Nobile in cielo

Di Michele Ceri

Raimondo, mio fratello possedeva una grande fantasia. Io l’ho conosciuto molto bene e posso testimoniare.
Antonello, suo padre e anche il mio,  era una persona particolare. Infatti, fra le tante, credeva di essere un personaggio importante. In che senso?  Credeva fermamente di discendere da una famiglia illustre, ma che dico: nobile. Lo diceva a tutti, amici e conoscenti. C’è  da sottolineare che qualcuno, l’ascoltava attentamente e lo credeva addirittura  vero . Inoltre per darsi un certo tono,  anche per rabbia, di fronte all’evidenza aveva richiesto allo Stato la qualifica di Cavaliere. Ottenuto il documento lo teneva affisso in  salotto. Lo celebrava molto  da solo e ci teneva assai.
Detto questo a parte il volere della sua immaginazione, sapeva benissimo di non appartenere alla nobiltà.  
Anche lo stesso mio fratello, s’identificava  attraverso la fantasia in un personaggio nobile. Difatti, giocava con il titolo nobiliare di Conte. Alle feste tra bambini, i  coetanei lo seguivano. Durante quei giochi mio  fratello restava contentissimo, arrivava al settimo cielo. Ma anche lui non era concretamente, storicamente, nobile.
Giunsero  anche quell’ anno fatidico le feste natalizie. Quell’avvenimento ci rendeva assai felici, ci ritrovavamo per mangiare , ci scambiavamo i regali. Era festa. Raimondo aveva dieci anni, io, sua sorella, dodici.
Era sera tardi, il cielo scuro rimaneva accompagnato da un freddo vento.  Accadde che trovammo i regali incartati, nascosti  come di regola, in un angolo del salotto. Io li vidi per primo. Restammo sbalorditi, emozionati. Rappresentavano uno fra le cose più belle del Natale. Vicino era l’albero, chiaramente già tutto addobbato. Venimmo presi entrambi da una vivace gioia e altrettanta curiosità. Osservavamo l’albero fissando lo sguardo sulle lucine, appariscenti e di tanti colori : giallo, rosso, arancione, blu. Il vento intanto continuava a soffiare sui vetri delle finestre e si notavano la luna e le  stelle.
  Ma alla fine di tali sensazioni, aprimmo i doni. Mancavano però,  ancora due giorni al Natale. Trasgredimmo e provammo una sensazione particolare, come quando si mangia qualcosa di buono. Non sto qui a descrivere di che regali si trattasse. Ma restammo tutti e due felici.
Mi ricordo che la lancetta dell’orologio segnava le undici della sera. Mancavano  due  giorni al tanto atteso giorno. Dopo l’accaduto, trascorremmo alcune ore della notte a ridacchiare; poi ci ritirammo nelle nostre stanze, era molto tardi…
 Nessuno della famiglia ci aveva né visto né sentito. Avevamo trasgredito e ci  sentivamo  in colpa. E non poco.
Si trattava di un nuovo inizio ?
 Passata la notte e giunto  Il giorno seguente, in poco tempo i nostri genitori, s’accorsero di tutto. Dopo colazione, notarono i contenuti dei pacchi, già aperti. Così  rimasero molto colpiti e in preda all’arrabbiatura,  ci punirono. Nostro padre alzò la voce, cosa che accadeva soltanto in rare circostanze, nostra madre inveì su di noi.  Ci ordinarono di saltare direttamente il pranzo; mancava solamente  un  giorno alla tanto amata, festa.
Io rimasi tutto il pomeriggio nella mia cameretta, quasi piangevo.  Soffrivo moltissimo.
 Ma mio fratello, scappò di casa. Erano le cinque del pomeriggio.
Da quel giorno, da quel momento, Raimondo non fece mai più parte della nostra famiglia. Infatti appena scappato di casa, si diresse nel circostante bosco. S’aggrappò ad un ramo, salì in cima,  coraggiosamente quasi alla vetta.
Lasciò un foglio scritto appeso al tronco, della medesima pianta.  Lì diceva espressamente che non sarebbe mai più sceso. Per nessuna ragione.
Raimondo: “ Sono montato su questo bellissimo albero, sopra una pianta che diventerà per me, da oggi, la seconda casa. Adesso sono: Nobile in cielo.-“:
Strano a dirsi, ma vero, l’albero sul quale era salito si allungava molto verso il cielo. E poi appena saliti,  ad essere attenti, per chi ci faceva attenzione si notava che non aveva cima, o meglio la parte più in alto piano piano si trasformava in una scaletta. Ma dove portava la scaletta?
 Successivamente Raimondo  capì che giungeva proprio sulla stessa luna. Si l’astro che la notte ci appare d’argento colorato, sede del senno di Orlando in un celebre opera di Ariosto. Adesso mio fratello si sentiva ancora più importante, oltre a fingersi nobile viveva tra gli alberi e non solo poeticamente ma anche realmente poteva mettere piede nientemeno che sulla superficie lunare.
Dai giochi con i ragazzini, passava a girellare tra un ramo ed un altro. Del resto lì vi erano molti alberi. Si trovava nel bosco appartenente  a tutte le tre famiglie abitanti delle villette lì presenti. Erano i luoghi della sua infanzia, dei giochi…
