Una ventata poetica dalla Romania

Di Massimo Acciai Baggiani

Qualche giorno fa un pacco è giunto da Bucarest. All’interno ho trovato quattro libri di poesia: uno dell’amica Lucia Dragotescu (Poezii / Poezie), due di sua figlia Codruţa (Lipograme / Lipogrammi e Tautograme şi Lipograme) ed uno del poeta Aurelian Sorin Dumitrescu (Între cer şi pământ / Tra cielo e terra) [1]. Tutti editi dalla casa editrice România de Mâine durante questo sfortunato 2020. Tutti bilingui – in rumeno e in italiano – con l’eccezione di uno. Le traduzioni in italiano sono tutte di Lucia, carissima amica e collega scrittrice fin dal lontano 2007, quando la conobbi tramite il comune amico Paolo Filippi (il cui ricordo aleggia anche in Poezii /Poezie, dopo il libro esplicitamente a lui dedicato Poem-Poema / Iubire pierdută – Amore perduto [2]). Insomma, una ventata di poesia è giunta da lontano a rallegrare la giornata alla faccia del Covid.

Nel primo libro, quello di Lucia, è presente una mia prefazione (in italiano e in rumeno), a cui rimando. Lucia declama l’amore per la sua terra e le sue tradizioni, anche letterarie, e la sua apertura al mondo, ad altre culture e lingue – soprattutto quella italiana, che ama profondamente. Come dichiara l’autrice nell’Epilogo finale, il volume raccoglie la sua produzione poetica a partire dagli anni Sessanta dello scorso secolo, quando frequentava il liceo (anch’io ho iniziato a quell’età a versificare): una silloge dedicata alla figlia, pensata senza scopi commerciali, ma donata dall’autrice alle più grandi biblioteche rumene, moldave e italiane (io stesso ho consegnato le copie alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze).

Anche di Codruţa ho avuto il piacere e l’onore di pubblicare alcuni testi su Segreti di Pulcinella, insieme a quelli della madre Lucia. I suoi lipogrammi (ricordiamo che per “lipogramma” intendiamo un testo in cui è bandita una certa lettera) sono stati resi, in traduzione, semplicemente sopprimendo la lettera mancante (ma la comprensione non ne risente), mentre nell’originale la poetessa è ricorsa a sinonimi. Le poesie accennano spesso alla pandemia che stiamo vivendo, con toni apocalittici. Si parla anche di religione, ritorna spesso la fede tradizionale. Interessanti anche i tautogrammi (che, a differenza del lipogramma, è un testo le cui parole cominciano tutte con la stessa lettera – testi ovviamente intraducibili, o di difficilissima traduzione, senza perdere la qualifica di “tautogramma”): questi li ho letti direttamente in rumeno, lingua che ho iniziato a studiare l’anno scorso.

Per finire, qualche parola anche sul libro di Dumitrescu, autore pure lui presente nelle pagine elettroniche di Segreti di Pulcinella (e sempre nella duplice versione, curata da Lucia). Dumitrescu, collega bibliotecario di Lucia Dragotescu, curatrice di questa edizione (e autrice della prefazione), ha messo insieme poesie nuove e vecchie in una sorta di «confessione fatta al lettore» [3] su tematiche vicine alla sua vita: l’amore, le stagioni, la storia del popolo rumeno, le radici, i ricordi d’infanzia. Versi che vengono dal cuore, come anche quelli di Lucia e Codruţa: un cuore che batte per la poesia e per l’identità rumena.

Firenze, 26 ottobre 2020

Bibliografia

Dragotescu C., Lipograme / Lipogrammi, Bucarest, Editura Fundaţiei România de Mâine, 2020.
Dragotescu C., Tautograme şi Lipograme, Bucarest, Editura Fundaţiei România de Mâine, 2020.
Dragotescu L., Poezii /Poezie, Bucarest, Editura Fundaţiei România de Mâine, 2020.
Dumitrescu A.S., Între cer şi pământ / Tra cielo e terra, Bucarest, Editura Fundaţiei România de Mâine, 2020.


[1] Nel pacco c’erano anche le copie destinate alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (quindi anche Poem-Poema / Iubire pierdută – Amore perduto di Lucia Dragotescu) e una copia di Poezii / Poezie per l’amica Patrizia Beatini, autrice della mia fotografia in fondo al libro.

[2] Editura fundaţiei România de Mâine, 2018.

[3] Come scrive il poeta nella Premessa.

Nota sopra un romanzo giallo di fantascienza in Ido

Di Massimo Acciai Baggiani

Il romanzo breve L’asasino di Gonçalo (L’assassinio di Gonçalo in italiano) di Tiberio Madonna, idista casertano, è molte cose: è un giallo ma anche un racconto fantascientifico, è una storia spassosa, uno spaccato di ambiente idista, una metanarrazione, ed è a mio parere un piccolo capolavoro della letteratura idista italiana. L’opera mi ha incuriosito per diverse ragioni: per la lingua in cui è scritta, perché conosco personalmente l’autore [1] – è stato lui a introdurmi nel fantastico mondo dell’Ido (per chi non lo sapesse, è una lingua artificiale figlia dell’esperanto ma con meno fortuna) – e soprattutto perché vi compaio anch’io come personaggio, niente meno che sospettato di omicidio. Mi ha fatto una strana impressione leggere d’un fiato un poliziesco per scoprire se fossi io l’assassino!

Ma rispetto la regola aurea delle recensioni di gialli: non spoilererò. Concentrerò la mia attenzione, in questo articolo, su alcune particolarità di questo romaneto. L’azione si svolge nel futuro, precisamente nel 2206. Il mondo non pare cambiato tantissimo; le innovazioni tecnologiche descritte dall’autore si limitano ai mezzi di trasporto (ci saranno macchine che corrono a cinque metri dal suolo e, per i voli intercontinentali, si useranno dischi volanti di derivazione extraterrestre) e ai mezzi di comunicazione (la televisione sarà tridimensionale e “circonderà” letteralmente lo spettatore).

La storia parte dall’Internaciona Odo-Renkonto a Berlino, dove si riuniscono i più famosi odisti del mondo (odo e odisti sono chiari riferimenti a Ido e idisti), ossia poeti in aperta rivalità tra loro. I vari personaggi, come comprenderà al volo chi frequenta l’ambiente idista, sono ispirati tutti a persone reali, compresa la prima vittima, il portoghese Gonçalo [2]. Come dicevo, vi figuro anch’io, come new entry (all’epoca avevo iniziato a studiare questa lingua), anche se Tiberio mi fa troppo onore inserendomi tra i poeti idisti: in fondo ho scritto solo una poesia e un racconto in Ido…[3]

Alla prima vittima ne seguirà una seconda, poi una terza, e così via, fino a giungere a cinque: tutti odisti e tutti di volta in volta sospettati dai detective incaricati delle indagini, i tedeschi Detlef Drogi e Rudolf Scheng, i quali dovranno seguire gli indizi e sciogliere tre enigmi, spostandosi in varie nazioni europee e di oltreoceano. Pare che l’imprendibile assassino si sia messo in testa di sterminare l’intera categoria (e non facciamo battute sull’esiguità del numero…).

Al di là della storia – appassionante e divertente, si può leggere in una giornata – penso che il libro di Tiberio (naturalmente presente pure lui, quale vittima di omicidio) sia un ottimo testo per avvicinarsi alla letteratura idista. È anche un ottimo testo didattico, essendo lo stile piano e la lingua non troppo complessa; ne consiglio l’adozione in un corso di Ido. Naturalmente il mio invito a leggerlo è rivolto anche ai samideanoj esperantisti, i quali non avranno difficoltà a comprenderlo anche senza aver studiato la lingua in cui è scritto, vista la vicinanza tra Esperanto e Ido; sarebbe un’ottima occasione per superare quell’inimicizia e reciproca diffidenza di vecchia data che ancora separa idisti ed esperantisti, in fondo accomunati dagli stessi ideali di pace e fratellanza mondiale.

Firenze, 23 ottobre 2020

Bibliografia

Madonna T., L’asasino di Gonçalo, Editerio La Plumo, 2018.

Io insieme a Tiberio Madonna alla stazione di Santa Maria Novella, a Firenze (18 ottobre 2020).

[1] che me ne ha regalata una copia durante un nostro breve incontro alla stazione di Santa Maria Novella, dove ha fatto scalo tornando a casa.

[2] Riferimento a Gonçalo Neves, agronomo, poeta esperantista e idista.

[3] Un verso della mia poesia Uldie (in italiano, Un giorno o l’altro) è citato e parafrasato nel romanzo di Tiberio («Kad lu apertos lua pordo por ni?»), inoltre ho tradotto in Ido il mio racconto La lingvovendejo (che diventa La linguovendeyo).

La felicità dell’individuo

Di Massimo Acciai Baggiani

Di solito non scrivo articoli critici sulle mie letture, soprattutto se si tratta di un gigante della fantascienza quale Arthur C. Clarke (1917-2008), di cui ho apprezzato molte opere, a partire dal ciclo di Odissea nello spazio. Tuttavia il suo romanzo La città e le stelle (The City and the Stars, 1956) non mi ha soddisfatto appieno.

