Poesie di Luca Baratta

A Duccio

 

Amico,

come filosofi ma in realtà poeti

ci incontrammo,

amavo te,

i nostri soliloqui

i romantici alberi

la tua fronte da baciare

 

e quando vagavamo ribelli

ogni bullo sbiadiva

e ogni donna disarmava,

ma il circolo di Jena

fu solo un mio sogno

e col vento

ironicamente, tragicamente

ci perdemmo.

 

 

A Thomàs

 

Il mare è meraviglia

i mattini,

dietro le curve tortuose dei monti,

dai solai delle vecchie case

tra il fresco chiaroscuro dei pineti

sui bianchi balconi sventolanti

e più in là,

il mare è meraviglia

per giochi di bimbi di stracci

per viandanti amici

per il sudore di ultimi operai

in ritorno ad arcaiche famiglie

al calar di nuove sere.

 

 

 

A Yanji  2/1/07

 

Dal nulla

stillano

milioni di giorni

di piccoli sacri gesti

come gocce

per la pienezza del cuore.

 

          ~

 

Aus dem Nichts

sickern

Milionen Tage

der kleine heilige Gesten

wie Tropfen

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IL FUTURISMO UN SECOLO FA

Ancora una volta la rivista IF- Insolito & Fantastico diretta da Carlo Bordoni, per la seconda volta edita da Odoya, con il numero 21 dedicato al “Futurismo” e curato da Alessandro Scarsella ha prodotto un volume di qualità e interesse elevati.

Singolare per una pubblicazione che si occupa di insolito e fantastico scegliere come tema un movimento letterario, artistico e culturale di un secolo fa e che non aveva come suo obiettivo descrivere mondi immaginari ma costruire una società nuova, anche se con alcune caratteristiche che fanno pensare alla fantascienza di anticipazione.

 

Come scrive Carlo Bordoni nel suo editoriale nel Futurismo non c’è oggi “niente che faccia pensare al futuro”, ma occorre ammettere che “è stato il primo movimento che abbia guardato al futuro con determinazione, ricercando nuove forme espressive”.

Come la prima fantascienza ottimistica, aveva “piena fiducia nella tecnica”. Quanto poco moderno era invece nella sua esaltazione della guerra, della violenza e del nazionalismo!

Introduce il volume Alessandro Scarsella con il suo “Retroterra futurista e poesia fantastica da Marinetti a Pessoa”, presentandoci i temi generali, lo spirito e le interazioni del movimento.

Ci parlano del futurismo inglese Giuseppe Panella e Susanna Becherini (“La macchina, il vortice: Pound e Marinetti”).

Gianfranco De Turris in “Suggestioni SF dell’architettura futura” parla delle possibili suggestioni che il futursimo potrebbe aver ricevuto dall’opera di Albert Robida e dal suo Saturnino Farandola e raffronta la descrizione futurista di una città del futuro, beneficiata dai prodigi dell’elettricità (questa grande novità di quegli anni) con quella negativa fatta da Emilio Salgari nel suo “Le meraviglie del duemila” in cui l’aria satura di elettricità crea problemi di salute ai viaggiatori risvegliatisi dopo in secolo e ci parla delle architetture futuriste immaginate (ma mai realizzate) da Antonio Sant’Elia.

Guido Andrea Pautasso e Antonino Contiliano parlano del futurismo russo in “Il proletariato volante di Vladimir Majakovskij” e “Futurismo russo e futurismo sospeso”.

Con “L’uomo macchina e i miti dell’ultramodernitàGuido Andrea Pautasso ci parla dell’aspirazione futurista a un mondo tutto meccanico, mentre con “L’automobile futurista” affronta l’amore per la velocità di questo movimento.

Simona Cigliana ci racconta (“L’ottimismo artificiale di Marinetti”) come Marinetti aspirasse a realizzare “l’«ottimismo artificiale» come sforzo cosciente di pensiero positivo, come risposta lucida e consapevole del poeta-creatore alla negatività del mondo e della storia”.