 Cominciò la sua nuova vita.
Ad un certo punto, lo raggiunse una dolcissima scimmia,  di una tinta marroncina colorata  che gli donò un canocchiale.
 Ancora mio fratello non capiva da dove saltasse fuori. Si trattava di un animaletto  molto sveglio, all’apparenza.  Giramondo, ovvero il vecchio Raimondo,  si sentì felicissimo.  Con il passare del tempo tra i due nacque un’amicizia ed una forte simpatia.
Dunque   decise di sfruttare immediatamente, il regalo della scimmietta; così, incuriosito, e felice, in basso sporse lo sguardo  e notò immediatamente la figura di una carinissima ragazza, che già conosceva e di cui  era da molto tempo innamorato. Si chiamava Vanda,  soprannominata anche, Vandina. Aveva i capelli castano chiaro, le lentiggini e la stessa età del giovane Raimondo. Giramondo approfittò della situazione e cominciò a farle la serenata, con un altro regalo della scimmietta, il piffero.  Vandina però probabilmente non si rendeva conto, ma sentiva la musica e fissava lo sguardo in alto. Ma non vedeva nessuno.
Trascorse una mezz’ora  e Giramondo poi  s’addormentò dolcemente, mantenendo forte  il ricordo della ragazzetta.
Intanto in casa tutti eravamo preoccupati, anche perché avevano letto il bigliettino scritto da Raimondo.  Mio padre e mia madre si chiedevano quando Raimondo li avrebbe perdonati, quando sarebbe sceso per tornare alla vita di  sempre. Io  già avevo capito  che mio fratello sarebbe rimasto in alto, su in alto per sempre. Cercavo di rimanere più calma possibile, ma soffrivo…
Stavano per accadere cose fantastiche, adesso vedremo.
Proprio mentre mio fratello dall’alto osservava in qua ed in là, apparvero nel bosco alcuni ragazzetti, che giocavano. Si notava uno di loro, leggermente più alto e grosso. Sicuramente aveva qualche anno in più, degli altri. Ecco, si, lui dirigeva il gioco. Poi Giramondo s’accorse che in realtà si trattava di due gruppetti e piuttosto  vivaci. Si rincorrevano velocissimi; poi  la loro attenzione si soffermò sulla casa della gentile Vandina. Entrambi i due gruppi si diressero alla sua porta. La ragazza s’affacciò alla finestra e tutti l’osservarono. Trascorsero cinque minuti, ma la sensazione che tutti avevano era come se fosse passato ancor più  tempo. Improvvisamente uno di loro, tirò fuori da uno zainetto un pallone e così tutti si misero a giocare. Ad un certo momento, dopo una ventina di minuti leticarono un po’, formando un capannello. Uno di loro pianse.
Alle   sette della sera, tornarono a casa.
Giunse la notte, la luna piena illuminava gl’alberi e  il bosco, mio fratello  si percepiva un tutt’uno con la natura, forse perché viveva tra gli alberi. Si sentivano, ogni tanto, rumori di animali notturni che popolavano il bosco. Il suono della sera nel bosco, aveva aspetti particolari, colpiva l’animo ma restava difficile da spiegare con le parole di sempre, era qualcosa di misterioso e affascinante, da ascoltare attentamente come fosse musica vera e propria, ma che cambiava un po’, come tutto cambia, notte dopo notte.
Giramondo si frugò nelle tasche, prese una sigaretta e l’accese. L’aveva rubato al babbo. Fumava pochissimo, ma quando lo faceva gli piaceva tantissimo. Lo faceva per trasgredire e a volte si sentiva in colpa.
Intanto  però non riusciva  ad addormentarsi. Rimuginava su ciò che era accaduto nel pomeriggio. Si sentiva geloso, di quei  fanciulli che aveva visto giocare con  Vanda. Si, proprio, invidioso. Loro potevano parlare con la ragazzetta, giocare, toccarla. Notava, dall’alto la casa della ragazza e immaginava di parlarci. Cosa singolare dalla casa di Vanda si notava in una stanza la luce ancora accesa; questo incuriosì ancora di più mio fratello, che   intanto, parlottava dentro di sé. Poi s’addormentò. Così era già trascorso il secondo giorno, da quando Raimondo era fuggito.
Il giorno seguente, si svegliò che il sole rimaneva già alto e riscaldava tutto. Aveva dormito molto. Mentre sbadigliava gli  s’avvicinò un uccellino fischiettante. Gli fece tenerezza e così  gli sorrise. Poi stranamente s’accorse che il volatile parlava con lui. Strano, disse: fra sé e sé. Così misero su una discussione vera e propria. Ogni tanto il passerotto rideva e lui si divertiva ad ascoltare quel suono,  quella vibrazione che quell’armonia emanava. Questo l’arricchiva molto.
  Adesso eravamo in inverno e il vero momento per vivere nel bosco, non era adesso,  ma la  primavera. Non mancava però molto a quella stagione ed inoltre non  era  per adesso, fortunatamente  troppo freddo. Perlomeno in quei giorni. Giramondo già pensava alla bellezza della primavera. Quando tutto è in fiore, anche la vita stessa rinasce…