La storia del protagonista, Alvin, si svolge in un futuro lontanissimo. Alvin vive a Diaspar, una città con una storia di un miliardo di anni alle spalle, ritenuta – a torto, come scopriremo – l’unica città rimasta sul pianeta Terra ormai trasformato in un deserto ostile. Diaspar è un luogo affascinante ed edonistico: i suoi abitanti hanno raggiunto una sorta di immortalità grazie ai Banchi Memoria, gestiti da un Computer Centrale (quasi una sorta di divinità informatica), che li ricrea a lunghi intervalli di tempo ogni volta che lasciano il proprio corpo fisico. I Banchi Memoria provvedono a tutti i bisogni dei dieci milioni di cittadini, plasmando “magicamente” la materia. A Diaspar non si è mai sicuri di cosa sia veramente “reale”, si vive in una sorta di realtà virtuale che confonde i sensi e tiene impegnate le persone per innumerevoli vite, in modo che, nonostante la popolazione sia sempre la stessa (anche se a rotazione presente in buona parte nei Banchi Memoria) e non nascano più individui nuovi, non ci si annoia mai e non c’è decadenza.

Alvin è un’eccezione. Ad intervalli di milioni di anni nasce un Unico, ossia un individuo che non ha vissuto altre vite precedenti, destinato a grandi cose. Alvin è uno di questi. Dovrà scoprire qual è la sua missione, che coinvolge niente di meno che il destino della razza umana. Incontrerà sul suo cammino un altro personaggio anomalo come lui, anche se in modo diverso, che lo aiuterà a trovare risposte alle sue molte domande – ad esempio sul perché gli abitanti di Diaspar hanno orrore di tutto ciò che sta fuori dalla città. La sua avventura lo porterà proprio all’esterno, in un’altra città di cui a Diaspar si ignorava l’esistenza: una città altrettanto longeva ma che ha fatto una scelta opposta riguardo all’immortalità. A Lys infatti la gente nasce e muore come nel nostro tempo; vive una vita essenzialmente agreste, con un uso limitato delle macchine, ed ha sviluppato la telepatia.

Dopo l’incontro con questa seconda civiltà, la storia si sposta su altri pianeti e prende un respiro realmente cosmico – lascio questa parte finale al lettore, senza svelare altro – ma quello che mi ha colpito è la contrapposizione tra filosofie di vita così diverse; filosofie che Alvin vorrebbe conciliare, facendo incontrare di nuovo, dopo un miliardo di anni, le due civiltà, fondendole con il meglio di ciascuna. Qui il mio pensiero diverge da quello del protagonista (e di Clarke): Diaspar è un mondo perfetto così com’è, stabile, in cui il problema della morte è stato superato brillantemente. Perché dunque tornare a morire? Giusto per tornare a procreare nel modo tradizionale? Per avere intorno dei bambini?

Gli abitanti di Lys considerano che senza ricambio generazionale non ci può essere evoluzione (come se Lys non fosse rimasta immutata per eoni, così come Diaspar…) e scopo dell’amore è proprio quello di mettere al mondo figli.

«Alvin sapeva, con certezza che andava al di là di ogni logica, che per il benessere della razza era necessaria l’unione delle due culture. In un caso simile la felicità individuale non ha alcuna importanza[1] Clarke è sempre stato piuttosto sciovinista nei confronti della razza umana, un po’ in tutte le sue opere; l’individuo conta poco, ciò che conta è la “razza” a cui appartiene. La sua felicità è subordinata al trionfo della specie. Personalmente non cambierei mai l’immortalità (se l’avessi) con la conquista delle stelle da parte del genere umano. È chiaro che l’immortalità ha come prezzo l’azzeramento delle nascite, per ovvi motivi, ma mi pare un prezzo più che accettabile. Non condivido il desiderio del protagonista di cambiare lo status quo, senza il permesso di milioni di individui abituati a “morire” e “rinascere” con tutti i loro ricordi e la loro personalità, mettendo in pericolo il loro diritto ad essere immortali. Entrambe le città, Lys e Diaspar, considerano inferiori gli abitanti dell’altra, perfettamente soddisfatte del proprio stile di vita: perché cambiarlo dunque?

Clarke non approfondisce la questione, appena accennata e subito risolta dal protagonista con la considerazione sopra citata. La storia è molto più ampia, tanto che ci si perde, dà le vertigini, finisce per risultare esagerata. Viene da dire che l’autore ha fatto il passo più lungo della gamba: tutti questi miliardi di anni, di stelle, l’Impero Galattico, creature onnipotenti e disincarnate alla fine annoiano, risultano poco credibili. Si giunge alla fine del libro con un senso di vuoto, di inconsistenza. Ciò che rimane impresso, almeno a me come lettore, è proprio la città di Diaspar: un’utopia che Clarke vuol fare apparire come distopia[2]. A me non dispiacerebbe essere cittadino di questa sorta di paradiso, per quanto artificiale e legato alla memoria digitale di una macchina tanto complessa da aver sviluppato una sua personalità. Applaudo quindi a questa creazione visionaria ma sbadiglio al resto…

Firenze, 20 ottobre 2020

Bibliografia

Clarke A.C., La città e le stelle, Milano, L’Unità, 1993.


[1] Clarke A.C., La città e le stelle, Milano, L’Unità, 1993, p. 206. Il corsivo è mio.

[2] Un po’ come nel “mondo nuovo” di Aldous Huxley, il cui motto è proprio “Stabilità”.

La vera storia del mago e del professore dell’isola nascosta (prima parte)

Di Michele Ceri

Questa  che inizio adesso  a leggere, riguarda appunto :  La vera storia del Mago e del Professore dell’Isola Nascosta . Non si tratta di una vicenda inventata da me, oppure di una visione onirica, ma di un libro vero e proprio. Che ci crediate o no !  Si tratta di un romanzo scritto da un giornalista, mio amico. Io stesso  ho proposto a lui e descritto, l’argomento.
Tengo personalmente  tale testo nella biblioteca di casa, in salotto. Oggi mentre prendo il libro dallo scaffale per leggerlo, è un giorno d’autunno, quando gli alberi sono colorati di giallo e marrone, mentre per  piccoli e  giovani inizia la scuola. Quando   il sole scompare velocemente e la  notte inizia il suo racconto.
 Afferro con la mano destra il volume. Si tratta di un libro, un romanzo breve, inizialmente pubblicato da  una famosa casa editrice, ma poi uscito con il tempo, fuori dal commercio. Comunque sia conosco l’autore, che era un mio vecchio amico. Anche lui frequentava la nostra compagnia, un tempo.
 Ho  letto  la medesima opera, da solo, per ben due volte. Non mi sono mai stancato, anzi la mia curiosità rimaneva alta. Mi sono divertito molto.
 Capita che, da un po’ di tempo, legga alcune pagine di questo testo  davanti ai miei amici, quando alcune volte la sera dopo cena,  c’incontriamo nel mio salotto. Nonostante tutto  loro mi  ascoltano interessatissimi. Dedichiamo a questo  pochi minuti, poi giochiamo a carte, oppure vediamo un film.
Oggi leggerò da solo, dentro di me, interamente questo testo. Precisamente  per la terza volta. Spero che anche a voi piaccia.
Ecco, inizio…

Le Compagnie.                         

Tutto comincia  fra la fine degli anni settanta ed i primi anni ottanta, in Italia. Si,  anni musicalmente  caratterizzati  dalla disco music; ma non solo, era il momento anche dell’Heavy metal, della New Wave e  del Punk. Esistevano  gruppi come gli Iron Maiden oppure  i Metallica. E non solo,  altri ed altri ancora; per restare nell’ambito Heavy Metal, possiamo citare i Saxon,  AC DC,  Motorhead. Potrei citare nomi e nomi di gruppi, riempiendo la pagina, ma non lo farò.  ( Ma ve li ricordate i Duran  Duran?)
Inizialmente la vicenda riguarda adolescenti. Si proprio degli adolescenti.   Come vivevano, appunto loro in  quel periodo?  Uno dei divertimenti più gettonati era la Discoteca, oppure concerti di vario tipo. Andavano tutti a ballare oppure indossavano magliette particolari. Nei gruppi girava spesso e volentieri l’Hashish. I ritrovi erano svariati: dai Bar, alle Piazze, sino addirittura  ai boschi. Lì bastava una coperta un po’ di fumo e  dell’allegria per toccare il cielo con un dito, per sentirsi felici; tutti insieme. Il resto restava superfluo, le cose giravano così. Anche se il lunedì tutto ricominciava e si tornava a scuola, volenti o nolenti, felici o scontenti.
 In quel periodo i ragazzi si riunivano in  compagnie, che di solito prendevano il nome proprio dal luogo ove questi  si ritrovavano. Così esisteva la compagnia detta “ Di Via Lunga “, oppure “ Del Ponte Rosso “, ecc…
 Ecco che spunta, che  fa capolino il nostro  “ eroe “: Riccardo. Ma chi era Riccardo?  A quel tempo,  un giovane di  sedici anni, alto, magro innamorato della vita, che frequentava una compagnia di “fighetti”. Il  loro gruppo prendeva il nome dal luogo del ritrovo, era così noto a tutti come “ Compagnia del Pontone “  ( Infatti nel medesimo posto dove si ritrovavano vi era un ponte, di medie dimensioni. Inoltre un fiumiciattolo, d’estate sempre asciutto )
 Le varie compagnie si conoscevano tutte, anche se solo per nome. Fra di se i giovani si raccontavano, storie ed aneddoti e questo li rendeva allegri. Era un mondo a parte. Per lo meno diverso da quello degli adulti.
 Riccardo pur avendo sedici anni, dentro spiritualmente era assai maturo. Fumava  le sigarette sino dall’età di quattordici anni, ma  le comprava di nascosto. In molti comunque, avevano questo vizio. Riccardo anche se a modo suo, era molto amato. Forse perché era se stesso davanti a tutti e  tutt’altro che vile. Si distingueva dal gruppo, anche se faceva parte del gruppo.
In quel periodo Riccardo aveva la passione per la musica in generale, ma nello specifico per l’Hard Rock e l’Heavy Metal. Difatti spensieratamente, insieme al carissimo amico Gabriele, ogni venerdì pomeriggio di solito acquistava addirittura un disco. Questo un po’ a scapito del rendimento scolastico, anche se da lui abbastanza considerato. Aveva delle capacità superiori alla norma e qualcuno lo capiva. Voleva fare la collezione di tutti gli album, di gruppi come Black Sabbath, AC DC.
A scuola la materie più amate erano quelle umanistiche, anche se andava bene anche a matematica.
Nella loro compagnia, in molti  ,eccentrici,  indossavano magliettine  e scarpe firmate. La  sensazione che si percepiva è che loro fossero dei materialisti, attaccati a valori commerciali. Che fosse realmente vero?
 Comandati da chissà quale Dio inoltre i ragazzi della  compagnia stessa di Riccardo, ma anche altre, trascorrevano le giornate a girare con motorini truccati. Per forza di cosa conoscevano tutte le strade, non temevano niente e nessuno. La  loro compagnia ,  si componeva di dieci, dodici ragazzetti, che vivevano al massimo il loro periodo, di ragazzi. In tutto e per tutto. Ma si sa che l’adolescenza è anche mistero, è un qualcosa che dentro rimane anche quando sei  vecchio ed  è come tutta la vita: una crescita…
Fra loro, nella medesima “ Compagnia del Pontone “ vi era anche, come già accennto,Gabriele, il migliore amico di Riccardo. Quest’ultimo apparteneva se lo volessimo classificare, al tipo di persone indicabili come:  “sognatori”. Amava molto la musica, specialmente l’Hard Rock, comprava molti dischi, fornendosi in un negozio molto famoso, custodiva l’idea di formare un gruppo musicale ed esibirsi, ma per adesso quel progetto restava soltanto un  sogno…

