, piace pensare che da questo “caos creativo” emerga la vera arte e Alessandro si è confermato anche stavolta un grande artista, circondato da artisti non meno grandi.

Firenze, 2 febbraio 2020

Neologiorno n.2: PIACIARE

di Stefi Pastori Gloss

[pia-cià-re]

SIGN Che ha carattere di apprezzamento sui Social, specie da quando Facebook ha introdotto il rivoluzionario LIKE, ovvero MI PIACE, dove l’italianismo laicare, massimamente con la C, appariva non consono e non sufficientemente corrispondente alla intenzione del MI PIACE propriamente detto, troppo poco sintetico, essendo non necessariamente piacevole il contenuto, non sentenza definitiva, ma casomai interlocutoria.

Non del latino medievale [libìdo], ma derivato del latino [placére] ‘aggradire’, ‘andare a grado’, ‘talentare’, trovar soddisfazione e diletto.

Saper riconoscere le sfumature del piaciare (e in certi casi anche sapervi ricorrere) è oggi di importanza sottile e penetrante se non si vuole subire un ban o, viceversa, se si desidera trollare.

Conosciamo il piaciare come un accondiscendere alle affermazioni altrui, concedendo  una ragione, seppur transitoria, all’antagonista da tastiera per quell’attimo di notorietà da Social (i famigerati 15′ di notorietà per tutti previsti da Andy Warhol sono definitivamente superati). Tuttavia potrebbe anche rappresentare un dialogare, un interloquire, (propriamente un ‘parlare in mezzo’, cioè un ‘interrompere’) prima di scrivere affermazioni magari totalmente opposte. A volte sfora nell’incivile – il verbo, col suo essere blandamente volgare, ha un’aura di sporcizia che arriva quasi all’offesa gratuita, in special modo se seguito da affermazioni che provocano liti, tenendo aperte discussioni infinite e faziose quanto inutili.

Il piaciare, anche, può giocare su due sponde contemporaneamente. Da una sponda, prende il tempo che serve ad altri rapidi esami, pareri altrui, opinioni magari diverse, magari accettabili, magari no. Dall’altra, ricarica il fucile delle parole e scatena l’attacco frontale, forse con intento giocoso o forse no, fino a farsi bannare. Può anche essere una richiesta ad apprezzare una Pagina Fans su Facebook, talvolta sostituito, con l’introduzione delle cosiddette ‘reazioni’ sempre nello stesso Social, dal verbo ‘cuoriciàre’.

Con spirito pratico, si può credere alle reali intenzioni di chi lo inventò nel lontano 2014 di sinteticità, stringatezza, semplicità, italianità, in un tempo in cui anche il congiuntivo è andato a farsi benedire.

La semiotica del poema Itaca di K. Kavafis

Di Apostolos Apostolou

kavafisKavafis (1863-1933) è di gran lunga poeta greco più tradotto. La sua opera ha sedotto scrittori e intellettuali in tutto il mondo. Un poema più bello di Kostantinos Kavafis è Itaca. Secondo la Wikipedia il poema Itaca: «..Struggente poesia sul senso della vita concepita come viaggio verso una meta che si raggiungerà dopo lunghe peregrinazioni. Il riferimento mitologico è al celeberrimo viaggio di Ulisse nell’Odissea. Il poeta afferma in questa lirica che non bisogna avere fretta di giungere a destinazione, alla propria “Itaca”, ma bisogna approfittare del viaggio (e quindi della vita) per esplorare il mondo, crescere intellettualmente e ampliare il proprio patrimonio di conoscenze. In ultima analisi, il senso di Itaca è proprio quello di fungere da stimolo per il viaggio, più che da meta da raggiungere e fine a se stessa. “Itaca” è un viaggio nel quale non è importante se la meta è poi deludente. È giusto apprendere il più possibile durante il viaggio, vivere esperienze, tenendo sempre presente il sentimento forte e deciso che porterà a destinazione. E se poi, giungendo ad Itaca, rimerremo delusi poiché non avrà risposto alle nostre aspettative, non saremo tristi. Itaca è stata la meta che ci ha fatto intraprendere il viaggio e la causa di tutte quelle belle esperienze.»

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga,

fertile in avventure e in esperienze.

I Lestrigoni e i Ciclopi

o la furia di Nettuno non temere,

non sarà questo il genere d’incontri

se il pensiero resta alto e un sentimento

fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.

In Ciclopi e Lestrigoni, no certo

né nell’irato Nettuno incapperai

se non li porti dentro

se l’anima non te li mette contro.

 

Devi augurarti che la strada sia lunga.