Passati ancora due giorni, io ed i miei genitori, preoccupati, uscimmo dalla villa di nostra proprietà e ci recammo nel bosco. Volevamo tentare l’ultima carta. Ma non riuscimmo a trovare il familiare e meno che mai, a parlarci. Purtroppo. La ferita generata da mio fratello non si era ancora rimarginata. Tutti in casa soffrivamo, il ricordo stesso, restava doloroso. Mia mamma, poco dopo tornata dal bosco, pianse.
Nel pomeriggio riapparve  a Giramondo la scimmietta, che cercò di capire quali fossero i suoi interessi. I due parlottarono.  Così  il dolce animale gli regalò un libro. Ma non difficile. Si la vita sull’albero, il ricordo della  vecchia vita restavano anche tristi e la lettura di un libro oppure la serenata con il piffero allietava assai l’animo.
Un giorno, dopo che aveva trascorso la mattinata a leggere, s’accorse che quell’uccellino che aveva conosciuto poco tempo fa, giaceva privo di vita, su di un ramo, su  una grossa fronda. A Giramondo, scesero alcune lacrime; ma poi s’accorse che altri passerotti stavano già compiangendo il volatile scomparso. Erano tutti in fila su di un ramoscello. Tutto aveva l’aspetto di un funerale…
Si trattava di una decina di uccellini, che ad un certo punto si presentarono  al giovane  finto nobile e  inoltre, dissero a voce alta il proprio nome. Poi intonarono assieme una musica adatta al momento. Giramondo ascoltava quella sinfonia e rimase sorpreso ed affascinato al medesimo tempo.
Il piccolo e dolce animale, disse l’amica scimmia, era stato ucciso da quei medesimi ragazzi, che giorni fa giocavano fra loro, sotto  i medesimi alberi.
 Proprio mentre guardava in qua ed in là, approfittando del canocchiale, scorse anche se restando su di un ramo alto, che nella villa vicino alla  casa propria, si dava una festa. Contento  ed incuriosito ancora di più, cominciò ad osservare, in quella direzione. Notò , poco dopo la presenza del  suo insegnante privato di flauto. Quest’ultimo, abbastanza alto, teneva baffi piuttosto lunghi.  In quel momento  parlottava con la padrona di casa. Mio fratello non capiva però, le parole.
 Ad un certo punto, entrò nella stanza una presenza femminile con un cagnolino al guinzaglio. Si mostrò a tutti; si trattava di Sandra, una vecchia amica di Giramondo, che abitava accanto al suo grande amore, la Vandina.  Sandra, carina e dai capelli biondi, andava come tutti a scuola. Ad un certo punto il suo sguardo , venne attratto da qualcosa; infatti notò un  pianoforte e vi si diresse per suonarlo. Lo strumento era sistemato in una sala della villa, anche se non in  quella maggiormente  ampia, ma forse la più bella. Il Professore, presente nella stanza, l’osservò attentamente. Poi  Sandra, nonostante tutto cominciò a suonare. Ruppe la timidezza. Eseguì svariati pezzi di musica classica e tutti l’ascoltarono. Anche se ancora molto giovane, aveva già acquisito una certa bravura nel suonare. Il maestro rimase felice e anche  a lui vennero fatti elogi.
Al calar del sole, gli invitati se ne andarono.
Giunse un’altra notte.
 Il giorno seguente accadde l’inimmaginabile.
Proprio mentre Giramondo scrutava il bosco, attratto come sempre da qualcosa in qua ed in là, apparve una tigre asiatica, vera e propria. Il giovane “nobile “ si domandò cosa ci facesse una tigre lì, vicino alle abitazioni.
In pratica l’animale era stranamente  scappato dallo zoo. Adesso in molti si trovavano  in pericolo. Mio fratello iniziò, con il canocchiale, ad osservarla: era d’aspetto bellissima.
Poi il padre di Vanda, molto  preoccupato avvertì la polizia. La tigre venne ricondotta immediatamente allo zoo. La giornata trascorsa venne ricordata da loro, per sempre. La paura aveva toccato tutti. Anche lo stesso mio fratello che adesso viveva sugli alberi.
Proprio mentre l’inverno era alla fine e s’avvicinava la primavera, la famiglia che abitava accanto a quella di Vanda, decise di andarsene. Volevano vendere la villetta dove, ormai da anni abitavano. Anche mio fratello lo seppe. Giramondo lo seppe dall’amica scimmietta. Fu così che, con il canocchiale,  tra l’altro graditissimo regalo, cominciò ad osservare quella stessa abitazione.
Giunsero i giorni del trasloco. A Vanda , tutto questo dispiaceva molto. La villa a fianco delle altre due sarebbe stata venduta. Ma a chi ?, Si domandavano in tanti.
Il trasloco durò, temporalmente  mezza giornata. Giramondo seguì, dalla cima dell’albero quello che accadeva.
 Questo sicuramente segnava un grande cambiamento, anche per me che conoscevo la ragazzetta.  Mi colpì un forte dolore. Che però seppi dominare. Io stessa ricordavo dei giochi tutti insieme.
L’abitazione, venne occupata da uno strano signore. Si trattava di un grandissimo studioso. Mio fratello l’osservava, da lontano. Era curioso, quello che faceva. Così  Giramondo  la sera al tramonto, quasi tutti i giorni, guardava in quella direzione, sino ad annoiarsi. Il signore, era un grande Professore Universitario   di lingua e letteratura italiana. Trascorreva il maggior numero dei pomeriggi, solo a studiare.  Aveva un’altra passione, quella per  il giardinaggio. Questa  non rappresentava un lavoro vero e proprio, ma un divertimento. Infatti curava minuziosamente il giardino, circostante  alla propria casa. A volte capitava che Giramondo lo notasse dall’alto, mentre annaffiava i fiori oppure piantasse semi di frutta nei vasi. Il giardino, già rigoglioso, con l’arrivo dello studioso divenne meraviglioso.
 Quest’ultimo,aveva addirittura un’amante, che contattava giorno per giorno. Si chiamava Silvia ed era sposata.
 Questo è tutto ciò che so.
Una volte ricevette una visita; si trattava di propri cugini, che da molto tempo non vedeva. Quest’ultimi, fratello e sorella pernottarono lì, in una cameretta riservata agli ospiti.

