BANDO DEL PROGETTO PER L’ANTOLOGIA DI RACCONTI “DAL PROFONDO”

Curatori: Massimo Acciai Baggiani e Carlo Menzinger di Preussenthal

Quando nasce un romanzo, nasce un mondo, che dispiace lasciar andare con la lettura dell’ultima pagina.

Come autori di “Psicosfera”, ci siamo chiesti come questo libro potesse continuare a vivere e rinnovarsi.

La nostra scommessa è creare un’antologia di racconti che si rifacciano al mondo di “Psicosfera”, ma non scritti da noi stessi, quanto dai lettori del romanzo.

I Curatori dell’antologia sono Carlo Menzinger di Preussenthal e Massimo Acciai Baggiani.

L’Editore non è ancora stato deciso e sarà scelto dai Curatori, a loro insindacabile giudizio, tra quelli che si dichiareranno interessati al progetto.

INVIO RACCONTI

Ogni Autore potrà inviare uno o più racconti inediti e da lui scritti, ispirati al romanzo “Psicosfera” (Tabula Fati, 2022), scrivendo a entrambi gli indirizzi: menzin@virgilio.it e mensolino@tiscalit.it e specificando nell’oggetto dell’email “DAL PROFONDO – titolo del racconto”, sostituendo alle parole “titolo del racconto” il nome dato al proprio elaborato.

SCADENZA

La scadenza per partecipare è il 30 Maggio 2023.

Gli Autori dei testi selezionati per la pubblicazione saranno avvertiti entro il 30 giugno 2023.

CARATTERISTICHE DEI RACCONTI

Ogni racconto dovrà:

  • avere una lunghezza compresa tra i 5.000 e i 15.000 caratteri;
  • essere scritto secondo le Regole Editoriali riportate di seguito;
  • ogni Autore potrà presentare anche più racconti, ma per un massimo di 30.000 caratteri;
  • riportare in allegato la Scheda di Adesione di seguito qui riportata.

SUGGERIMENTI PER LA SCRITTURA

Si invita a leggere “Psicosfera” per trarne ispirazione. Come supporto si suggeriscono alcuni temi presenti nel romanzo, per esempio:

  1. Sogni, visioni, apparizioni di santi, angeli e dei nel nostro passato sono tutti frutto del potere ESP di creature magmatiche che vivono nelle profondità della Terra e che guidano da sempre l’umanità e l’evoluzione di tutte le specie di superficie alla ricerca di quella più adatta a portare il loro pensiero tra le stelle.
  2. Sulla Terra c’è una comunità di telepati, la “Comunanza”, tra loro mentalmente connessi.
  3. Le creature magmatiche con poteri telepatici appartengono a specie tra loro diverse ma non sono parte del regno animale, né di quello vegetale, bensì di quello minerale. L’insieme di tutte queste creature è detto Popolo di Gaia. Tra loro sono in lotta per favorire una specie di superficie o un’altra e usarla per raggiungere le stelle. La cosiddetta Koinonia favorisce l’uomo. Sono loro ad avere creato la Psicosfera, in cui hanno teletrasportato alcuni astronauti per prepararli al viaggio verso Trappist-1.
  4. La Psicosfera è uno spazio chiuso all’interno della Terra, in continua evoluzione, per adattarsi alle esigenze degli esseri umani che vi sono rinchiusi, difenderli dalle forze magmatiche avverse e prepararli al viaggio verso le stelle.
  5. L’energia onirica ha generato la Psicosfera, ciò e coloro che contiene e potrà trasportarla verso le stelle.

I racconti possono, alternativamente e a titolo di esempio:

  • parlare di apparizioni, visioni o sogni guidati dagli esseri dell’abisso, anche ambientati nel passato o nel futuro, di telepati o persone capaci di teletrasportarsi;
  • essere sequel (seguendo o meno il suggerimento dell’epilogo di “Psicosfera”; ambientati sulla Terra come su Trappist-1), prequel  o spin-off del romanzo o storie comunque ambientate prima, durante o dopo dell’epoca del romanzo (ambientato nell’estate del 2036); possono svolgersi nella Psicosfera; sulla superficie terrestre o nello spazio;
  • approfondire alcuni dei suoi personaggi, narrandone la vita prima o dopo o durante gli eventi narrati in “Psicosfera”;
  • parlare delle creature magmatiche;
  • essere qualunque altra storia scelta dall’Autore che i Curatori dell’antologia reputeranno in qualche modo connessa con quanto narrato in “Psicosfera”.