Che i mattini d’estate siano tanti

quando nei porti − finalmente, e con che gioia −

toccherai terra tu per la prima volta:

negli empori fenici indugia e acquista

madreperle coralli ebano e ambre

tutta merce fina, anche profumi

penetranti d’ogni sorta, piú profumi

inebrianti che puoi,

va in molte città egizie

impara una quantità di cose dai dotti.

 

Sempre devi avere in mente Itaca –

raggiungerla sia il pensiero costante.

Soprattutto, non affrettare il viaggio;

fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio

metta piede sull’isola, tu, ricco

dei tesori accumulati per strada

senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,

senza di lei mai ti saresti messo

in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

 

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.

Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso

già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
(Traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi) da “Constantinos Kavafis, Cinquantacinque poesie”, Torino, Einaudi, 1968

Kavafis ha scritto il poema Itaca  in seconda persona singolare. All’inizio del poema c’è un desiderio (Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga), questo desiderio è la prospezione (prospection secondo Roland Barthers e secondo la lingua di semiotica). E la retrospettiva, o rétrospective in lingua di semiotica sono le avventure e le esperienze (fertile in avventure e in esperienze). Il dispositio (captatio/partitio, narratio, confirmatio peroratio) secondo semiologia cioè la disposizione, o l’ordine della materia, è l’avventura, i Lestrigoni e i Ciclopi e insieme i momenti di felici che danno un senso potente, imbattibile, infallibile. (Devi augurarti che la strada sia lunga. Che i mattini d’estate siano tanti quando nei porti − finalmente, e con che gioia − toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche profumi penetranti d’ogni sorta, piú profumi inebrianti che puoi, va in molte città egizie impara una quantità di cose dai dotti).

La dénotation, la denotazione, nella poesia di K. Kavafis è  la difficoltà della vita. A nessuno piacciono le difficoltà, ma se desideriamo davvero raggiungere i nostri obiettivi, dobbiamo allenarci e sviluppare le possibilità. E le possibilità sono le esperienze, in ogni esperienza, anche nelle più difficili esiste il lato positivo,esiste la potenza creativa, quando non lo vogliamo vedere, è appunto perché noi pensiamo che non ci sia, e non credendoci, non ci sforziamo nemmeno di provare a trovare quel lato positivo che si trasforma automaticamente in volontà.  N. Abbagnano sosteneva che le possibilità umane sono già, da questo punto di vista, possibilità realizzate in quanto date o concesse all’uomo dall’essere stesso che tutte le contiene nella loro compiuta realizzazione.

E come diciamo in semiologia le pas a pas  il passo dopo passo cioè  le code symbolique  il codice simbolico è la memoria, che ha come destinatario me ed è  formulata con parole che nel frattempo si sono – come per magia – trasformate in arte.(Ecco come la memoria  individuale diventa arte e poesia).  Avventure e momenti felici, sono memorie e fanne tesoro e ti accompagneranno per tutta la vita, perché saranno gli unici che ti aiuteranno a vivere, lontane da te ma non lontane dalla sua esistenza. La connotation, (secondo semiotica) la connotazione, o quello che diciamo Panfocus, è la memoria.

Kavafis conosceva che la poesia è una forma di memoria, anche che la memoria e la lingua sono due modi del reale, cosi  il lavoro della poesia è  un gioco fuoco della memoria, – ecco perché K. Kavafis è un poeta storico e insieme un poeta grande – perché se il mio passato  ha il dovere di presupporla (la memoria) il mio futuro deve già contenerla. E ogni poema rivendica un posto nella mia memoria, nella mia storia.

Apostolos Apostolou

Docente di Filosofia

Neologiorno n.1: Maggembre

di Stefi Pastori Gloss

[mag-gèm-bre]

SIGN Tredicesimo mese dell’anno, usato solo in caso di condizioni climatiche contrarie alla primavera, composto di [maggio] e [dicembre].

Questa parola, dopo una normale imperscrutabile incubazione, è attestata per iscritto il 6 maggio 2017 tra i ricordi su Facebook, quando la Signora con la Valigia si apprestava a convergere sulla sede della premiazione di un nobile Concorso Letterario per l’altrettanto nobile missione di nobilitare la parola italiana. Come tutte le cose buone, è stata subito adottata dai suoi amici selezionatissimi, vieppiù in uso negli anni a seguire, in special modo nel maggio 2019. Un’unità temporale, non nel senso atmosferico ma in quello di mese, di nuovo peggiorativo in senso climatico (questa volta, sì), per chi avesse ancora dubbi sulla catastrofe che riguarda Gaia (e noi umani in primis, anche se animati da infingardo spirto gnorri).