Trascorsero tre anni, dalla fuga di mio fratello da casa. Adesso Giramondo aveva tredici anni. Il giorno stesso del suo compleanno, il tredicesimo, a casa festeggiammo nonostante tutto . Anche se naturalmente mio fratello mancava. Fu una festicciola tra di noi. Mio fratello però, seguì tutto da uno dei rami più  alti e grossi.
Io affettuosamente, scattai alcune foto. Ma anche quel giorno, come tutto, passò. Mi lasciò dentro una sensazione indescrivibile con le parole, ancora più intensa; un desiderio irrefrenabile, una ricerca della vita, con la V maiuscola. Un interessamento spontaneo del passato, un’ accettazione sofferente del presente. A tutti, alla fine caddero alcune lacrime. Sembrava che dal giorno della fuga di mio fratello fosse trascorso poco tempo. Il suo ricordo restava forte, era ancora come se lui fosse ancora tra noi; mangiare la torta, quella torta sembrava quasi mettersi in contatto con lui.
Giramondo decise un giorno assolato, di fare alcune letture; sì letture anche difficili. Ma era solo un sogno, visto che lui ancora era piccolo. L’amica scimmietta,  saputolo alla fine, vogliosa di soddisfare Giramondo, gli fece pervenire alcuni difficili testi. Lui gli conservava gelosamente…

SECONDA PARTE.