Ove possibile i Curatori daranno supporto agli Autori pere rendere le loro storie il più possibili coerenti con il mondo di “Psicosfera”.

Insomma, massima libertà creativa. Vogliamo che dal romanzo possano nascere nuove idee, nuovi personaggi, nuovi mondi, nuove sensazioni.

Le opere che si richiameranno in modo più stretto a “Psicosfera” saranno privilegiate in fase di selezione.

Per sapere di più su “Psicosfera” consultare la pagina web: https://sites.google.com/site/carlomenzinger/home/psicosfera?authuser=0  e, in particolare le sezioni:

Trama

Spirito

Ambientazione

Personaggi

L’acquisto di una copia del romanzo è consigliata ma non obbligatoria. Chi lo acquistasse è invitato a mandare agli autori (scrivendo a menzin@virgilio.it e mensolino@tiscalit.it o postandola sui social) una propria foto con il libro, ma anche questo non è obbligatorio.

REGOLE EDITORIALI

  • File in formato .DOC o .DOCX (il formato .pdf non è ammesso);
  • Carattere Times New Roman corpo 12;
  • Interlinea 1.5;
  • Dialoghi tra i caporali «…»;
  • Pensieri e parole straniere in corsivo
  • Titoli tra le virgolette “…” (es. “La Divina Commedia”);
  • Frasi riferite all’interno di un dialogo, utilizzare le virgolette “…” (es. «Mi disse: “Troviamoci in Piazza della Signoria”»)
  • Punteggiatura fuori da virgolette o caporali;
  • Testo giustificato, senza spazi automatici fra i paragrafi e i rientri;
  • Rispetto delle regole grammaticali e ortografiche.

LIBERATORIA

Inviando il racconto, l’Autore autorizza i Curatori a concedere in licenza all’Editore il diritto esclusivo di pubblicare il proprio racconto nel Volume antologico relativo al presente progetto “Dal profondo” (il titolo dell’opera sarà definito in seguito).

L’esclusiva dell’Editore sarà limitata alla pubblicazione dei racconti all’interno dell’antologia, sia in formato cartaceo che in formato digitale, sia in Italia che all’estero.

I Curatori dell’antologia, a proprio insindacabile giudizio, selezioneranno i migliori racconti e li invieranno all’Editore, il quale potrà accettare o procedere a ulteriore scrematura prima della pubblicazione.

Nel caso non si raggiunga un idoneo numero di testi ritenuti validi non si procederà alla pubblicazione.

L’esperanto e le 30 ore d’oro

E’ in rete la prima lezione del corso per l’insegnamento della lingua esperanto rivolto ai docenti toscani delle scuole secondarie di secondo grado, che porta il suggestivo nome di “30 ore d’oro”. Si tratta di un’iniziativa promossa dall’Istituto Italiano di Esperanto e dall’ILEI (l’associazione internazionale degli insegnanti di esperanto) in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale.

Un’opportunità, appunto, d’oro per gli insegnanti, i quali potranno apprendere, in dieci lezioni da due ore ciascuna, questa straordinaria lingua, nata 134 anni fa e ancora attuale: il corso è finalizzato al raggiungimento rapido della padronanza di base della lingua e della sua didattica ai docenti, che potranno così tenere a loro volta un corso di trenta ore ai propri studenti, nelle scuole secondarie superiori della nostra regione, per far loro raggiungere una conoscenza di livello A2 e l’input per continuare nello studio anche al di là delle trenta ore. È bene ricordare che, vista la semplicità e la razionalità con cui è stato creato l’esperanto, un’ora dedicata all’apprendimento corrisponde a molte ore di studio di un’altra lingua.