Ora, questo ‘maggembre’ ha il significato semplice di ‘maggio come fosse dicembre’, un’espressione delle più comuni, che affolla i nostri giorni, in piena paturnia da prova costume sotto le piogge battenti. Inoltre ciò che descrive non è una situazione astratta: l’immagine sintetica del ‘maggembre’ disegna insieme il tentativo del cambio degli armadi di stagione e la paura del mutamento, denunciando la volontà di restare radicati nel passato (inverno). Si intravede già una primavera, si sta già ricevendo qualcosa della calura futura, ma al sopravvenuto canto degli uccellini, si riscuotono nevicate o grandinate, a seconda dell’altitudine. Per la succitata Signora con la Valigia, sognante di dimorare finalmente senza l’immondo collant, stabilmente stanziata sulle cime alpine, trattavasi di neve, e ne deriva suo greve disappunto.

L’intensità con cui la sola evocazione del mutamento climatico descrive questo termine di mancato passaggio dalla stagione vecchia a quella nuova, colorisce la stagionalità degli armadi e dei vestimenti, quelli invernali ancora da sottonaftalinare, quelli estivi ancora da far emergere.

Si può parlare dell’estate in arrivo ma che stenta dato che è maggembre, di come abbiamo perso tempo a sistemare il guardaroba perché ancora maggembre, del lavoro di cui siamo oberati facendo shopping di vestimenti estivi che restano ancora rinchiusi nei nostri armadi proprio in quanto è maggembre. La sua blanda ricercatezza (tutt’altro che affettata, parte dai traffici più popolari) è molto versatile; ma un sorriso ironico non se lo leva quasi mai.

Bio-bibliografia di Stefi Pastori Gloss

4° di copertina RINASCITE RIBELLIPurtroppo (o per fortuna) da almeno sette anni si può dedicare alla scrittura a tempo pieno. Aborre l’uso di Photoshop per poter applicare con coerenza il suo Forforisma[1] Pastorology preferito: “Indosso le rughe come medaglie”. Agli inizi della sua carriera da scrittrice, redigeva i suoi curricula alla di James Joyce, e quando le fu fatto notare il parallelismo, esecrò. Per controtendenza, si applicò alla massima sintesi, con Ungaretti a farle da guida. Poi con David Foster Wallace scoprì che si può scrivere un libro infarcendolo di note a pié di pagina. La redazione dei Neologiorni[2] si ispira all’ironia scanzonata di Gianni Brera e all’arricchimento del dizionario alla D’Annunzio. Sceneggiatrice ghost writer nei Novanta per Benvenuti, Verdone, Brizzi, selezionatrice di opere letterarie sotto contratto, ha redatto per circa tre anni un blog[3] di recensioni dedicate a emergenti, le migliori delle quali sono ospiti in un podcast radiofonico[4]. Oggi si occupa di recensire solo grandi autori. Grazie ad un ex partner, la si può fregiare dello pseudonimo di Gloss, Gruppo di Lavoro e Osservatorio Sessismo e Stalking. Nel 2013 esce CORPI RIBELLI – resilienza tra maltrattamenti e stalking. II Edizione nel 2016. Da aprile 2019, ha subito totale aggiornamento, tanto da rendere necessaria la riscrittura perfino nel titolo, che diventa RINASCITE RIBELLI – resilienza nei maltrattamenti intra-familiari e stalking, per il quale avrebbe trovato un nuovo editore. Nel 2016 è stata pure pubblicata una silloge poetica, MICA VAN GOGH, ispirata a Caparezza. La rivista online Dol’s vara la sua carriera da novellatrice contro l’uso improprio degli stereotipi di genere.

Sta approntando un nuovo spicilegio di POESIE SPOLLICIATE, neologismo che riguarda lo scrivere coi pollici sullo smartphone, un altro ispirato al sito UPAG, intitolato PARERGHI POETICI, un’ulteriore raccolta di racconti dal titolo RESISTERE PER SOPRAVVIVERE – ciascuno a suo modo, ambientata durante la II Guerra Mondiale, a sfondo erotico. La spigolatura di novelle STEREOTIPI A BAGNOMARIA, già sotto contratto di casa editrice nel frattempo volta a migliori lidi che non quelli editoriali, è da pochi giorni al vaglio di successivo editore. Tutt’ora è scrittrice fantasma per un’avvocata ninfomane, la famigerata @ninfoavvocata di Twitter; non se ne adonta, pur dovendo lottare con chi la crede tale, e comunque scrive per chiunque abbia idee ma non tecnica: redattrice della biografia personale del nonno di turno, il cui tronfio ego vuole lasciare traccia di sé ai nipoti, copywriter per il titolare della fabbrichetta di piastrelle, stufo della scarsa qualità di scrittura del figlio del fornaio per redigere il proprio sito internet, scrittrice del fotografo di fama che negli Ottanta si scoprì make-up artist (e gayo) per Versace a Milano, pur di fuggire dalle OP (Oppressive Puglie). È convinta da sempre che sia meglio essere cretini che troppo intelligenti: si soffre di meno. Lo straripante successo letterario di una partecipante ad un Reality televisivo lo conferma.