Mentre s’interrogava sulla bellezza e difficoltà di alcune letture alcuni misteriosi personaggi apparvero nel bosco, all’improvviso, sbucando da un qualcosa…
Apparve inizialmente, agli occhi di mio fratello, un cane, dall’aspetto tranquillo, pacifico, non molto grosso e di color marrone scuro, a chiazze. Mio fratello cominciò ad osservarlo con il canocchiale, per capire meglio ciò che stava accadendo. Meravigliato  scese vicinissimo all’animale che strano ma vero,  parlava; disse il suo nome a Giramondo. Si chiamava Ulisse. Questo spiegò a mio fratello alcune cose. Difatti egli aveva la dote sia di parlare che di vedere da lontano, anche da molto lontano. Giramondo rimase giustamente  sorpreso.
Prima ancora che potesse elaborare felicemente quanto accaduto, mio fratello divenne  oggetto di un’ ulteriore  strana apparizione . Si mostrò davanti a lui e a tutti gli effetti, nientemeno che il celebre Scienziato S. Si trattava di un medico filosofo, grande intenditore di extraterrestri, alieni, mostri spaziali, ecc… aveva in merito una  grandissima cultura.
Infine la terza ed ultima apparizione: Mister F. che esternamente sembrava un mezzo fantasma; F. per chi non lo sapesse stava per Futuro.
I tre personaggi, guardarono il tronco dell’albero, casa di mio fratello e risero. Poi, uno alla volta, eccetto Ulisse, si presentarono all’abitante dei boschi. Giramondo restava esterefatto. Venne preso anch’egli dalla forza della risata.
 Qualche secondo dopo le presentazioni, lo Scienziato cominciò a parlare.
Scienziato:”- Da molti anni, studio l’Universo e i suoi abitanti. Sono criticato dai Professori di molte Università, ma in merito sono il più esperto, nel mondo. Il mondo Accademico è invidioso, anche se fa finta di niente,  mi snobba.
 Gli alieni esistono veramente  e sono di vari  tipi. Sia  nella nostra galassia, che  in altre. Il qui presente cane Ulisse mi ha accompagnato nello studio, analizzando ogni cosa con la sua possente vista.  Ecco che dopo queste parole, Ulisse scosse la testa e prese ad abbaiare. Tutti i presenti  lo guardarono, sorridendo. Lui fissava l’ albero, dove rimaneva seduto mio fratello.
Giramondo in quei momenti osservò tutto attentamente. Ma chi erano loro? C’era da fidarsi? ( Si stropicciò gli occhi ).
La sua vita però sarebbe a questo punto cambiata, arricchita di altre cose; incominciava un ulteriore capitolo e l’immaginazione aumentava vertiginosamente. Giramondo lo capì subito.
 Eravamo al crepuscolo, tutto cominciava a tacere, nella zona e  tra non molto sarebbero comparsi  i suoni  della notte, quando anche la luna sembra parlare…
E Mister F., chi era?
 Per specificare direi intanto che quest’ultimo aveva un rapporto empatico con la natura. Gli piaceva molto osservare i  paesaggi, si perdeva tra i colori. Di lui non si sapeva niente; né dove fosse nato, né da dove provenisse. Era molto amico dello Scienziato e di Ulisse.
Alto, portava la barba molto lunga, quasi del tutto bianca. Fumava qualche sigaretta, che stranamente erano lunghissime e sapevano di miele. Le conosceva soltanto lui, non si sa nemmeno dove le comprasse; forse su qualche altro pianeta, qui non esistevano.
Scendendo nei dettagli,  il cane Ulisse, il giorno seguente la loro conoscenza,  raccontò molte cose sulla vita dello Scienziato.
E mio fratello l’ascoltò, meravigliato quasi del tutto; mentre il dolce animale raccontava, Giramondo sembrava addirittura identificarsi in quelle esposizioni. A volte pensava senza però essere visto:” ( Ma cosa dice ? ).”:
Si, lo Scienziato assai concentrato sullo studio degli extraterrestri, da anni,  così raccontava Ulisse,ebbe la grande fortuna (oppure sfortuna ) di venire a contatto con gli alieni si, conobbe abitanti di altri pianeti.
 Come era accaduto ?
Mentre infatti, anni fa, lo Scienziato stava studiando assiduamente e con buoni risultati, in luogo con dei resti antichissimi, preistorici, apparvero proprio gli extraterrestri. Esattamente  si trovava vicino a caverne affascinanti, per un qualcosa di misterioso, con pezzi di prato singolari come attraversati da una luce argentata e presenti tracce di un qualcosa di particolare ma quasi del tutto sconosciuto.
Apparvero la notte, o meglio dopo un’ora il tramonto del sole. Inizialmente  lo Studioso rimase colpito da un fosforescente raggio di luce, accompagnato dalla visione di quei personaggi, ritenuti da molti, fantastici. Erano circa quattro. Lo Scienziato inizialmente rimase  sbalordito, in quanto non aveva previsto tale avvenimento. Poi disse :” Ho così capito tutto.-“: Poi girò la testa un po’ disturbato. Era per ben due volte fortunato.