Ma non è solo per la soddisfazione di raggiungere una padronanza dell’esperanto in breve tempo che è utile imparare la lingua internazionale, con tutti i vantaggi di parlare una lingua usata da tanti amici in tutto il mondo: vi sono ragioni che riguardano anche lo studio delle altre lingue, a cui l’esperanto non mira certo a sostituirsi ma anzi a tutelarle nel loro uso a difesa delle peculiarità locali di ogni popolo. Studiare l’esperanto aiuta ad apprendere anche le altre lingue: lo dimostrano studi specifici, raccolti tra gli altri da Alessandra Madella, vicepresidente dell’ILEI.

Il corso proposto dal Progetto è gratuito e prevede la possibilità di ottenere l’attestato di primo grado, previo superamento di un esame facoltativo presso l’Istituto Italiano di Esperanto (IIE).

Il Progetto è stato creato in preparazione del Congresso Internazionale degli Insegnanti di Esperanto che si terrà a Marina di Massa alla fine di luglio del 2023 ed è stato presentato recentemente a Parigi da Alessandra Madella per il premio Hamdan dell’Unesco dedicato ad insegnanti e progetti didattici.

Maggiori notizie e molto altro materiale, tra cui il citato studio di Alessandra Madella, si può reperire, per un approfondimento, sul sito dedicato al progetto: www.30oredoro.it.

1 – Pagina facebook “RadioAttiva Network” (https://www.facebook.com/poweredbyRAN) , links dei posts relativi :

-Spot Breve: https://fb.watch/c8gfey_EX1/

-Spot Corto: https://fb.watch/c8gkoq0n7c/

-Spot Dialogato: https://fb.watch/c8gnUGPQA5/

Sulla Pagina è pubblicata inoltre come post anche la Puntata Speciale dedicata al Progetto: https://fb.watch/c8gz2QrqiR/

Nella sezione video della Pagina stessa è presente inoltre anche una playlist dei suindicati video dedicati al Progetto, raggiungibile anche su facebook watch tramite il seguente link: https://www.facebook.com/watch/110777583720404/517324169936517

2 – Pagina facebook “EsperRadio – La Frateca Radio” (https://www.facebook.com/esperradio ) , links dei posts relativi :

-Spot Breve: https://fb.watch/c8gUIqXS3r/

-Spot Corto: https://fb.watch/c8gX7aMdx0/

-Spot Dialogato: https://fb.watch/c8gYp2F-Is/

Nella sezione video della Pagina stessa è presente inoltre anche una playlist dei suindicati video dedicati al Progetto, raggiungibile anche su facebook watch tramite il seguente link: https://www.facebook.com/watch/106668265245823/299179305677993

Considerazioni su “Stella rossa”

Di Massimo Acciai Baggiani

Di recente mi è stato consigliato, dal compagno Franco del Circolo Operaio[1], un interessante romanzo di fantascienza russa pubblicato nel 1908 da Aleksandr Bogdanov (1873-1928). Benché abbia più di un secolo, Stella Rossa (Krasnaja Zvezda), è ancora godibilissimo e fonte di riflessioni sempre attuali.

La trama è piuttosto semplice: il protagonista, Leonid (Lenni per gli amici, chiaro anagramma di Lenin), è un socialista moderato impegnato nel partito; un giorno incontra un compagno che si rivelerà un marziano sotto mentite spoglie (i marziani sono fisicamente molto simili ai terrestri, hanno soltanto gli occhi più grandi a causa della minore irradiazione solare sul loro pianeta). Questi, Menni, è un grande scienziato in missione: gli propone di accompagnarlo nel viaggio di ritorno su Marte per iniziare a instaurare relazioni tra i due pianeti – la Terra e la “stella rossa” (termine improprio visto che Marte non è una stella ma un pianeta, anche se tale viene vista ad occhio nudo da noi).