La vacanza a R.

Con  l’ arrivo della  primavera, capitò che il loro gruppo, si ritrovasse  per parlare delle vacanze estive. Era giunto il momento preciso, si dovevano muovere per realizzare qualcosa. Stava per accadere un fatto nuovo, originale, quello di  mostrare ancora di più, al mondo intero, la loro “ribellione”, la loro  “stravaganza “.
 Si ritrovarono così  ad un bar della zona, che tra l’altro restava molto conosciuto, per discutere. Erano  le  tre del pomeriggio. Era primavera e tutto rifioriva, rinasceva anche nella natura; si potevano intuire tante cose, l’immaginazione restava forte. I partecipanti fra loro comunicavano una grande felicità. La riunione non lunga, rimase caratterizzata dagli scherzi di quei ragazzi e dalla loro vivacità. Nonostante tutto, si trovarono d’accordo. Non litigarono, anzi terminata la riunione si sentivano dentro di loro ancora di più amici, ancor più se stessi ( e non è poco).
 Tale riunione durò un’ora e mezzo e molti furono gl’interventi, i consigli, le indicazioni e anche, soprattutto le risate. Conclusero che il  loro  scopo restava quello di trascorrere una settimana a R., luogo famoso per le discoteche e la vita notturna. La cosa li attraeva tantissimo; per vari motivi.  Fra tutte le cose, di più gli piaceva e affascinava restava  il fatto d’imbroccare. Presero ciò, senza dubbio come un vero e proprio scopo, da realizzare.
Intanto il tempo correva e…
 Arrivò il 1° agosto, data della partenza. Il momento del viaggio rimase bellissimo, romantico, suggestivo anche  perché in treno.  Partirono in dieci, soltanto in due non parteciparono, forse troppo timidi. C’e l’avevano fatta.
Il ritrovo era fissato davanti all’edicola della Stazione. Il primo a giungere si dimostrò, Gianni, ragazzo di poche parole ma molto intelligente. Poi Giorgio che studente ribelle, frequentava la stessa classe di Riccardo e Gabriele. Amava e piaceva alle studentesse…
Ecco appena scoccate le otto il gruppo era al completo e tutti si fissarono per alcuni minuti, senza distrarsi troppo da quello che era la loro avventura, del momento.
Riccardo osservò l’orologio e con la sguardo si soffermò sulla sigaretta accesa di Gabriele. Questo sorrise, leggermente ma in molti lo notarono.
L’unica cosa da considerare, si tratta comunque di un dato di fatto, era la mancanza di ragazze.
Fecero il più velocemente i biglietti di andata e ritorno per poi salire sul treno.
Partirono.
 Nel treno tutti insieme risero e risero,per minuti interi. Si sentivano adesso amici più che mai, ribelli, se stessi. Poi durante il viaggio ringraziarono Gianni, che era stato l’ideatore vero e proprio della vacanza. Così durante il tragitto, si girarono verso di lui, applaudendo. Riccardo :”- Ti devo ringraziare davanti a tutti, per la tua bellissima idea. Grazie, caro.-“: Lui rimase immobile, commosso e dentro di sé percepiva una grande felicità. Poi, Gianni :”- Sono certo che ci divertiremo. Anzi, ma che dico sarà un’autentica avventura, da ricordare per sempre.-“.( Che avesse ragione ?) 
 Dopo quattro ore di treno, giunsero a R.; stavano realizzando lo scopo.
 La città stessa dove arrivarono restava di per se affascinante, così rimasero colpiti, per il fatto di essere lì, quella medesima estate. Certamente si trattava di un luogo assai alla moda, senza dubbio commerciale, consumistico, ma che nonostante tutto li attraeva assai; ragionavano da giovani.
Qualcuno già si chiedeva se ci fossero concerti Heavy Metal…
Avevano già  prenotato la villeggiatura proprio in un albergo a tre stelle, per una settimana e la spesa rimaneva bassa.
 Già appena arrivati, immediatamente capirono quale fosse la sostanza di tutto, la caratteristica fondamentale della loro vacanza. Sapevano da subito quello che dovevano fare; nel bene e nel male.  Come si può immaginare, lì  trascorrevano le giornate  sulla spiaggia e la notte  in discoteca. Raggiungevano la spiaggia al mattino e vi rimanevano sino alle cinque del pomeriggio. Dopo cena, percorrevano un po’ a piedi la strada principale, già stracolma di persone, ridendo e scherzando. Poi finalmente, una volta giunte le undici, entravano tutti insieme, in banda, in discoteca.  Vi  rimanevano sino alle cinque del mattino, spensierati e felici. Usciti li aspettava il romanticismo dell’alba,  l’odore del mare, l’amore nel cuore.
 Amavano principalmente la musica dance, ovvero la disco music,che sapeva arrivare al loro cuore per parlargli…
 In quei momenti di divertimento sfrenato, di amore e passione per la musica, una notte conobbero in discoteca tre ragazze: Laura, Giulia e Anna. Giulia era molto chiacchierona, Anna timida ma carina, Laura la più bella delle tre. Queste avevano la stessa  età. Durante una chiacchierata Laura ed Anna confessarono amichevolmente sorridendo di essere della stessa città : F. Gabriele e Riccardino risero sotto i baffi, ma poi trapelò dai loro volti una grande felicità. Gabriele:”- Ma dai, che coincidenza. Siamo tutti abitanti della stessa città.-“: Giulia, dolcissima, però non si scompose molto e fece l’occhiolino alle altre due amiche.
Poi il precedente silenzio venne rotto dalle note del pezzo “ Big in Japan “, dei favolosi Alhaville. Allora in quell’attimo, in quella scintilla, tutto il loro gruppo, di maschi, s’alzò in piedi e occupò il centro della sala da ballo. Una manciata di secondi dopo li seguirono anche le tre ragazze, da pochissimo conosciute. Poi tutti a pogare con “Jump” dei van Haelen.
Quella stessa sera presi dal romanticismo, ebbero una nobilissima idea. Uscirono dalla Discoteca che le lancette dell’orologio  segnavano le due della notte. Ma dentro di loro si sentivano ancora vivi. Così non tornarono tutti all’albergo. Si  tutti tranne Riccardo, Gabriele e altri due. Così si diressero nientemeno che sulla spiaggia. Insieme a loro naturalmente, le tre ragazze conosciute quella sera. Mentre s’incamminavano sulla spiaggia, commentarono la serata in discoteca. Parlarono molto della musica, che era varia.
Poi si distesero sulla sabbia, che Riccardo e Laura già si tenevano per mano. Mancavano tre giorni ancora, al termine della vacanza. Comunque sia Riccardo e Gabriele scambiarono i numeri di cellulari con le ragazze. Precisamente non Giulia, perché di un’altra città.
Si sentiva il mare calmo in lontananza e si notava il cielo stellato, terso, pulito, stellato, come d’estate avviene.
 Quel giorno finiva,  lasciando dentro Riccardo un sentimento di malinconia.
 Ma le cose stavano cambiando.
 Tornati alla vita di sempre, Laura e Riccardo si frequentarono da subito . Si misero insieme. Amare, si amavano.
Riccardo e Laura cominciarono la loro vita di coppia, felici di  amarsi. Tra i due  Il più contento appariva Riccardo. Infatti aveva tutto ciò che desiderava: il motorino, la ragazza, gli amici e poi,  era  giovane.
Trascorse del tempo ( un anno ? ) e arrivò l’anno dell’Esame per il conseguimento del Diploma. Riccardo avrebbe preso il Diploma Professionale, di cinque anni. Laura, invece si diplomava in scuola magistrale. La sua ambizione restava quella d’ insegnare. Voleva laurearsi in Pedagogia e quindi insegnare.
Intanto il grande rapporto d’amicizia con Gabriele, appariva ridimensionato. Si vedevano poco, anche se continuavano a stimarsi a vicenda. Accadeva che si sentissero per telefono e chiacchieravano molto. Gabriele si sentiva snobbato,ma passava sopra anche perché voleva un gran bene all’amico. Sostanzialmente lo capiva. Gabriele :”- Ciao, Riccardo ti sto chiamando dopo tanto tempo. Come stai ? Io abbastanza bene e Laura ? Lo sai che questo pomeriggio sono stato al nostro solito negozio di dischi ed ho comprato il primo Album degli “ Iron Maiden “.-“.
Riccardo:”- Ma dai. Intanto mi fa enormemente piacere sentirti. Anche se mi faccio sentire poco, per ovvi motivi, per me sei sempre un carissimo amico. Devo confessarti che non ho in casa il primo Album degli Iron Maiden. Sono però sicuro di tenere il primo Album dei “ Black Sabbath.-“:
Gabriele:”-  Mentre era dentro il negozio e consultavo i dischi, con lo sguardo mi sono girato e ho notato che passava una vespa, con un conducente ed un passeggero. Lo sai che probabilmente il passeggero era nientemeno che Anna, si Anna l’amica di Laura.-“.
Riccardo:”- Dopo tutto non è tanto strano. Anche lei abita qui.-“.
Gabriele :”- Ciao, a presto.-“:
Anche Riccardo posò la cornetta.
Intanto,  nell’animo di  Riccardo, cominciavano ad apparire i primi cambiamenti, le prime riflessioni alla luna…
 Come mai? Anche se ancora non l’ho detto,desiderava   diventare guidatore d’autobus, ciò l’attraeva molto. Almeno sino ad adesso. Però chi lo conosceva pensava tutt’altro. Tale progetto a molti appariva come un sogno irrealizzabile, una cosa senza fondamento. S’intuiva che non fosse la persona adatta e che fosse letteralmente in preda della fantasia. Ma lui rimaneva affascinato da quel tipo di lavoro, come del resto gli adolescenti con la musica.