Il futurismo italiano non era solo Marinetti. Dalmazio Frau ci scrive di Volt, ovvero Vincenzo Fani Ciotti (“Invito alla lettura della Fine del mondo”), che aderì al movimento “senza rifiutare la tradizione della destra monarchica, cattolica e poi fascista”. Dice che si potrebbe definire la “Fine del mondo”, in cui si descrive un’invasione umana dell’etere (come era chiamato allora lo spazio), un “romanzo «futurfascista»”

Silva Milani (“I robot da salotto al tempo della signorina Felicita”) parla del dramma futurista “Elettricità sessuale” o “Fantocci elettrici” che vedeva in scena accanto a una coppia in crisi la sua copia robotizzata che continuava nella quotidianità dei gesti.

Tocca a Francesco Galluzzi parlare del cinema futurista (“Vita futurista sullo schermo”) anche se ben poco è stato prodotto.

Interessanti le considerazioni di Stefano Tani sul fiorentino Aldo Palazzeschi (“Perelà, figlio degenere di Mafarka”) che pur dicendosi futurista, assume una strada personale (che lo porterà a essere il membro del movimento con successo più duraturo). Tani ci fa notare come all’autoreferenzialità del movimento marinettiano, Palazzeschi contrapponga un’attenzione verso il pubblico, alla violenza e freddezza degli altri futuristi una delicatezza e un’emotività più moderne.

Di nuovo ci parla della velocità Valentina Misgur (“Correre correre correre volare volare”).

 

Si chiude così la parte saggistica del volume e si apre quella antologica, prima con alcuni testi dell’epoca:

  • La guerra elettrica” di FT Marinetti, in cui immagina, per esempio, di “scrivere in libri di nikel, il cui spessore non supera i tre centimetri, non costa che otto franchi e contiene, nondimeno, centomila pagine” (penso agli e-reader), mentre gli “uomini si lanciano sui loro monoplani, agili proiettili, per sorvegliare tutta la circolazione irradiante dell’elettricità nell’innumerevole ammattonato delle pianure”, giacché sul terreno “l’uomo diventato aereo, vi posa il piede solo di tanto in tanto”. “Le malattie sono assalite da ogni parte, confinate nei due o tre ultimi ospedali, divenuti inutili, triturati, sbriciolati polverizzati dalle veementi ruote dell’intensa civiltà”.
  • Principio di una nuova etica e fine del mondo” di Renato di Bosso e “La nuova religione” di Ignazio Scurto, in cui immaginano una nuova fede, il “Macchinesimo” e un nuovo uomo, una sorta di cyborg, il “Macchinantropo”. Qualcosa di simile all’anima umana viene trasferita da una macchina all’altra, in una sorta di eternità robotizzata.
  • Per una società di protezione delle macchine” di Felice Azari, detto Dinamo, che immagina una sorta di sensibilità delle macchine, che vanno difese dai maltrattamenti.
  • Gli sterilizzati” (1926) di Luciano Folgore, esempio di proto-fantascienza che immagina un mondo sterilizzato dai sentimenti in cui uno “scienziato dal vestito d’amianto” tenta di costruire un uomo artificiale “con le più felici combinazioni della meccanica e della chimica”. Anche qui l’anima sembra un oggetto trattabile con la tecnica: “l’anima era là dentro una fialetta”.

 

Alle testimonianze del periodo futurista seguono alcuni racconti contemporanei. Apre la sessione “La scimmia futurista” del sottoscritto Carlo Menzinger di Preussenthal, in cui, un secolo dopo quegli anni, ho cercato di mostrare il superamento di quell’approccio. Protagonista è un moderno amante del futurismo Aldo Severino (Aldo come Palazzeschi e Severino quasi come Gino Severini), che deluso dalla vita moderna sogna di “tornare una scimmia antica” e si rifugia in Africa, nella giungla, dove è aggredito da un branco di scimmie bonobo, guidate da una di esse, Uthi, colpita da un fulmine e pervasa di spirito futurista e che distrugge la casa, i libri e il dipinto futurista gelosamente conservato da Aldo, per poi scoprire colori e tela e disegnarvi un “intrico di saette oscure”. Il futurismo, insomma, anziché essere modernità, si nutre di istinti scimmieschi di violenza e prevaricazione.