Lenni accetta all’istante, senza alcun dubbio (prima stranezza) e in breve si ritrova a bordo di un’astronave sferica che sfrutta la “materia minus”, una sorta di materia antigravitazionale che – per intenderci – “cade” verso l’alto anziché andare in basso[2]. Il lungo viaggio non è privo di pericoli, tanto che uno dei personaggi minori ci rimette le penne. Arrivati a destinazione il terrestre viene istruito su usi e costumi locali, e qui entriamo nella parte più interessante dell’opera, che si configura come un romanzo filosofico dal sapore settecentesco. Utopia o distopia? Siamo in una zona ambigua, non netta come nelle distopie novecentesche o nelle utopie precedenti. Su Marte, immaginato da Bogdanov, si è realizzato il “perfetto” socialismo: il pianeta rosso viene percepito (già ne La guerra dei mondi di H.G.Wells) come molto più antico del nostro, con un’evoluzione che ricalca in più punti quella terrestre. Anche la razza intelligente che lo popola ha avuto una storia simile, ma è andata oltre al capitalismo e allo sfruttamento che pure ha attraversato in epoche antiche; la rivoluzione socialista si è realizzata già da un paio di secoli, ma senza la violenza della storia terrestre: in altre parole la Terra è il pianeta giovane e turbolento mentre Marte il fratello maggiore più pacato:

«i due popoli sono come due fratelli. Il maggiore ha un carattere tranquillo ed equilibrato, invece il minore è violento e impetuoso. Il più piccolo spreca le proprie forze nel peggiore dei modi e commette più errori; la sua infanzia è stata dolorosa e travagliata, e ora con il passaggio alla giovinezza soffre di frequenti crisi angoscianti.»[3]

Vedremo poi che il “fratello maggiore” non sarà così saggio e perfetto…

Bogdanov entra in merito a diversi aspetti di questa strana società extraterrestre, dalla sua economia alla produzione industriale, dall’educazione alla lingua, eccetera. Mi viene da soffermarmi su questi ultimi due aspetti. La scuola marziana è molto più evoluta della nostra:

«Il fatto è che da noi lo studio non comincia mai dai libri […] Il bambino ricava le sue informazioni dalla viva osservazione della natura e dalla comunicazione attiva con altre persone. Prima che affronti un libro del genere ha già compiuto una considerevole quantità di viaggi, ha visto molteplici immagini della natura, sa riconoscere diversi tipi di piante e specie di animali, ha familiarità con l’uso del telescopio, del microscopio, della fotografia, del fonografo, ha già udito storie sul passato e dei tempi andati dai bambini più grandi, dagli insegnanti e dagli amici più vecchi.»[4]

La “Casa dei bambini” marziana ha diversi punti in comune tra l’altro con la mia visione educativa, antinozionistica e libertaria, espressa nel mio romanzo breve La nevicata (2015). Interessante anche l’accenno alla lingua marziana, in cui i nomi non variavano in base al sesso ma al tempo, concetto di difficile comprensione per il protagonista:

«nelle vostre lingue, nominando un oggetto, vi date un gran daffare a stabilire se questo sia maschile o femminile, il che, in sostanza, non è fondamentale, e per gli oggetti è addirittura strano. Più importante è la distinzione tra quelle cose che esistono, quelle che non esistono più oppure quelle che esisteranno […] quando parlate di una casa bruciata da un incendio, o di una casa in costruzione, adoperate la stessa forma cui fate riferimento per la casa in cui vivete. Non esiste forse una grande differenza in natura tra una persona vivente e un defunto […]? Voi necessitate di intere parole e frasi per definire una simile differenza, non è meglio esprimerla con l’aggiunta di una sola lettera nella parola stessa?»[5]

Più avanti si accenna anche a un’unica lingua universale (come non pensare all’esperanto?) di derivazione però naturale, vista la mancanza del nazionalismo presso i marziani: sono esistiti solo dialetti intercomprensibili, spazzati poi via dalla letteratura.[6] A proposito di quest’ultima, scopriamo una vena polemica di Bogdanov verso le nuove correnti poetiche che hanno distrutto il verso classico e la rima. Presso i marziani invece:

«la regolarità ritmica ci appare bella non per amore delle convenzioni, ma perché è in profonda sintonia con la regolarità ritmica della vita del pensiero. Le rime, che portano a compimento la variegata sequenza nell’accordo finale, non equivalgono forse al profondo legame vitale tra le persone, che rafforza la loro intima diversità per mezzo del piacere derivato dal rapporto non l’arte?»[7]