Matrimonio.

 L’Esame di Stato non rappresentò un ostacolo insormontabile  e  così studiando molto , entrambi, lo superarono.
La giovane sostenne un bellissimo esame e ottenne un voto alto. Riccardo superò la prova, ma non ottenne grandi voti; si doveva accontentare.
Lo stesso Gabriele conseguì il diploma e successivamente fra tutti i pensieri del momento, il più duro e difficile d’affrontare era proprio quello che riguardava la sua amicizia con Riccardo.
Trascorso un anno dal diploma,  Riccardo e Laura si sposarono. La cerimonia non si fece in Chiesa, ma rimaneva un matrimonio civile e basta.
Devo dire che la festa, il rinfresco fu un momento per festeggiare. Tutti insieme. Difatti vi parteciparono tanti vecchi amici di Riccardo,  ma anche di Laura. Era un avvenimento che tutti ricorderanno, nel tempo. La cosa più sensazionale, comunque rimase l’esibizione del gruppetto musicale di Gabriele, assai bravo chitarrista. Molti gli applausi e la festa durò a lungo, sino a tarda notte.
  Naturalmente Riccardo e Laura soprattutto, toccavano il cielo dalla felicità.  Laura ( al telefono con Riccardo ). :”- Amore, sono contenta di trascorrere la nostra luna di miele, in Francia. Non sono mai stata in Francia e mi piacerebbe visitare Parigi. Ci divertiremo. Fra l’altro ho intenzione di fare tante foto.
Comunque sia il giorno di partenza è domani l’altro e oggi ci vediamo sicuramente;  non abbiamo fissato una cena al Ristorante di via N. ?.-“:
Riccardo :”- Si, cara. Abbiamo rimandato di un giorno per motivi personali. Staremo lì per una decina di giorni. E poi non ti preoccupare ci sarà molto, da visitare.-“:
 Partirono con la macchina di Riccardo. Avrebbero vistato oltre a Parigi, anche Lione… nel lungo viaggio si fermarono a metà strada, per riposarsi. Posteggiarono la macchina, in un Autogril. Non capirono se il posto fosse autorizzato, o no. Ma nella notte, verso le tre, le quattro arrivò la polizia . Un agente severamente bussò al finestrino del mezzo e li chiese i documenti. Per Riccardo e la moglie furono momenti difficili, ma andò tutto liscio.
 Tenevano accesa anche la radio e questo li riempiva di felicità. Si baciarono. Durante il riposo notturno, chiacchierarono. Le parole data la situazione avevano un sapore particolare, d’avventura. Arrivata l’alba, ripartirono.
Vorrei aggiungere come il babbo di Laura, famoso Professore era d’origine francese. Prima che Laura nascesse aveva insegnato in un liceo di Parigi, assai famoso.  Era Docente di Lingua e Letteratura francese. Amava quindi, Zolà, Maupassant, Flaubert ed altri ancora. A scuola dava molto e si basava soprattutto su” La Bestia umana “ di Zolà,  “Il Rosso ed il nero “ di Sthendal, “Madame Bovary “ di Flaubert. Poi emigrò in Italia, perché lo spostarono e anche perché aveva conosciuto e sposato un’insegnante italiana, anche pittrice. Si la mamma di Laura.
Comunque sia quando Laura nacque i genitori già risiedevano a T. Città anche di Riccardo, Gabriele e Anna, la migliore amica di Laura.
Dopo dodici ore di viaggio, giunsero a Parigi.
Osservando la Torre Eiffel, a Laura tornò alla mente come una fotografia, il quadretto, l’abbozzo sulla medesima Torre,  famosissima in tutto il mondo  che la mamma Serena aveva realizzato tanti anni fa e che anche lei stessa aveva avuto modo di vedere, da piccola. Scattarono molte fotografie. Mangiavano con dei panini all’ora di pranzo, mentre per la cena andavano al Ristorante. A lume di candela.
Altro che momenti scanzonati, per le strade con motorini truccati oppure i ritrovi nei boschi. Questa si, che era un’altra vita. Sicuramente più borghese. Ma Riccardo amava Laura e notava in lei delle qualità nascoste. Che somigliasse alla mamma pittrice?
Pernottarono in un lussuoso albergo.

Il lavoro preferito.

Finita la luna di miele entrambi trascorsero un bel periodo, precisamente  un anno, nel quale si concretizzarono molte cose.
Mentre   il tempo passava velocemente, Riccardo fortunatamente  riusciva a trovare lavoro come guidatore d’Autobus e così tutto sembrava andare bene. Aveva realizzato il suo sogno. Desiderava  ciò, sino dai tempi dell’estate trascorsa a R.. L’amico  Gabriele anche se non condivideva del tutto il sogno del carissimo Riccardo era però, felice per lui; notava che l’amico  lavorava bene e in lui si manifestava molto la predilezione verso quel lavoro. Almeno così appariva. Nella vita quotidiana di Riccardo tutto andava come doveva andare.
Ogni giorno, ogni corsa nell’animo di Riccardo era un viaggio diverso. Che l tragitti avvenissero la mattina presto, oppure terminassero verso ora di cena, non era mai del tutto uguale. Vedeva volti nuovi. Strani personaggi che parlavano al cellulare come niente fosse, scolaresche e anche ragazzi senza biglietto.
Amava quel mestiere.
 Un giorno capitò che durante una corsa, verso mezzogiorno i controllori fecero tre multe, mentre un ragazzo “punkeggiante “, sprovvisto di biglietto riuscì a scendere dal mezzo e correndo s’allontanò. Alcuni passeggeri assai sbalorditi, quasi sgomenti invocarono addirittura l’ambulanza. Ma Riccardo dal canto suo, continuò la corsa, senza troppo lamentarsi. Arrivato al capolinea, tutti scesero, tranne un ragazzetto robusto e alto, dell’età di dodici, tredici anni. Il nostro guidatore un po’ sorpreso gli chiese:”- Come va? Sei piccolo, cosa ci fai ancora sull’autobus? Dove abiti?.-“:
Il ragazzo non si scompose per nulla e spiegò le sue ragioni a Riccardo. Era salito sull’autobus , senza una precisa meta, per fare un viaggetto, per divertirsi un po’.
Rimase d’accordo con Riccardo che sarebbe immediatamente tornato a casa.
Anche il ragazzetto era stato spettatore della fuga del “ Punk “ e così il pomeriggio narrò la vicenda agli amici. Qualcuno rise, altri rimasero incuriositi e  scioccamente desiderosi di fare avventure simili.
Comunque il lavoro per Riccardo rimaneva molto duro. Del resto l’orario pieno era di sette ore giornaliere e a volte lavorava anche la domenica e i giorni di festa.
Ma in casa per Riccardo, cominciavano a manifestarsi piccole incomprensioni. Il babbo che  lavorava in un Bar, assieme alla mamma, non vedeva  bene il lavoro del figlio. Ma però era felicissimi del matrimonio con Laura. Anzi, stimava la giovane anche per la sua provenienza borghese.
Una volta, si un martedì Riccardo e la moglie furono invitati a cena dai genitori di Riccardo. Si trattava di uno degli ultimi momenti di tranquillo matrimonio, fra i due.
L’ideatrice dell’avvenimento era la mamma di Riccardo.
La cena buonissima rivelò ancora di più la bravura in cucina delle madre di Riccardo.
La discussione della serata partì con la politica, ma poi lentamente scivolò su argomenti strani, misteriosi che venivano dagli ospiti considerati anche solo per parlare, anche se dentro venivano da questi, smossi. Ad esempio il gioco dei tarocchi, l’astrologia, ed altro ancora.
Pochi giorni dopo la cena, mentre Riccardo felicemente lavorava , accadde però l’inevitabile: Laura lo lasciò. Non specificò nemmeno tanto il motivo e Riccardo venne  scosso profondamente.  Dentro di sé  sentiva il dolore, forte, intenso, non controllabile. S’interrogava continuamente, si chiedeva  perché Laura lo avesse lasciato così, si domandava come mai così tanto soffrisse e in quei momenti  guardava spesso l’orologio, impaziente.
Il motivo della separazione: Laura preferiva un altro fisicamente, poi era disgustata dal fatto che il marito lavorasse come guidatore d’Autobus.
Si separarono, con atto civile.
 Dopo due dolorosissimi giorni, ancora scosso lo chiamò  l’amico di una volta: Gabriele. Chiacchierarono molto. Gabriele, fra tutti riusciva a capirlo più di chiunque altro. Tra l’altro un prossimo pomeriggio, s’incontrarono ai giardini e chiacchierarono  molto.
Gabriele :”- Ti sono molto vicino. Secondo me anche le cose negative possono essere trasformate in positive. Come in fondo sosteneva M. E., teologo medievale, bravo ma poco studiato. Ma perché non tenti la strada dell’arte. Non so, per me la musica ha un grande valore. E poi,  non dirmi che sei nato per fare il guidatore d’ Autobus.-“.
Riccardo :”- Sii. Ti ringrazio per l’aiuto ed i consigli. Ma la cosa principale è dimenticare Laura.-“:
Gabriele: “- Non c’è dubbio.-“:
 Giunse il primo  cambiamento : si licenziò da guidatore d’autobus. Questo avvenimento rese immediatamente  allegri sia  suo  babbo che  Gabriele . Per non parlare degl’ altri…
Cambiamento di vita.