Poetico il racconto di Vitaldo Conte V – Solstizio d’estate” dell’innamorato che si lancia, per la prima volta, con un paracadute, portando con sé due rose “per divenire un paracadutista di lussuria futurista”.

Max Gobbo “Sfida alle stelle” concede a Marinetti di realizzare quello che sarebbe potuto essere un suo sogno, inaugurare “l’immensa sagoma di un razzo siderale”.

Elabora in chiave futurista, Udovicio Atanagi, con “La macchina della morte” il dolore per la morte della donna amata.

Si chiude, infine, il volume con una riflessione di Renato Gionvannoli (“L’avvento del razzo” sulla presenza dei razzi in letteratura da Cyrano di Bergerac in poi e con lo “Annuario della fantascienza 2016” scritto da Riccardo Gramantieri”.

L’ultimissima pagina è per il racconto fulminante di Lugi AnnibaldiL’amore dei libri cristallizzati” sull’amore non corrisposto di un libro per l’uomo che l’ama!

Il prossimo numero sarà sul tema “Corpo e computer”. Lo aspettiamo!

Carlo Menzinger di Preussenthal

Firenze, 01/04/2018.

BATTAGLIE INTERPLANETARIE E PIRATI SPAZIALI IN 3D

Il sole dei soli” (2006) di Karl Schroeder (Brandon, Manitoba, Canada, 4/9/1962) ha un pregio: un’ambientazione originale. Descrive il sistema di Virga, in cui, all’interno di una sorta di guscio si è sviluppata una civiltà umana che vive all’interno di questa sfera, su micromondi con gravità artificiale generata con l’azione di apposite moto e riscaldati e illuminati da soli altrettanto artificiali. Si tratta di un insolito spazio interno, con aria respirabile e temperature sopportabili, in cui ogni nazione ha il suo piccolo mondo, che si muove all’interno di questa sfera, a distanze ragionevoli dagli altri mondi. Le persone si spostano con navi spaziali ma anche con moto volanti. Un simile ambiente consente di ricreare la space-opera in uno spazio più a “dimensione d’uomo”. Non occorre immaginare viaggi oltre la velocità della luce, problemi di gelo cosmico, di mancanza d’aria. In questo spazio interno respirabile ci sono nuvole, laghi fluttuanti, foreste, iceberg volanti. La gravità non è uniforme e lontano dai micromondi è spesso quasi assente.

Qui Schroeder colloca una classica guerra spaziale, con bombardamenti vari tra le navi interplanetarie. Ci piazza dei pirati che combattono con tanto di spade e hanno persino un tesoro perduto da cercare. Siamo quasi dalle parti del cartone animato “Il pianeta del tesoro” diretto da Ron Clements e John Musker.

Sarà che leggendolo non ero molto in vena per sorbirmi una serie di battaglie e scontri con armi varie, ma la trama mi è parsa esile e mi ha piuttosto annoiato. Rimane, però, quest’originale ambientazione a renderlo un lavoro che non può essere dimenticato con leggerezza.

Il volume è il primo della Serie di Virga:

  • Sun of Suns (Tor Books, 2006.) ISBN 978-0765354532
  • Queen of Candesce (Tor Books, 2007.) ISBN 978-0765315441
  • Pirate Sun (Tor Books, 2008.) ISBN 978-0765315458
  • The Sunless Countries (Tor Books, 2009.) ISBN 978-0765320766
  • Ashes of Candesce (Tor Books, 2012.) ISBN 978-0765324924

Karl Schroeder è un esperto di Strategic Foresight, uno specialista nello sviluppo di modelli previsionali in ambito sociopolitico ed economico e questo si sente nella sua capacità di creare un modello sociale anche per questa storia.