Se all’epoca in cui scriveva Bogdanov il cinema muoveva i primi passi, si era ancora nell’epoca del muto, su Marte c’è già il cinema 3D[8], e in questo l’autore è stato un precursore notevole. La scienza è più avanzata, tramite trasfusioni di sangue[9] la durata della vita è più che raddoppiata rispetto al passato, ma la natalità non si è adeguata. Ricordiamoci di questo dato, ci torneremo più avanti per dare un giudizio meno idilliaco della “perfetta” società marziana. Riporto qui sotto un brano che va contro tutte le mie idee riguardo al controllo demografico, ma che pure è importante per comprendere l’opera di Bogdanov e il suo pensiero:

«Ridurre la natalità? Questo sarebbe appunto il trionfo degli elementi della natura, la rinuncia alla crescita illimitata della popolazione, un’inevitabile battuta d’arresto sul gradino più basso della scala dello sviluppo. La vittoria si ottiene solo con l’offensiva. Quando rinunceremo alla crescita del nostro esercito, vorrà dire che saremo già assediati dagli elementi della natura su tutti i fronti. In quel momento inizierà a indebolirsi la fede nella nostra forza collettiva, nella nostra grande vita comune. Assieme alla fede andrà perduto anche il senso della vita di ognuno di noi, poiché in ciascuno una piccola cellula di un complesso organismo vive il Tutto e ognuno vive nel Tutto. No, ridurre la natalità sarebbe l’ultima decisione che prenderemmo; e quando ciò accadrà, a prescindere dal nostro volere, allora sarà l’inizio della fine.»[10]

Già qui iniziamo a dubitare della saggezza marziana e della sua superiorità rispetto alla razza umana. Veniamo infatti a sapere che le risorse del pianeta si vanno rapidamente esaurendo e che i marziani tengono d’occhio due pianeti vicini per risolvere i loro problemi dovuti alla “crescita illimitata della popolazione”: Venere – raffigurato come un mondo più giovane rispetto alla Terra, selvaggio e popolato di dinosauri, senza specie intelligenti[11] – e naturalmente il nostro mondo. Vedremo più avanti in che modo viene visto il nostro pianeta da questa intelligenza socialista aliena.

Apprendiamo intanto che su Marte l’eutanasia è legale e molto praticata, soprattutto dagli anziani che hanno perso il senso della vita[12]. Questo e altri aspetti della società aliena vengono immagazzinati nella mente sempre più allucinata di Lenni, il quale finisce con l’ammalarsi e soffrire appunto di allucinazioni. Viene curato amorevolmente da Netti, che si rivelerà una donna (le differenze di genere sono meno marcate tra i marziani) di cui si innamorerà e con cui avrà una relazione. Seguiranno altri flirt con donne marziane, a testimonianza che le due razze sono piuttosto vicine biologicamente, e che l’uomo è poligamo di natura.

Ci avviciniamo al cuore della trama: Lenni scopre infine i piani poco amichevoli dei marziani nei confronti dei terrestri. Dicevamo che due erano le scelte possibili per risolvere i problemi di penuria di risorse naturali: colonizzare il pianeta Venere, disabitato ma selvaggio, e la Terra. Sterni, uno degli scienziati capo marziani, nella sua fredda logica aliena giunge alla conclusione che l’unica soluzione possibile sarebbe quella dello sterminio totale della razza umana, la quale è giudicata inferiore e bellicosa, non disponibile a dividere pacificamente il pianeta con i nuovi arrivati (non avrebbero tutti i torti, i terrestri, vista la “crescita illimitata della popolazione” che porterebbe a uno sfruttamento selvaggio anche della Terra). Qui si inserisce una forte critica alla “politica coloniale” perseguita dai terrestri e al loro egoistico concetto di “patriottismo”[13] e «il desiderio egoistico di autoconservazione»[14] (sic) che li porterebbe a odiare i marziani invasori e a rendere loro la vita difficile nonostante la netta superiorità bellica di questi ultimi. Il socialismo terrestre viene considerato irrimediabilmente primitivo rispetto a quello marziano, e gli stessi socialisti russi sarebbero dei nemici alla fine. La frase conclusiva di Sterni per cui «una forma di vita superiore non può essere sacrificata a favore di una inferiore»[15] ci riporta a concetti che erano ancora di là da venire rispetto al 1908, ma che noi conosciamo purtroppo molto bene (anche se a qualcuno bisognerebbe ricordarli…). Ricordiamo anche che La guerra dei mondi di H.G. Wells era stato pubblicato una decina d’anni prima; i cattivissimi e mostruosi marziani welliani non appaiono affatto peggiori di quelli umanoidi di Bogdanov, almeno per quanto riguarda la politica interplanetaria.