Quello che un giorno sarebbe comunque sia diventato perlomeno un serio Mago ebbe, come già detto un forte periodo di crisi . In quei giorni i  familiari, Gabriele e gli amici non lo riconoscevano più, era cambiato,  anche fisicamente, dimagrendo assai. Era arrivato a dimagrire  ben dieci chili.  A  tutti quelli che lo conoscevano dispiaceva che soffrisse ma  lui non trovava lo stesso un istante di sollievo e dentro di sé li ringraziava; percepiva la loro solidarietà, lo loro infinita stima. Tutti, comunque avevano intuito tutto  da un po’ di tempo e adesso temevano che le cose potessero anche peggiorare; volevano intervenire in tempo, per evitare aggravamenti, quindi  per aiutarlo gli consigliarono di allontanarsi dalla città, almeno  per un periodo.  Il  suggerimento arrivò soprattutto  dal padre, che era preoccupato molto, per le sorti del figlio.  Destinazione:  una casa colonica di proprietà di un  cugino dello stesso genitore. Un parente alla lontana ma ospitale…che tra l’altro  Riccardo aveva visto soltanto un paio di volte da piccolo, ma di cui aveva sentito  parlare.  Arrivava il momento di conoscerlo, del resto faceva parte della famiglia e non era assolutamente uno sconosciuto.
 Molte rimanevano le domande che Riccardo si poneva, riguardanti soprattutto il futuro.
 Scopo principale dell’allontanamento :  dimenticare Laura ed il suo sorriso indigesto.
Continuava il periodo di grande sofferenza, così d’accordo con se stesso e senza pensarci due volte, ascoltò il consiglio del babbo e prese velocemente la decisione di recarsi fuori città, per stare meglio, per migliorare. Non aveva molte alternative. Restare in città lo faceva soltanto soffrire. Il padre così contattò il parente e si mise d’accordo. Il familiare era assai incuriosito e fece molte domande al babbo . Parlarono a lungo, anche scherzando. Padre: “- Ciao, era molto che non ci parlavamo. Direi, anzi che sono passati due anni da quando ci vedemmo per l’ultima volta. Ci vedemmo un giorno, si c’incontrammo per strada. Però se ti ricordi da piccoli eravamo anche un po’ amici. Si in quel periodo abitavamo vicino e giocavamo insieme. Ah sono trascorsi tanti anni…
Ti ho chiamato perché ho a cuore una cosa. Mio figlio, si Riccardo, non sta affatto bene. Si, si è lasciato da una decina di giorni con Laura, la sua ex moglie. Ma da quel giorno sta passando una brutta crisi interiore.
Secondo il mio parere avrebbe bisogno di allontanarsi dalla città, almeno per un periodo. E so, che te per l’appunto vivi in campagna. Vorrei vivamente che tu l’aiutassi, gli stessi vicino.-“:
Antonio:”- Ciao, prima di tutto. Mi dispiace molto che Riccardino non si senta bene. Lo voglio sicuramente aiutare. Sono curioso, voglio conoscerlo. Per me può traslocare per un periodo e vivere qui, anche per due mesi ( anche sei mesi ). Ma va bene, per la decisione del giorno  dell’allontanamento ci metteremo d’accordo poi…-“:
Padre :”- Mi hai reso felice. Va bene, ci metteremo d’accordo. Comunque sia per me mio figlio può abitare lì da te sino da lunedì, prossimo. Oggi è venerdì, poi…-“:
Ma facciamo un passo indietro, nel tempo.  Tanto per capire chi fosse questo Antonio.
Era originario di una città nella Tambardia, circondata dai  monti Cavallini che erano una catena montuosa assai famosa, anche per il turismo.
Antonio era nato lì, a Millone, precisamente  il 3 aprile 1958. Non aveva né fratelli né sorelle. Ma il babbo era Direttore scolastico e la mamma cucitrice.
Antonio riuscì a prendere il Diploma. Cercava con grande volontà d’emanciparsi il più possibile,di arrivare ad una prestigiosa professione.
È risaputo che da piccolo giocava, a volte, con il padre di Riccardo. Entrambi erano molto vivaci.
Riuscì a diplomarsi e a dedicarsi al giardinaggio.
 Ironia della sorte, senza farlo apposta  il babbo ereditava da un parente , la villa di Oltrarno…
Così Antonio e tutta la famiglia, si trasferirono. Con la grande felicità di Antonio.
La villa restava un po’ lontano dalla città. Grande internamente era circondata da un bellissimo giardino. Magico.
Antonio s’apprestava ad esercitare  il mestiere di Giardiniere, quando un’amica del babbo che gli s’era un po’ affezionata, gli consigliò di studiare sia la chitarra che l’Astrologia e altre materie esoteriche. Il lontano parente di Riccardo, acconsentì.
Da quel momento in poi l’Astrologia, la chitarra e il giardinaggio diventarono il vero scopo della propria vita. Per anni si dedicò a tali argomenti.
Arrivò domenica, il giorno precedente alla  partenza;  Riccardo si domandava quale sarebbe stato il suo futuro. Ultimo giorno di un periodo, quella mattina si percepiva nell’aria  una dolce  energia, l’aria odorava di un qualcosa di nuovo, di non tangibile con la ragione, un qualcosa che colpiva il cuore, i sentimenti, inevitabilmente. Molti erano i sentimenti che Riccardo percepiva; ripensava al passato, al periodo della scuola e all’amicizia con Gabriele. Infine alla vacanza a R., la conoscenza di Laura.
 Fece  i preparativi, molto velocemente. Portava con se anche alcuni libri, di letteratura ed un flauto a cui teneva molto.
Lasciava la città per dimenticare, crescere, maturare .
 Quel medesimo giorno, quell’ultima  sera la notte, al contrario del giorno, si mostrò dura, prepotente, come a significare   con durezza la fine di un periodo ; s’udivano dalle finestre  raffiche di vento… lui anelava ad un cambiamento.
Il giorno aveva indicato un cambiamento che la profondità della notte percepiva.
 Nel sonno, verso le sei del mattino in preda alla malinconia, s’affacciò alla finestra di camera. S’accese una sigaretta. Sembrava come se volesse memorizzare quel paesaggio, quell’istanti, nella mente, per sempre, come il volto di Laura.
Trascorsa la notte, il mattino seguente partì. La casa del lontano  parente non restava lontanissima dall’abitazione di Riccardo, anche se situata in campagna. Desiderava senza dubbio recarvisi in bicicletta e iniziò così il tragitto. Ma dopo poco s’accorse di essere stanco e di chiedere troppo a se stesso. Era anche molto spossato ed agitato. Allora per non peggiorare ancora la situazione,  domandò  al babbo  che già restava  molto preoccupato, d’accompagnarlo e  questo acconsentì.  Salì  in macchina. Alla radio trasmettevano canzoni Heavy metal e questo  diffondeva un  senso  di ribellione, che coincideva con l’avvenimento.
Quando giunse davanti al portone, ad aspettarlo vi era proprio lui, Antonio: il cugino del babbo. Entrambi si sentirono felici e godettero dell’imprevedibilità  del momento, della vita. Chi l’avrebbe mai detto, qualche anno prima?
 Si incontrarono e  si salutarono sulla porta della villa. Adesso, in quel medesimo momento Riccardo ed Antonio si conoscevano direttamente. Riccardo:”- Che piacere, conoscerla.-“:
Antonio:”- E si, ti ho visto alcune volte da piccolo, adesso ci conosceremo. Benvenuto.-“:
 Per Riccardo cominciava un  nuovo periodo e certamente neanche troppo  breve. Riccardo sapeva che avrebbe trascorso un po’ di tempo ospite del  parente e così accadde che, con il tempo, con il passare dei giorni, delle settimane, gli  narrò tante cose. Soprattutto  di Laura, da cui si era appena separato.
 Il  biscugino si dimostrò curioso e si rese conto della sofferenza del parente. Capiva di essere il solo, in quel momento a poterlo effettivamente aiutare e  soffriva per lui.