Intervista

https://www.youtube.com/watch?v=6moovcL31i8

Recapiti per collaborazioni artistiche

Stefania Pastori (Stefi Pastori Gloss)

Recapito e-mail: pastoristefaniagloss@gmail.com

Profilo FB: https://www.facebook.com/pastoristefania.gloss

Profilo Instagram: @stefipastorigloss

Profilo Twitter: @pastoriGLOSS

[1]Forforisma [for-fo-rì-sma] SIGN Aforisma faceto, non serioso, frutto di grattacapi dovuti alla forfora. Dalla voce medicale [fór·fo·ra] ‘Fine desquamazione lamellare frequente in quelle parti della pelle che sono coperte da peli’. Quello di questo neologismo è un caso curioso: nonostante si possa ormai classificare come nato da donna, non è poi così incomprensibile che sia nato anche da uomo. La paternità (o meglio, la maternità) è di chi compila il significato dei vostri neologismi, ma coadiuvata come nella migliore tradizione creattiva (con due T) da un uomo, ormai perduto amico. La curiosità non è binaria, e nella sua scala il forforisma non siede sui gradini delle parole incomprensibili – si continua a usare da un paio d’anni, ovvero da poco, ma avrà successo. Almeno quanto gli aforismi di Lord Byron. Almeno quanto è frequente la forfora sulle teste degli esseri – a volte senzienti – come quelli umani. Il suo significato è semplice: siccome l’autrice degli aforismi grattacapo è autoironica e non desidera salire in cattedra e fare la maestrinadallapennarossa, ha preferito attaccare alla desinenza -isma dell’aforisma un po’ di forfora per sdrammatizzare, augurandosi che non diventi un fondamentalismo. Questo tipo di -ismo è da temere.  Ora, non serve essere grandi poeti per intendere come è che figuratamente si possa usare questo termine. Non serve, per quanto la prima attestazione di rilievo di quest’uso sia giusto nella prima metà dell’anno 2017, nel corso di un concorso letterario in quel di Città del Sole (ebbene, sì, proprio la tanto vagheggiata dal Tommaso Campanella, frate dominicano ispirato dalla Repubblica di Platone. Scritta sotto forma di dialogo tra l’Ospitalario, cavaliere dell’ordine di Malta, e il Genovese, nocchiero di Colombo, trattasi di città ideale per leggi e costumi, ma tuttavia utopica. È retta da un Principe Sacerdote, chiamato Sole che detiene assoluto potere spirituale e temporale. I requisiti fondamentali di questo governatore devono essere: erudizione, saggezza, conoscenza sia dal punto di vista teorico e pratico, creatività e vena artistica. Inoltre deve avere più di trentacinque anni perché abbia l’esperienza necessaria a condurre lo stato. Ora voi capite come in siffatta località, sia agevole inventare qualcosa di fruttuoso, succoso, fantasioso come ‘forforisma’. Ascoltatene la dolcezza sul palato, la scioglievolezza che scorre sulla lingua, fino a chiudere le labbra in un suono materno e vi convincerete d’emblée della sua validità estrema. Comunque, poeti e no, si bacchetta un impenitente amorale con il forforisma, si resiste al fallimento di amori e amicizie con il forforisma che ricorda una fiducia assoluta nelle proprie capacità, e si rimembra il forforisma dell’amore di mamma che non ci lascia mai nudi. Non è una sentenza inappellabile, non mantello protettivo a fare da corazza di armadillo, non rinserra come un’armatura: il forforisma, col suono farfallino e materno (f-f-ma), ha un fascino démodé, quasi cerimonioso. E la frase in cui è usato non passa inosservata.

[2] Neologiorno, neologismo. Nasce dal motto “un neologismo al giorno toglie il medico di torno”. I neologismi sono stati  recentemente sdoganati dal petaloso dell’Accademia della Crusca e dal webete di mentaniana creatività.

[3]https://leggolibrifacciocose.blogspot.com/

[4]https://soundcloud.com/radiobigworld/sets/uova-fresche