La “soluzione finale” hitleriana ante litteram proposta da Sterni viene per fortuna bocciata in favore a quella più “umana” e razionale di Netti, la quale non nega che «il debole deve soccombere al forte»[16], ma che tutto sommato una convivenza pacifica potrebbe essere possibile in nome dell’unione e dell’amore, quindi meglio buttarsi su Venere. La visione di Netti è condivisa da Menni. Lenni, sconvolto dall’aver appreso la proposta di Sterni, lo uccide nel suo studio e viene quindi rimandato sulla Terra, in un manicomio dove dubita di aver realmente vissuto il suo periodo marziano, finché non compare Netti che, ancora innamorata, se porta via, non sappiamo dove.

Firenze, 1° aprile 2022

Bibliografia

Acciai Baggiani M., La nevicata e altri racconti, Sesto Fiorentino, PoetiKanten, 2015.

Bogdanov A., Stella rossa, Milano, Alcatraz, 2018.

Wells H.G., La guerra dei mondi, 1898.


[1] Dove faccio occasionalmente volontariato.

[2] Come nel mio racconto Inversione gravitazionale

[3] Cfr. Bogdanov A., Stella rossa, Milano, Alcatraz, 2018, p. 73.

[4] Ibidem, p. 66.

[5] Ibidem, pp. 59-60.

[6] Ibidem, p. 69.

[7] Ibidem, p. 108.

[8] Ibidem, p. 123.

[9] Ricordiamo che Bodganov morì a causa di una trasfusione di sangue da uno studente malato di tisi e malaria, qualcuno vi ha visto una sorta di suicidio che ci riporterebbe alle considerazioni sull’eutanasia che l’autore ha inserito nella sua opera.

[10] Ibidem, p. 111.

[11] Si veda anche la visione che ha di Venere gli scrittori americani Ray Bradbury e Isaac Asimov, per fare degli esempi.

[12] Ibidem, p. 117.

[13] Ibidem, p. 164.

[14] Ibidem, p. 166.

[15] Ibidem, p. 171.

[16] Ibidem, p. 174.

Panorami musicali e narrativa fantastica

Di Massimo Acciai Baggiani

La musica incontra la narrativa fantastica in Soundscapes, antologia uscita nel 2021 per Edizioni Scudo, ed è un incontro che lascia il segno: trentasei racconti di altrettanti autori e autrici italiani/e ispirati ai brani contenuti nella compilation omonima, liberamente scaricabile dal web, alcuni davvero stupendi. Si spazia dalla fantascienza pura al fantasy, al cyberpunk, al surreale: sono presente anch’io con un racconto, Gli anelli, nato per l’occasione ascoltando il brano Piano rings di Marco Besana. Il mio amico Carlo Menzinger, presente anche lui, si è ispirato invece a Feldpato di Riccardo Lolli, il titolo del suo racconto, Felpato, gioca con quello del brano. Il mio è un racconto “magico”, il suo di fantascienza distopica futuribile. Per un’analisi approfondita di ciascun racconto rimando al dettagliato articolo di Carlo.

Molti sono gli autori legati a Tabula Fati, l’editore abruzzese che tanto ha dato alla fantascienza indipendente italiana insieme alle edizioni Scudo e ad altre realtà alternative a Urania. L’antologia è tra l’altro finalista al premio Vegetti di quest’anno, incrociamo le dita.

Firenze, 5 marzo 2022

Bibliografia

AA.VV., Soundscapes. Storie fantastiche da panorami musicali, Edizioni Scudo, 2021.

L’anima e la prosa, due parole sul libro d’esordio di Paola Fabbri

Di Massimo Acciai Baggiani

Ho avuto il piacere d’incontrare Paola al laboratorio di scrittura che tengo presso il Torrino di Santa Rosa, per conto del Gruppo Scrittori Firenze (di cui sono socio); una persona garbata, gentile, profonda. Lo dimostra il suo libro d’esordio, uscito con ilmiolibro.it, grazie anche all’aiuto di Milena Beltrandi (pure lei mia valida allieva nel laboratorio di scrittura, di cui ho già recensito un romanzo). La ringrazio per la copia che mi ha voluto subito regalare.