Carlo Menzinger
Firenze, 31/03/2018

Presentazione di “Radici”

PRESENTAZIONE RADICI
Sabato 12 maggio 2018, ore 18.
Presentazione del libro di Massimo Acciai Baggiani, Pino Baggiani e Italo Magnelli (Porto Seguro 2017)
presso gli spazi della ASS. ACCADEMIA DICOMANO (interno BAR PEOPLE’ S HOUSE)
Co-organizzatori: Eleonora Lepera e Katia Rosanna Rossi, associazione In Verde con Stile (https://www.facebook.com/InVerdeconStile/)
PRESENTANO: Renata Falli e Filippo Poggiali, Eleonora Lepera, Katia Rosanna Rossi.
Canti popolari musiche toscane Coro “Emozioni” diretto da Luana Natali.
A fine presentazione sarà offerto un aperitivo.
Ingresso libero.
«Radici racconta la storia del nostro Mugello attraverso le impressioni di chi ha calpestato questa terra, le vicende di una famiglia, Baggiani, si mescolano e si intersecano, nel testo, con il vissuto di questa bella vallata distesa ai piedi dell’Appennino.
Un viaggio attraverso i grandi che hanno costruito il nostro passato, da Giotto a Don Milani, senza tralasciare le bellezze architettoniche, dal Castello di Cafaggiolo alla Fortezza di San Piero.
Questo lavoro straordinario di ricerca, vive intrecciando ciò che siamo, che eravamo e ciò che ci è rimasto, portandoci a riscoprire le nostre radici.»
MASSIMO ACCIAI BAGGIANI nasce a Firenze nel 1975. Nel 2003 fonda la rivista culturale online Segreti di Pulcinella. E’ esperantista, autore di 18 libri di narrativa, saggistica e poesia. Dal 2006 è redattore de L’Area di Broca.
PINO BAGGIANI nasce a Vicchio nel 1960, imprenditore nel settore elettrico, appassionato di storia del territorio e dell’ambiente, titolare di un vivaio di piante autoctone toscane.
ITALO MAGNELLI nasce e cresce in Toscana, trasferitosi a Firenze da molti anni. Fotografo free lance.

Ci vuol coraggio

Risultati immagini per silvia gallerano la merda

Ci vuol coraggio. Ce ne vuole a recitare un tale monologo, completamente nudi sul palco (dove tra l’altro faceva anche freschetto); ce ne vuole a scrivere un testo come questo, che imbarazza fin dal titolo, e soprattutto ce ne vuole per metterlo in scena e interpretarlo. Ci vuole coraggio e grandissimo talendo. Silvia Gallerano (di cui ho già recensito la Locandiera) ha dimostrato di avere le “palle” per farlo. Chapeau. Gli applausi, ogni volta che si spengevano le luci e quelli finali con la Gallerano che copriva le sue nudità avvolta nel tricolore, sono più che meritati. La sala era gremita, al Teatro di Rifredi per la prima, così come nei tanti teatri europei in cui “La merda” è stata portata con successo. Cristian Ceresoli ha costruito un’opera perfetta: lo sfogo di una donna che cerca di farsi strada, con coraggio appunto (questo il suo mantra: “ci vuole coraggio”), memore dell’impresa dei Mille, compiuta da uomini “non tanto alti”, in un mondo ancora dominato dai maschi che chiedono solo sesso. Il linguaggio è esplicito, pieno di termini “forti”, ma non c’è né volgarità né pornografia: solo una donna che si mette a nudo (in tutti i sensi) rivelando una forza interiore impressionante. Impressionante come questo monologo che non può in nessun caso lasciare indifferenti.

Massimo Acciai Baggiani
Firenze, 4 maggio 2018 

“Crescevano Sogni” un romanzo generazionale

crescevano sogni_vecoli (1)Con “ Crescevano Sogni” di Stefano Carlo Vecoli edito Porto Seguro, ci troviamo di fronte al cinquantesimo anniversario dal 1968, momento che ha segnato la storia d’ Italia e del mondo; anno di svolta in cui ebbero inizio vasti fenomeni quali la Rivolta degli studenti, la controcultura, la rivoluzione sessuale, la critica all’ autoritarismo economico, politico e culturale.