Antonio  l’ ascoltava, prestava attenzione al racconto che era molto lucido ma pieno di dolore. Narrò tutto, dai rapporti con i genitori sia da piccolo che da grande, delle Compagnie, dell’amico carissimo Gabriele. Ed infine della vacanza a R., dell’amore per Laura, del progetto di guidare gli autobus, sino alla separazione.  Riccardo spiegò al parente che Laura  desiderava addirittura il divorzio. Riccardo:” Tutto questo mi rende infelice,malinconico e triste. Poi che devo dire, è stata lei a lasciarmi. Non prova nessun affetto per me, sono sicuro.-“: I due si guardavano spesso  negl’occhi, questo li attraeva, uno verso l’altro.
 Piano piano, il parente apparve per ciò che veramente era. Si svelò la sua vera essenza, carica di magnetismo, pronta ad aiutare il prossimo, per indole.  Una persona fuori dal comune,  particolare ed interessante. Magari, forse un po’ distratta, fra le nuvole, ma piena d’interessi, molto attiva intellettualmente.  L’aspetto era dichiaratamente di uomo maturo, ma conservava dentro di sé aspetti di ragazzo. Come la naturalezza, l’ironia e la voglia d vivere.  Portava una barba lunga, assai curata. La propria attività, il suo secondo principale interesse, rimaneva misterioso. Oltre a lavorare nella villa, come agricoltore, insieme ad altri,  s’interessava, di religioni orientali, segni zodiacali e altro…  ma restava comunque sia, una persona seria.
Tra Riccardo ed Antonio, piano piano si era creato un ottimo rapporto, di simpatia e felice amicizia. Quest’ultimo, durante le narrazioni  lo guardava alzando ogni tanto lo sguardo; mentre Riccardo a volte  interiormente avrebbe voluto  scappare, fuggire per  tornare da Laura  e abbracciarla, per sempre. Ma si trattava soltanto di pensieri, o meglio d’immaginazione.  In un momento molto intenso poi, gli scesero stille di pianto e così il parente per aiutarlo lo consolò vivamente, abbracciandolo.
Riccardo :”- Vorrei parlarti di un altro problema. Eh si, un tempo, qualche anno fa, custodivo dentro di me un grande sogno: guidare l’autobus. Infatti, dopo il diploma ho fatto domanda all’At. e fortunatamente mi hanno assunto. Anche se tutti, genitori, amici, pensavano che tale lavoro non facesse per me, io continuai per la mia strada. Conservo nel mio cuore tanti ricordi, di quel mestiere. Però ultimamente mi sono licenziato e non provo nessun dispiacere. Ma adesso non so nemmeno che lavoro fare…-“:
Antonio:”_ Mi dispiace assai che tu stia male. Ti parlerò di me stesso, se sei d’accordo. Potrebbe esserti utile. Sai che io ho molti interessi, anche controcorrente.-“:
In dei momenti Riccardo veniva preso dalla nostalgia, nostalgia di casa, dei genitori ed amici e anche della vecchia vita. Ma percepiva che le cose andavano per il verso giusto, anche se alto restava il dolore, soprattutto nel ricordare…
  Il bis cugino, cosciente dell’importanza della cosa, gli stava insegnando anche a curare il giardino.  Inoltre cercava d’aiutarlo attraverso la musica. Ovvero cominciò ad insegnarli, con grande passione come si suona la chitarra; sicuramente non era cosa da poco, ma comunque Antonio partì nell’insegnamento dagli aspetti basilari, ovvero le note, il solfeggio. Inoltre insieme ascoltavano pezzi di musica importanti. Di vario genere. Riccardo si perdeva, dietro brani musicali, anche classici. Ed Antonio era contentissimo di trasmettere a Riccardo i suoi mestieri.
 Il giardinaggio, ma anche lo studio della chitarra lo  stancavano molto. E molto tempo della giornata lo trascorreva così. Dopo  si coricava presto, sicuramente dopo cena, ma presto e senza ascoltare la televisione, chiuso in una stanza per ospiti e con la radio accesa.  Al mattino presto si svegliava,quando tutto prendeva forma, il vento, il suono degli uccelli e il suo stesso animo si mescolava con il resto. Solitamente tirava un vento freddo e leggerissimo, che si fermava sul loro volto e così iniziava la giornata.
Anche la stanza restava particolare, eccentrica.  Appesi al muro alcuni poster. Vi era un balcone che dava proprio sul grande giardino. Riccardo propose ad Antonio di fotografarlo mentre si sporgeva dal balcone, per osservare il panorama.
 Antonio gli fece notare, prima di lasciarlo nuovamente a se stesso, due cose tra di loro simili.
La prima, rivela la grande capacità intuitiva del bis cugino. Questo fece notare all’allievo come fosse realmente portato per alcune specifiche materie ( Astrologia, tarocchi e altro.) La prima caratteristica, assai evidente era il naso un po’ spostato verso destra e il secondo un dito, l’alluce rivolto all’insù. Caratteristiche interessanti che rivelavano una certa insita bravura nelle suddette “filosofie “.
Inoltre gli narrò come esistesse proprio nell’oceano un’Isola allo stesso momento inquietante e misteriosa. Si trattava nientemeno che dell’Isola Nascosta. Quell’isola riservava vari segreti, alcuni ancora irrisolti. Dallo studio e dall’analisi dei resti antichi presenti lì, si capivano tanta cose sull’antichità, addirittura sulla preistoria. C’è anche qualche studioso che sosteneva tesi interessanti sul contatto dei primi abitanti dell’Isola, nientemeno che con gli extraterrestri.
Antonio:” Non ci sono mai stato, ma né ho sentito molto parlare anche dalla mia “insegnante”. Ho visto alcune foto.-“:
Intanto  l’ estate stava terminando.  Venne un temporale fortissimo e i due si ripararono  nella villa. Aveva anche ricevuto quella stessa mattina una lettera da Gabriele, che dopo mesi si faceva risentire. La missiva era profonda.
 Ascoltarono l’album The Wall, dei mitici Pink Floyd e contemporaneamente lesse ad alta voce a davanti ad Antonio, la posta dell’amico carissimo.
Nella lettera Gabriele informava come Laura ed Anna, la vecchia amica, si erano imbarcate per lavorare in navi da crociera.
L’estate finiva, la pioggia divideva le stagioni, Riccardo era cresciuto interiormente, s’intende. Si era molto arricchito, si interiormente.
Rimase lì sino a dicembre,  ai primi giorni d’inverno. Complessivamente  aveva abitato fuori casa, per otto mesi. Ma certamente adesso si sentiva più sicuro, meno deluso, non più innamorato. Il che non è affatto poco.
Il periodo di lontananza da casa, da tutto e tutti era concluso.
 Così tornò a casa, in città. Lasciava tutto alle spalle, Laura, il lontano parente e la nuova vita nella Villa.
I genitori l’accolsero felicemente. Il babbo arrivò al settimo cielo e ringraziò , di persona e vivamente il parente per il proprio aiuto.
Tutto questo contribuì ad aumentare fra loro due i sentimenti di stima e orgoglio.
  Ricorderà per sempre anche la villa dove aveva abitato, che tra l’altro era molto grande e situata nel verde di una campagna  che odorava di saggezza. Ormai restava chiaro; si trattava di uno spartiacque, nella sua vita. Esisteva così un prima ed un dopo. In tutto e per tutto.
Nel seguente periodo si ricordò dell’interesse che Antonio coltivava per alcune materie e così decise lui stesso di dedicarsi, in particolare all’ astrologia, ai tarocchi. Tali conoscenze diventarono per lui oggetto di studio approfondito.  Del resto già era rimasto affascinato dalle parole del  lontano parente, quando suggeriva alcuni argomenti. Con il tempo riuscì a diventare addirittura semi-professionista. Il  cugino del babbo,  venne informato di ciò: provò immenso piacere.
  Non salì più sull’autobus, nemmeno per spostarsi, preferendo la macchina oppure la bicicletta.
Il periodo di lontananza era servito e non poco.
Riccardo, con il tempo venne soprannominato: Il Mago. Ma da chi venne così chiamato? Proprio dal suo vecchio amico :  Gabriele.    Il loro legame rimaneva sicuramente molto forte, come vedremo in seguito. Le loro strade si sarebbero di nuovo incontrate… erano amici dai tempi della vacanza a R., momento in cui Riccardo aveva conosciuto Laura.