Si tratta di una silloge piuttosto breve: solo dieci poesie (più o meno come un album musicale) intervallate da immagini. Molte di queste sono dedicate a persone care (la figlia, la madre, gli amici) con accenti di grande tenerezza e sensibilità, ma senza retorica. Stupenda la lirica di un amore senile Sono solo uno stupido vecchio, curiosa quella di chiusura, dedicata alla poltrona amata, ai libri e al calore del focolare domestico. Lo stile è piano, senza sperimentalismi, semplice e un po’ malinconico, in cui un po’ tutti possiamo riconoscerci nella nostra banale e straordinaria quotidianità.

Firenze, 27 febbraio 2022

Bibliografia

Fabbri P., L’anima e la prosa, ilmiolibro.it, 2022.

Clicca qui per acquistarlo.

Pillole fiorentine

Di Massimo Acciai Baggiani

L’amore per Firenze e per la sua storia millenaria è grande in Antonella Bausi, e traspare tutto nei suoi libri, a partire dal primo che ricostruisce le vicende della famiglia degli Abati. In Pillole fiorentine, ovvero fiorentini si nasce… e si muore l’amica Antonella dà di nuovo prova di una grande preparazione storica e di una non comune perizia nel raccontare, e nel farci appassionare alle vicende della nostra città. Io, fiorentino di nascita, ho imparato molto da questa lettura, e mi sono anche molto divertito. Lo spirito dei miei concittadini del passato, ma anche del presente, è per sua natura portato alla burla, alla passionalità, all’intelligenza machiavellica (io forse in questo sono un fiorentino atipico) come dimostrato nelle numerose storie, tutte rigorosamente vere, raccontate dall’autrice.

Il libro è suddiviso in quattro parti: la prima definisce questo spirito fiorentino, col suo umorismo graffiante e a volte blasfemo; la seconda parla dei santi fiorentini; la terza è tutta dedicata alle vicende amorose e alle peripezie degli innamorati, mentre la quarta e ultima ci parla di guerre, delitti e misfatti di una città dove certamente non regnava l’amore fraterno!

La lettura è godibile anche da chi non ha una grande preparazione storica e lascia la curiosità di visitare Firenze ai forestieri, ma anche la voglia di approfondirne la conoscenza a chi vi è nato e vi vive da molto tempo: un libro insomma per tutti a cui seguiranno (già l’autrice lo ha annunciato) altri volumi sull’argomento.

Firenze, 16 febbraio 2022

Bibliografia

Bausi A., Pillole fiorentine, ovvero fiorentini si nasce… e si muore, Castelfranco, Setteponti, 2022.

Tre poesie di Alessandra Pennetta

Apri la porta

Apri la porta 

Sono sulla soglia

L’aria brucia

Il mio corpo non è infinito

Sento che ci sei e stai bevendo 

Sento il tuo passo fresco

Più forte mi stringo alla tua porta

più ti sento. Ancheggi

Stringerei i tuoi fianchi

Sei il centro del mondo

Io sono il mondo. E brucio per te

(attestato di merito nella XXV edizione del Premio Letterario Internazionale Trofeo Penna d’Autore 2021)

La cena

Lei ha fame e 

la bocca spalancata

Cammina su di lui

che non protesta

Lui le ha preparato la cena

Lei ha una finestra scura 

senza tende

Lui ha 

un candeliere, il fuoco dentro e

un’adorazione per lei 


(finalista nell’VIII edizione del Premio Accademico Internazionale di Poesia e Arte Contemporanea Apollo Dionisiaco 2021)

Imeros

Mi hai ubriacato

tu, proprio tu 

che a tavola bevi solo acqua

con le tue guance rosse

i tuoi capelli rossi

i tuoi occhi rossi

la tua lingua rossa

Nella tua bocca astemia

ho messo un chicco d’uva rossa  

e sei diventata vite



(segnalazione speciale nella XVII edizione del Concorso Nazionale di Poesia Fiori d’Inverno 2021)