Formidabile o terribile, mitizzato e criticato, il ’68 rimane un fenomeno enorme che ebbe risonanza su scala globale.

Il romanzo di Vecoli si presenta dunque come ottimo spunto di riflessione e perché no di analisi, su tutto il periodo che va dal ’68 ai primi anni Settanta. Tale arco temporale resta nella storiografia stessa, ancora per tanti permeata di antichi accademismi, un fenomeno dibattuto, controverso, strumentalizzato, da chi, da una parte, ha visto e continua a vedere nel ’68 un’ epoca nuova di vera crescita civile, di cambiamento e di  miglioramento effettivamente realizzato del mondo come posto in cui vivere; e chi invece, dall’ altra, vede nell’ agitazione sessantottina, nient’ altro che il trionfo del conformismo di massa, un’ euforia rivoluzionaria fallimentare che sfocerà nella violenza da cui avrà inizio la stagione dei Terrorismi degli anni Settanta, nel razzismo e nella grave condizione di perdita di memoria che domina il nostro presente.

Ma la storia e i suoi fenomeni si sa, non andrebbero letti guardando a ciò che dopo è accaduto;  quindi al di là di ogni interpretazione è innegabile che il ’68 fu una mobilitazione mondiale guidata dall’ azione di grandi masse popolari eterogenee sorte più o meno spontaneamente che avevano l’ obiettivo massimo di abbattere ogni elitarismo, combattendo  la corruzione politica e la discriminazione razziale, l’ oppressione sociale e lo strapotere delle élites economiche. Il tutto mosso dal primario desiderio di migliorare la vita seguendo il principio cardine dell’ uguaglianza.

Questa è la storia di un movimento internazionale di contestazione giovanile, reso realizzabile dalla piena maturazione della società di massa,  che culminò con una serie di grandi agitazioni nelle università, nelle scuole secondarie, nelle fabbriche e nelle piazze. I protagonisti indiscussi sono i giovani che vanno a costituire un gruppo sociale  caratterizzato da valori, simboli e gusti propri. Tra gli slogan più gridati ci sarà appunto: “ non fidatevi di chi ha più di trent’ anni”.

La svolta prende inizio dagli Stati Uniti, quando negli Anni Sessanta la generazione di giovani ragazzi per lo più universitari, inizierà a protestare contro quella  dei padri a causa della guerra in Vietnam e in opposizione alla forte discriminazione razziale. Tale protesta detta “ The Movement” è ciò che passerà nei libri come Movimento studentesco, manifestazioni di non violenza che portarono avanti un’ ideologia antigerarchica, democratica, alla ricerca di un modello di vita esule dalle costrizioni e dal conformismo.

Oltre all’ influenza del” Movement” e degli hippies americani, molti sono gli influssi formativi della contestazione studentesca. Tra questi il gruppo francese dell’ Internazionale situazionista che già nel 1966 diffuse l’ opuscolo: “ Della miseria nell’ ambiente studentesco” con enorme risonanza in ciò che è stato il fenomeno del Maggio francese: una vera e propria esplosione sociale, confusa e complessa, talvolta violenta ma anche ludica e festosa; un’ utopistica rivoluzione liricizzata che ambiva alla vera possibilità di una trasformazione radicale del vivere universale.

Per contrapporsi alla cultura dominante propinata e veicolata dalle università uniche depositarie della “cultura alta”, i giovani cercano nuove fonti di sapere dando vita alla “controcultura”. I temi sacri dell’ epoca andranno dall’ anarchia alla psicoanalisi, dalla filosofia al trotzkismo, dal terzomondismo all’ antiimperialismo.

Personaggi eroici diverranno Mao Tse-Tung con la sua idea di una lotta di classe infinitamente duratura, ed Ernesto “ Che” Guevara, che arriverà a coniare il nuovo modello di uomo in quanto in lui teoria e azione potevano pienamente congiungersi.