La nuova  professione.

Intanto il soprannominato Mago, in seguito al periodo di lontananza, si dedicava tutto e per tutto nell’ approfondire alcuni argomenti. Leggeva, leggeva, libri comprati in una specifica libreria. Di chi libreria si trattava?
Era situata vicino casa di Riccardo, ma non si notava molto. Infatti si trovava su di un angolo, vicino ad una farmacia. Vendeva anche libri usati e di tutti i tipi. Dai romanzi e le poesie ai saggi storici, per arrivare proprio a libri di tipo esoterico-astrologico, ecc..
Il nostro protagonista  capitava lì due, tre volte alla settimana e vi spendeva abbastanza soldi. Ma sapeva, aveva capito che quella era la strada giusta. A volte si fermava anche a chiacchierare con il proprietario; persona già di un certo livello culturale e assai preparato anche in materie inerenti l’esoterismo. Di corporatura era slanciato, con due spalle abbastanza forti, anche se non grandissime. Il suo corpo misurava il metro e ottanta.
Capitava che il “Mago “  e lo stesso Michelangelo, ovvero il proprietario, chiacchierassero assai.  Impiegavano il pallido tempo pomeridiano a discutere di vari argomenti ( Fra cui anche la storia e la letteratura ). A volte s’affacciavano clienti che non si curavano della discussione per poi partecipare animosamente anche loro.
 C’era da sbizzarrirsi, ve lo assicuro.
Un mattino, mentre stava consumando la colazione squillò il suo cellulare. Si lo stava chiamando Antonio si il biscugino. Riccardo inizialmente non ci credeva e s’impappinò molto; la voce gli era come cambiata era calata di tono. Poi sorrise.
Antonio :”- Dai, sono io, sono proprio io. Come te la passi?.-“:
Riccardo :”- Ti abbraccio. Mi fa molto piacere sentirti. Dal periodo della mia lontananza è già passato più di un anno. Nonostante il tempo, mi ricordo vivamente di te.-“:
Antonio:”- Ho saputo da tuo padre che hai continuato a dedicarti alle materie esoteriche, come ti avevo insegnato. Prediligi l’astrologia? Fai i tarocchi? E la psicomagia?.
Comunque sia ti sto chiamando per invitarti a partecipare ad un corso di Astrologia, a Torino presso la Biblioteca Thoreau. Sei d’accordo? Non preoccuparti per il viaggio, ho la macchina e guiderei io.-“:
Riccardo:”- Sono felicissimo. Parteciperò al corso, quasi sicuramente. quando si  svolge ?-“:
Antonio:”- In questo periodo prenatalizio, ovvero fra una settimana.
Volevo aggiungere che le spese ci verranno rimborsate.-“:
Riccardo:”- Grazie, ti farò sapere in settimana.-“:
il “Mago” riflettette per qualche giorno e poi decise che avrebbe sicuramente partecipato al Corso.
Avvertì il parente e i due fissarono il giorno della partenza.
Dentro di se Riccardo già immaginava come il corso sarebbe stato interessante e istruttivo. Un evento da non perdere, dunque…
Trascorsa una settimana, arrivò il momento di partire.
Il corso risultò essere interessantissimo. Tanti gli argomenti e gli autori trattati.
Per caso i due incontrarono la stessa Giulia, amica di Laura e che Riccardo aveva un po’ conosciuto nella vacanza a R., anni fa.
 Infatti Riccardo volse lo sguardo indietro, quando  avvertì che una giovane donna lo stava salutando. Si scambiarono due occhiate veloci; senza parlarsi si presentarono, per poi abbracciarsi.
Erano commossi.
Il bis cugino fece una risatina sotto i baffi, per poi presentarsi a Giulia.
 Il corso era principalmente incentrato sull’Astrologia, che è una scienza molto complessa. Ma in alcuni momenti vennero considerate anche le religioni, i tarocchi e la psicologia.
Il “ Mago “ tornò un po’ indietro nel tempo con il pensiero, si a quando guidava gli autobus. Ma per un attimo. Si sentiva cresciuto e dentro di se percepiva Gabriele, che lo consigliava.
Adesso stava diventando un semi-professionista e la cosa lo rallegrava, gli dava impulsi di curiosità.

Italiano L2/LS fai da te

Di Massimo Acciai Baggiani

In questi giorni è uscito un interessante libro di un amico e collega docente, nonché poeta [1] e scrittore. Si tratta di Italiano L2/LS fai da te di Roberto Balò, un testo rivolto agli insegnanti, o meglio “facilitatori linguistici”, che nasce dalla lunga esperienza dell’autore presso l’Accademia del Giglio – la scuola fiorentina da lui fondata e diretta insieme a Lorenzo Capanni e Cecilia Pontenani.

Roberto conosce a fondo la materia, sia dal punto di vista teorico che pratico (tra i ringraziamenti figura anche Alan Pona): la sua guida attinge molto dal blog adgblog.it, diventato poi una testata giornalistica registrata; un’autentica miniera di materiale accumulato negli anni, preziosissimo per chi svolge il nostro mestiere. Le attività proposte da Roberto sono varie e coinvolgenti, ad ogni livello. Roberto invita gli insegnanti a sfruttare i nuovi media, risorse eccellenti se usate con creatività: il suddetto blog contiene infatti moltissimi materiali audio e video, tratti dalla rete e didattizzati ad hoc. È stato infatti dimostrato che per abbassare il filtro affettivo è utile usare le stesse tecnologie, gli stessi linguaggi informatici usati dalle nuove generazioni di “nativi digitali” – e che comunque l’uso delle immagini, ad esempio, è ottimo anche per studenti più in là con gli anni.

Non dobbiamo temere, noi insegnanti, di proporre spezzoni di film, videoclip, canzoni, insomma materiali autentici ed attuali: le vecchie lezioni frontali, col solo ausilio del libro di testo, sono superate; occorre guardare al futuro. Trovo ottima a tal proposito l’idea di Roberto di inserire, in appendice, delle tabelle con film e canzoni consigliati per i diversi livelli e obiettivi didattici.

In conclusione, da insegnante ho scoperto un tesoro inaspettato, che sfrutterò con i miei studenti. Consiglio con piacere la lettura di questo manuale e… buon lavoro a tutti!

Firenze, 10 ottobre 2020

Bibliografia

Balò R., Italiano L2/LS fai da te. Guida pratica per insegnanti/facilitatori linguistici, Bergamo, Sestante edizioni, 2020.

Roberto Balò

[1] Di lui ho recensito la sua silloge Cartografie, vedi Acciai Baggiani M., Viaggi e mappe di Roberto Balò, in Letture per la quarantena, Firenze, Edizioni Segreti di Pulcinella, 2020, pp. 172-173. Ho inoltre scritto la prefazione della sua ultima opera letteraria: il poema di fantascienza Saga (Porto Seguro, 2019).

Fanny Sweetbread

Di Massimo Acciai Baggiani

Il primo libro che ho letto di Margherita Pink (è uno pseudonimo), Mimì e gli altri [1], mi era piaciuto, ma Fanny Sweetbread e il risveglio di Eromur devo dire che mi è piaciuto molto di più. Si tratta di una storia fantasy caratterizzata da una grande vena creativa che ricorda il miglior Michael Ende. La possiamo definire anche una favola moderna, con frequenti richiami all’attualità. L’autrice ha dato vita a personaggi indimenticabili, sia tra i buoni che tra i cattivi – il tema cardine è infatti l’eterno scontro tra il Bene e il Male – quali ad esempio la dolce protagonista, una bambina di pane zuccherato creata dalla panettiera/pasticcera Perla (insomma, una versione al femminile di Pinocchio), e i suoi amici Alba, Tramonto, John Green, eccetera. Sul campo si schierano rettiliani, fate, gnomi, creature senza cuore e senza sangue, draghi, samurai e chi più ne ha più ne metta: parrebbe un guazzabuglio, ma magicamente la storia scorre con la sua coerenza e riesce a catturare l’attenzione dei lettori, e non solo quelli giovanissimi a cui è indirizzata (la buona narrativa per la gioventù è godibile anche dagli adulti).

Due in particolare sono le cose, marginali alla storia, che hanno attirato maggiormente la mia attenzione: da linguista mi ha incuriosito la “lingua verde”, parlata dalle fate, ispirata al ladino, e la descrizione del sistema scolastico di Cornelia (la città immaginaria dove si svolge il romanzo). Quest’ultimo, descritto nel capitolo 12, mi ha fatto ripensare alle mie considerazioni sulla scuola che avevo espresso nel mio racconto-saggio La nevicata [2]. Le curiose materie di studio – la “sentimentalstoria”, la “superecertaecosostenibilità”, il “pentapitagoresimo”, la “ciclicità umana” e il “loveworld” – sono fantastiche, ma soprattutto condivido l’invito, rivolto ad ogni bambino, ad «ascoltare la propria “canzone del cuore” […] e seguire la propria “leggenda personale”». Penso che sarebbe utile farlo anche nelle nostre scuole italiane anziché riempire la testa dei bambini con nozioni inutili, imparate a pappagallo.

Un altro punto di forza del romanzo sta nell’umorismo, di cui le pagine abbondano, e nei giochi di parole (a partire da vari nomi di personaggi), senza dimenticare i moltissimi riferimenti culturali che magari sfuggiranno ai lettori più giovani ma che forniscono più livelli di lettura. Un libro insomma di cui consiglio la lettura a chi sa abbandonarsi alla fantasia e non ha il vizio di prendersi troppo sul serio.

Firenze, 11 ottobre 2020

Bibliografia

Pink M., Fanny Sweetbread e il risveglio di Eromur, Autopubblicazione, 2020.


[1] Felice Felino & Margherita Pink, Mimì e gli altri, Autopubblicazione, 2020.

[2] In Acciai M., La nevicata e altri racconti, Montag edizioni, 2013 (terza edizione: ilmiolibro.it, 2017).