Alessandra Pennetta (Padova, 16 Novembre 1971). Ha iniziato a scrivere nel 2018. In Italia sono state pubblicate sue poesie su Grado Zero, Frammenti, Tam Tam Bum Bum, Lido dell’Anima, L’Irrequieto, Poetarum Silva, Amado Mio, Il Grimorio del Fantastico, L’Altro Femminile, Radura Poetica, Neobar, Hook Literary Magazine, Inverso – Giornale di Poesia, Larosainpiu, nelle antologie Ecce Homo e Transiti Poetici e nelle antologie dei Premi Città di Montegrotto Terme (ed. 2019), Città di Melegnano (ed. 2019), Apollo Dionisiaco (ed. 2021) e Trofeo Penna d’Autore (ed. 2021). All’estero sue poesie sono state tradotte e pubblicate su Centro Cultural Tina Modotti (Venezuela), Oltart (Romania) e Azahar (Spagna). Nel 2021 è’ stata finalista nell’VIII edizione del Premio Apollo Dionisiaco con la poesia “La cena”, ha ricevuto un Attestato di Merito nella XXV edizione del Premio Letterario Internazionale Trofeo Penna d’Autore per la poesia “Apri la porta” e una segnazione speciale nella XVII edizione del Concorso Nazionale di Poesia Fiori d’Inverno per la poesia “Imeros”.

Coelho e l’eterna guerra tra Bene e Male

Di Massimo Acciai Baggiani

L’anno è iniziato con un’interessante lettura: un breve romanzo di Paulo Coelho, di cui ho già letto diversi libri, intitolato Il Diavolo e la Signorina Prym. La trama è piuttosto semplice e lineare: nel paesino di Viscos giunge uno straniero tentatore che offre una grossa ricchezza in lingotti d’oro agli abitanti se, entro una settimana, ci sarà un omicidio. La cosa sorprendente è che questi ultimi accettano il patto satanico all’unanimità, designando come capro espiatorio una povera vecchia indifesa che non ha mai fatto del male a nessuno. Lo straniero ha proposto il diabolico patto per dimostrare a se stesso che l’uomo è per natura malvagio e che non esistono uomini “buoni”: dietro questo piano c’è un dramma personale terribile, la morte della moglie e della figlia del ricco straniero in un rapimento finito male. I personaggi degni di nota sono diversi, non ultima la giovane del titolo (che avrà un ruolo risolutivo nel finale… almeno questo non lo spoilero), ma quello che più mi ha colpito è la figura del prete che, straniero anche lui, benedice il “sacrificio” con parole che fanno venire i brividi tanto sono radicate nella Storia umana e della chiesa cattolica in particolare: «Signore, Tu hai detto che nessuno è buono: accettaci con ogni nostra imperfezione e, nella Tua infinita generosità e nel Tuo infinito amore, perdonaci. Così come hai perdonato i crociati che uccisero i musulmani per riconquistare la Terra Santa di Gerusalemme, come hai perdonato gli inquisitori che volevano preservare la purezza della Tua Chiesa, come hai perdonato coloro che Ti offesero e Ti inchiodarono sulla croce, perdonaci: dobbiamo offrire un sacrificio per salvare il paese.»[1]

Così come Giuda era stato “strumento divino” affinché le Scritture si compissero, rendendo quindi il Male necessario, si crea qui un paradosso insolubile che sfocia nella schizofrenia e nella blasfemia. Il paese avrebbe bisogno di quel denaro pagato col sangue di una innocente, ed è disposto a dannarsi per questo, ma per essere quindi perdonato da un dio che mira a riempire la chiesa di abitanti presi dal rimorso, come dire che il fine giustifica i mezzi (il Male serve il Bene, o forse viceversa). Personalmente ho sempre schifato i massacri perpetrati in nome di qualsiasi divinità; il romanzo di Coelho, avvincente come un thriller, sembra darmi pienamente ragione.

Firenze, 2 gennaio 2022

Bibliografia

Coelho P., Il Diavolo e la Signorina Prym, Milano, Bompiani, 2002.


[1] Coelho P., Il Diavolo e la Signorina Prym, Milano, Bompiani, 2002, p. 122.