Ecco che un personaggio apparso, come normalmente si fa si presentò.
Lo studioso, prese così  l’ occasione al volo ( dentro era felicissimo ).
Lo fecero salire sull’astronave, che osservò nei dettagli.
Venne invitato a fare un viaggio, anche a scopo di lavoro su di un pianeta lontano, in fondo alla nostra galassia. Si trattava di “ Combat “ “ un pianeta non grandissimo. Ma pieno di sorprese.
Accettò l’incarico, senza farsi troppe domande. Gli venne affidata un’astronave di loro fabbricazione, capace di raggiungere velocemente, pianeti, luoghi lontanissimi.  Andava velocissimo.
Di che tipo di astrusa macchina si sta parlando ?
Nessuno è quasi certo aveva mai visto un  tale congegno, sulla terra; almeno da così vicino.  Lo Scienziato l’osservò attentamente. Che aspetto  aveva ?
Possedeva esternamente caratteristiche di una macchina di formula uno, almeno per quanto concerne la parte davanti, le portiere. Ma invece il posto centrale, era molto più capiente. Potevano starci in tre persone, forse quattro.
Chiaramente attaccate non apparivano le due ruote. Infatti apparivano le ali.
 Lo Scienziato assicurò che l’avrebbe utilizzata.   
Intanto mio fratello si chiese :”- Cosa sta accadendo ?”:
Si cosa ci facevano tutti quei simpatici personaggi, più mio fratello nel bosco, fra l’altro  vicino alla nostra casa? Fatto sta che comunque sia, i nostri familiari non si resero conto di niente; tranne io, che anche adesso sto raccontando…
Dopo la confessione di Ulisse qualche minuto dopo, lo Scienziato  S. cominciò   nuovamente a parlare. Gli altri due presenti, e mio fratello si guardarono attentamente negli occhi.
Scienziato:”-  Già proprio con il mio primo incontro con gli alieni, avvenuto in quel misterioso luogo , ero riuscito in qualche modo a sfatare alcuni enigmi su presunti altri abitanti dell’Universo. Quello che precedentemente anche io stesso supponevo senza essere completamente sicuro, con l’incontro in quel luogo, tutto si risolse, oramai direi senza dubbi.
Però tali argomenti continuavano a incidere su di me, sulla mia esistenza. Ero ancora molto curioso, febbricitante, direi.
Inoltre ironia della sorte, aveva conservato in un posto segreto, proprio la piccola astronave, regalo degli stessi exaterrestri. Era bellissima, sia esternamente che all’interno. Volevo in qualsiasi modo utilizzarla, per sfatare altri dubbi.
 Ma poi recentemente, proposi di dì  effettuare un ulteriore viaggio, che proseguisse il lavoro del primo e con lo scopo di capire  il rapporto degli alieni con l’essere umano, con la nostra galassia.
Anche l’amico  cane sbalordito era felice, abbaiò per alcune volte.
Lo scienziato s’affidava molto alla collaborazione, sia d’Ulisse che di Mister F. Erano inseparabili.
Chiaramente tutto questo avveniva prima che mio fratello conoscesse quel “ Trio “.
Gli alieni inoltre, conoscendo un po’ lo Scienziato e la propria arguta curiosità, gli avevano donato un manuale, scritto da loro stessi, riguardante li alieni presenti nell’Universo… tale libro gli consentì di essere più preparato durante il percorso nello spazio di capire ancora di più, ciò a cui andava incontro.
Iniziarono il viaggio, proprio loro tre.
Prima di tutto cominciarono, sempre nella nostra galassia, ad osservare un pianeta dove la terra ferma appariva circondata dall’acqua. Similmente alla Terra, prima che si fossero configurati i continenti. Ulisse abbaiando un po’ fu il primo a notare tutto, del resto la sua dote di vedere da lontano avrebbe affascinato chiunque, ma anche quell’aspetto apparteneva all’immaginazione e basta?
Ulisse descriveva e M. F. annotava instancabilmente quanto esposto.
 Nell’isola gigante non vi erano abitanti, ma nel mare sì. Anche se il gruppetto non riuscì a capire molto di più.
Lasciarono la nostra galassia, ovvero la Via dell’Avventura e entrarono in un sistema quasi sconosciuto  a tutti ,scienziati compresi.
Si sa ma la voglia di capire, di andare fino in fondo dello Scienziato S. era illimitata, come anche immenso e senza fine è l’Universo.
Mister F. ridacchiava ogni qual’volta appariva qualcosa, che sembrava strano, sconosciuto. A volte si fissava fuori con lo sguardo dall’oblò, i colori luccicavano sembrava un quadro fiammingo. Lui amava queste cose. A volte accendeva una delle sue sigarette.