Un anno che passerà alla storia

Di Massimo Acciai Baggiani

Non c’è alcun dubbio che questo 2020 (“anno bisesto, anno funesto”) sarà ricordato come l’anno del Covid, così come non c’era dubbio che questo evento di portata mondiale avrebbe ispirato gli scrittori e artisti di tutti i generi. Chi infatti meglio di uno scrittore può raccontare gli stati d’animo di chi quest’epoca l’ha vissuta in prima persona? Chi può trovare le giuste parole per un evento che mette a dura prova chi vuol raccontarlo senza cadere nella retorica?

Di libri sul Covid-19 ne sono già usciti diversi, mentre scrivo in questo inizio di autunno – quando, se non dalla pandemia, siamo almeno usciti dal lockdown – e così di antologie a tema cominciano a riempirsi gli scaffali. Quella di cui voglio parlare in questo articolo – a cui ho partecipato anch’io con un mio testo scritto a marzo, in piena quarantena – presenta molti aspetti interessanti. Racconti ai tempi del coronavirus, edito da Booksprint edizioni ad agosto, raccoglie le testimonianze di 239 autori che in 638 pagine hanno composto un mosaico molto variegato di come quest’evento epocale ha inciso nella vita degli italiani. Si tratta quindi di storie vissute – con alcune eccezioni di storie fantasiose, come quella dell’amico Carlo Menzinger – che parlano di vite stravolte, paure, eroismi, fragilità e resilienza: insomma un prezioso documento per i posteri che sarebbe interessante riesaminare tra qualche anno, ma che è utile leggere anche adesso che nel Covid ci siamo ancora dentro.

Da poco il numero dei decessi nel mondo è diventato a sette cifre, mentre in Italia i numeri stanno salendo dopo i minimi raggiunti in estate. Colpa dell’allergia degli italiani verso le regole? Di negazionisti e complottisti? Di una gestione “all’italiana” dell’emergenza? Oppure ci troviamo davanti a un nemico contro il quale non ci sono misure realmente efficaci? E i vaccini, saranno davvero la soluzione? Saranno sicuri? Gli storici del futuro potranno vederci meglio di noi, che stiamo vivendo questa situazione dall’interno e difettiamo del distacco necessario. Anche a loro consiglierei la lettura di questo libro, voluminoso e, direi, esaustivo sui diversi atteggiamenti che i miei connazionali hanno adottato nei mesi della reclusione, quando si poteva uscire di casa solo in certi casi e con l’autocertificazione.

Da un punto di vista stilistico e letterario, i racconti-saggi (alcuni veri e propri articoli giornalistici) sono quasi tutti di ottimo livello. La “squadra” messa insieme da Vito Pacelli, curatore dell’opera, per raccontare il lockdown è ovviamente molto eterogenea: uomini, donne, giovani, meno giovani, mamme, single, meridionali, settentrionali, lavoratori, disoccupati… insomma di tutto e di più, ognuno con la sua voce, il suo vissuto, i suoi problemi, le sue soluzioni. Tutti accomunati da un sentimento di viva preoccupazione ma anche di speranza: la speranza che questa crisi mondiale ci insegni ad essere migliori, più attenti alle sorti del pianeta, più rispettosi del prossimo, più consapevoli nel vivere i nostri giorni, senza dare per scontata la “libertà” di cui godevamo “prima”.

Questo libro è utilissimo per chi vorrà studiare il fenomeno Covid in Italia, da un punto di vista sociologico e psicologico, ma anche per il lettore non specializzato: è una storia che coinvolge anche lui, a cui nessuno può restare indifferente.

Firenze, 10 ottobre 2020

Bibliografia

AA.VV., Racconti ai tempi del coronavirus, Booksprint, 2020.

La magia dell’estate e dell’infanzia

Di Massimo Acciai Baggiani

Da bambino adoravo l’estate; adesso non è che proprio la odio ma certo non è la mia stagione preferita. Oggigiorno per me la cosa più bella dell’estate (con l’eccezione di quest’anno sciupato dal Covid) è il mio viaggio a Sappada.

Sul finire di quest’estate 2020 mi è capitato tra le mani un libro di Ray Bradbury che mi ha catturato fin dalle prime pagine. Si tratta di un romanzo di formazione del 1957 intitolato L’estate incantata. Bradbury l’ho sempre apprezzato come autore di genere fantastico, quindi ho dovuto faticare un po’ per vederlo in un’altra veste, ma alla fine ho riconosciuto la sua vena poetica e sognatrice che traspare anche in pagine realistiche (o di “realismo magico”, come le definisce Wikipedia) e me lo sono goduto fino all’ultima pagina.

Si tratta di un romanzo corale, un po’ alla Verga, anche se il protagonista è senza dubbio Douglas Spaulding, dodici anni, alter ego dello stesso autore. Doug vive l’estate del 1928 nella cittadina immaginaria di Green Town, nell’Illinois; la sua vicenda si intreccia con quella di alcuni concittadini di età e condizioni diverse, i quali formano un intreccio di racconti nel romanzo che fa pensare a una sorta di Antologia di Spoon River dedicata ai vivi (anche se diversi saranno i personaggi che passeranno “a miglior vita” prima dell’arrivo dell’autunno). Lo sguardo “incantato” di Doug, che all’inizio di questa estate americana scopre dapprima di essere “vivo” e, verso la fine, di dover prima o poi morire, è il filo conduttore delle riflessioni dell’autore sul significato del Tempo e dell’Impermanenza.

Il titolo originale del romanzo è Dandelion Wine, ossia “dente di leone”: la pianta con cui il nonno di Doug prepara durante l’estate un vino che conserverà per tutto l’anno, metafora del sole e dei sapori estivi che rivivono in altri momenti dell’anno. Il personaggio del nonno, come la maggior parte degli anziani in quest’opera, rappresenta la saggezza di chi ha vissuto a lungo e ha uno sguardo sereno sul passato e sul futuro (anche se appare di pensiero piuttosto “conservatore” e non mostra di amare molto le novità). Così come un altro personaggio indimenticabile, quello della signorina Helen Loomis, novantacinquenne, che vive una sorta di amore platonico senile con un giovanotto che si era innamorato di lei vedendo una sua vecchia foto, credendo si trattasse di una ragazza del presente: una storia che mi ha commosso (e non mi succede spesso).

Notevole anche il colonnello Freeleigh, più che novantenne, autentica “macchina del tempo” per i ragazzini che ascoltano incantati i suoi racconti del passato. L’arzillo vecchietto morirà infermo e la sua ultima soddisfazione sarà fare telefonate intercontinentali per sentire i rumori di città lontanissime: quando anche questo piccolo “capriccio” gli verrà negato dai parenti troppo apprensivi, morirà comunque sereno col telefono in mano e i suoi di Città del Messico nelle vecchie orecchie.

La tesi più curiosa del libro è però quella secondo cui agli occhi dei ragazzini i vecchi non hanno mai avuto a loro volta un’infanzia: per loro sono sempre stati così, decrepiti, e così saranno per sempre. A fare le spese di questa curiosa idea è la signora Bentley, vedova e accumulatrice compulsiva. Non butta via nulla, conserva tutto in casa con amore, nell’illusione di poter conservare anche la sua gioventù. Quando delle ragazzine crudeli metteranno in discussione questa visione, insinuando perfino che la foto di lei da bambina, che mostra loro come prova che anche lei è stata come loro, l’abbia rubata, si scatena nell’anziana signora una profonda crisi da cui uscirà convinta che in fondo hanno ragione loro, che il passato non ha importanza e tutto ciò che conta è il momento presente. Decide quindi di farsi aiutare dalle stesse ragazzine a distruggere tutti i suoi ricordi in un falò che, pur diversissimo, a me ricorda sinistramente quelli di un romanzo ben più famoso di Bradbury…[1]

La conclusione a cui giunge la signora Bentley rovescia in pratica il celebre aforisma di Antoine de Saint-Exupéry « Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano)[2]»: la signora si ricorda fin troppo bene il suo passato, in modo quasi morboso, certo, e il suo cambio improvviso di atteggiamento mi ha lasciato perplesso. Se è vero che è saggio vivere il momento presente, non sono d’accordo che occorra negare le proprie radici, i giorni tristi e felici vissuti, né tanto meno quel momento magico che è l’infanzia. Sbaglia la signora Bentley a volerlo bruciare, e sbagliano le ragazzine stupide a incoraggiarla in quella direzione.

Doug e suo fratello Tom fanno ragionamenti un po’ troppo profondi per la loro età; è fin troppo palese il pensiero dell’autore già maturo che parla attraverso le loro bocche infantili. A parte questo il romanzo è veramente interessante, anche per tante altre vicende su cui ho glissato (la storia della “macchina della felicità”, quella del seria killer detto “Solitario”, quella del tosaerba del nonno, quella della cucina della nonna, eccetera) che formano un mosaico affascinante.

Gli adulti appaiono strani ma sorprendenti agli occhi del protagonista, il quale giungerà alla fine di questa lunga estate profondamente maturato (non a caso, come abbiamo detto, è un Bildungsroman). Leggendolo ho sentito anch’io il profumo dell’erba dove ci si rotola da bambini, quello dei dolciumi e del luna park, perfino quelli dei luoghi oscuri e selvaggi che ci facevano paura a quell’età): solo un grande narratore-poeta come Bradbury poteva riuscire a dipingere a colori così vividi quell’età incantata (anche se pure Stephen King in It se l’è cavata bene – e non a caso il “re del brivido” è un grande ammiratore del suo connazionale).

Firenze, 3 ottobre 2020

Bibliografia Bradbury R., L’estate incantata, Milano, L’Unità, 1993.


[1] Ovviamente sto parlando di Fahrenheit 451.

[2] Vedi la dedica a Il piccolo principe.