Anche l’ Italia fu investita dalla contestazione sessantottina, con una peculiarità tutta sua, divenendo il movimento di protesta più profondo e duraturo d’ Europa. Le basi dell’ esplosione della rivolta italiana arrivarono dalle riforme scolastiche degli Anni ’60: soprattutto venne criticato l’ autoritarismo, la rigidità accademica e la connotazione estremamente classista del sistema d’ istruzione. Ruolo chiave nella sollevazione di tali critiche lo ebbe don Lorenzo Milani che a Barbiana aveva fondato una scuola popolare e che nel 1967 aveva scritto con i suoi ragazzi “ Lettera a una professoressa”: il più celebre testo di denuncia dei limiti della scuola italiana di questo periodo.

La mobilitazione degli studenti italiani, iniziata nel 1967 e cresciuta nei primi mesi del 1968, portò all’ occupazione di numerose facoltà universitarie, a grandi manifestazioni di piazza e a frequenti scontri con le forze dell’ ordine come avvenne in quello che è stata la battaglia di Valle Giulia in seguito alla decisione del Rettore dell’ università di Roma di chiudere la facoltà di Architettura. Tale evento si concluse con numerosi feriti e verrà ricordato come momento fondante la rivolta che stava investendo tutta l’ Italia, con esiti e interpretazione tra le più discordanti.

Ma la specificità del Sessantotto italiano sta nell’ incontro tra il movimento studentesco e il movimento operaio; nel 1969 saranno gli operai a non far declinare il movimento degli studenti come nel resto d’ Europa, dando vita ad un periodo intenso di scioperi, agitazioni sindacali, che prenderà il nome di “Autunno caldo”. E’ in tale clima di scontri che crebbe tra i giovani l’ idea rivoluzionaria: il rifiuto dell’ autoritarismo accademico e della cultura universitaria si trasformò in un rifiuto del capitalismo e dei suoi modelli. Da qui, con la nascita di diversi gruppi politici quali “Lotta Continua”, “Potere Operaio”, ”Servire il Popolo“ “Avanguardia Operaia”, terminava la stagione del ’68 e si apriva quella degli Anni ’70.

Questo è solo un breve resoconto, una piccola finestra su quello che è stata la “Grande Storia” del vasto fenomeno sociale, politico e culturale del ’68. Una storia però che, come talvolta invece accade, non rimane arroccata nelle grandi città del mondo ma prepotentemente riesce a penetrare nelle piccole realtà locali.

Ed è da questo dialogo tra grandi eventi e microstoria di una realtà, quale quella della città di Viareggio in Toscana, che Vecoli presenta il suo romanzo riuscendo a mettere insieme elementi autobiografici, creazione letteraria e realtà storica. Protagonisti della narrazione sono i giovani di quella generazione sognante,  liceali e ragazzi con la possibilità e la speranza di poter davvero cambiare il mondo che si trovarono di fronte alle prime esperienze nella collettività come nell’ amore. Loro che dai giochi dell’ infanzia e dalle spensierate passeggiate in bicicletta con gli amici di sempre, si videro impegnati in scontri ideologici con chi da amico era diventato un estraneo e adesso poteva essere combattuto come avversario politico. Un incedere veloce delle stagioni che va dall’ adolescenza all’ approssimarsi del mondo degli adulti, da un volo d’ aquilone dopo una gara di tuffi nel blu del mare viareggino nelle calde giornate estive, agli slogan urlati in una primavera stravolgente durante gli scioperi e le manifestazioni in piazza. Un passaggio tra quello che è stato e la speranza di ciò che potrebbe essere.

“Crescevano sogni” è un libro per tutti: di riflessione, disinganni, analisi, contraddizioni, ricordi e di rievocazione per chi quelli anni li abbia effettivamente vissuti, ma anche per chi come me quella stagione di cambiamento e di desiderio di stravolgere veramente le cose abbia solo potuto leggerla e viverla attraverso un libro di storia.

BUONA LETTURA

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ROBERTA BIANCHI
Laureanda in storia