Il viaggio si manifestava lungo e pieno di mistero. Tra i tre apparve una paura, un timore. Questo dopo essere venuti a contatto, con un’astronave con a bordo alcuni alieni e animali spaziali. Quest’oggetto li incuriosì moltissimo, inoltre ebbero occasione di stabilire una relazione.

Stavano giungendo sempre di più ai confini dell’Universo, quando decisero di tornare sulla Terra. Avevano già visto molte cose. E sicuramente per adesso restavano i primi al mondo ad avere specifiche informazioni.
 Il loro racconto terminò e i tre più Giramondo si fissarono rendendosi conto di essere nel bosco.
 Tutto questo aveva dei riscontri positivi, era sicuramente servito a qualcosa. Lo Scienziato aveva, fatto alcune foto e accresciuto così la propria cultura e informazioni  sugli alieni.
Adesso poteva ancor più considerarsi il più esperto sulla Terra. Anche se a questo punto  i professori adesso l’avrebbero sicuramente ancor più invidiato.
Ecco che con l’apparizione avevano conosciuto Giramondo, adesso divennero amici, collaboratori.  Mio fratello era rimasto stupito e incuriosito da tutto ciò. Tutto  accresceva la sua fantasia, come quando da bambini si gioca e ci si diverte e le ore passano velocemente.
 In quel momento i tre fatidici personaggi e mio fratello si sentivano uniti, legati dalle loro stesse fantasie.
 Anche nello spazio, come sulla terra, il  tempo trascorreva velocemente. Così  sopra i rami del tanto amato bosco, casa adesso e per sempre,  di mio fratello.
 Così , Giramondo non era più un ragazzetto, anche se noi in famiglia lo ricordavamo ancora come tale. Pensavamo molto spesso a lui, al suo atteggiamento, alla sua voce, alla sua florida fantasia. Il vuoto che aveva creato era incolmabile.
Così accadde che anche la vita nel bosco, sui rami veniva anche quella interrotta.
 Intanto cosa accadeva a Giramondo ?
 ‘Già, è anche vero se vi ricordate bene, che un albero del bosco abitato da mio fratello, il primo sul quale era salito, arrivava a toccare la Luna, anche se attraverso una scaletta. Si la luna, proprio la luna… 
 Era giunto il momento dell’ultimo, grande cambiamento. Mio fratello decise di sfidarsi fino alla fine. Così salì  in alto, più in alto possibile, per poi guardare con nostalgia, il panorama. Apparivano, le case il bosco e i ricordi aumentavano a dismisura; gli scesero stille di pianto. Terminata la commozione,  l’avventura continuava.
Giunto sul ramo più alto, decise di continuare a camminare e così salì sulla scala.
La scala si elevava sino alla luna, ma vi erano un  numero eccessivo di  chilometri da fare. Ma sopra di essa si viaggiava molto velocemente. Sembrava di volare. Ad un certo momento si sentì stanco e ironia della sorte apparvero i tre personaggi, che l’invitarono a continuare il viaggio sopra la loro astronave. Giramondo acconsentì.
Quando finalmente e tutti insieme giunsero sulla luna ecco che davanti, in un locale, si svolgeva un concerto musicale, stranissimo. A suonare infatti,  vi partecipavano animaletti spaziali ed alieni. Ascoltarono  il concerto per due ore. 
Giramondo venne colpito molto da un animaletto dall’apparenza di peluche che suonava il flauto. Il coro era assai suggestivo e Giramondo rimase esterefatto, commosso; la sua intelligenza lo faceva ragionare a dismisura  come una fontana che emette molta acqua, perché aperta continuamente.

Così i giorni trascorrevano e al tempo stesso  Giramondo si divertiva ad osservare, su di un albero finto e con il canocchiale, la vita dei presenti abitanti. Era curiosissimo e letteralmente affascinato. Inoltre non aveva grandi rimpianti.
Anche il “ Trio “ andava avanti, coltivava dei progetti…
Ad un  certo momento, un giorno accadde che dei piccoli extraterrestri , si avvicinassero al grosso albero e lì si misero a parlare, ad alta voce.
Giramondo rimase incuriosito da tutto ciò e così riuscì a parlare con loro. Chiacchierarono molto.
Cominciò piano piano un periodo in cui Giramondo trascorreva il tempo parlando con quei ragazzi. Gli raccontava molte cose. Sia della propria famiglia, ma anche della successiva vita sui rami degli alberi. Parlava molto, descriveva: la scimmietta, Vandina la giovane ragazza della quale si sentiva innamorato, dell’uccellino, della tigre scappata dallo zoo e giunta nel nostro bosco. Tutti l’ascoltavano, ridendo, oppure facendo domande.
Un pomeriggio appuntò tutte le sue avventure su di un diario, che possedeva perché regalato dalla scimmietta, tanto tempo prima. Ridacchiava, fra sé e sé, adesso era solo, le ombre l’unica compagnia.
Dopo qualche anno, venne preso dalla nostalgia, condizionato anche da quello che aveva scritto tempo prima sul diario. Pianse.
Ecco che qui termina il mio racconto su mio fratello, nobile in terra ed in cielo.

Sulle tracce di Bruegel e Cardano

Di Massimo Acciai Baggiani

Tra i libri che mi sono portato a casa dalla fiera Lucca Città di Carta, c’è un curioso romanzo scritto a quattro mani da un autore milanese e da un’autrice padovana, poi da me intervistati. Due studiosi. Nicoletta Riato e Andrea Delìa hanno unito le forze in un ambizioso progetto letterario, edito da una piccola casa editrice, in cui hanno investito molto, in tutti i sensi. L’incanto del silenzio è una storia di amore, un romanzo storico e molto altro. È un’ipotesi suggestiva che vede uniti due grandi personaggi del passato: il medico e matematico italiano Gerolamo Cardano e il pittore fiammingo Pieter Bruegel. Anch’essi due studiosi, vissuti nello stesso secolo, che paiono dialogare attraverso le loro opere e che probabilmente si sono anche incontrati di persona – o così suggeriscono i gli autori di questo libro. Due liberi pensatori, in anticipo sui tempi, perseguitati dalle autorità ecclesiastiche.

Gli ingredienti per una storia avvincente ci sono tutti: l’azione si svolge ai nostri giorni e ha per scenario luoghi suggestivi quali Barcellona e Mont Saint Michel, colti nella loro atmosfera attraverso una prosa vivida e ricca di dettagli ma non pedante. Un libro che certo può piacere agli storici dell’arte e della filosofia, ma che non dispiacerà neanche ai profani (come me). Tutto parte con il ritrovamento di un misterioso manoscritto cinquecentesco e finisce con… ma questo è meglio che sia il lettore a scoprirlo da solo.

La Verna, 1° settembre 2020

Bibliografia

Riato N., Delìa A., L’incanto del silenzio, Edizioni Federica.

Un romanzo “gattesco”

Di Massimo Acciai Baggiani

Si dice che esista un’affinità particolare tra artisti e felini. Non so se è sempre così ma, di certo, esiste tra me e quelle piccole “tigri domestiche” che si lasciano accarezzare, accompagnandosi magari con sonore fusa. Amo i gatti: amo guardarli, toccarli, sentirne parlare e anche leggere libri su di loro. Ho molti manuali sullo scaffale, ma non manca la narrativa: l’ultimo arrivato, fresco di stampa, risale a ieri, quando sul banco del GSF – durante la fiera Lucca Città di Carta – l’immagine di copertina e il formato non canonico dell’ultima opera di M.T., scrittrice fiorentina che si cela dietro lo pseudonimo di Margherita Pink, ha catturato la mia attenzione. Il libro l’ho letto tutto d’un fiato, in un pomeriggio, prendendo un caffè al bar: lo stile di Margherita è scorrevole e appassionante.

L’autrice narra diversi anni della sua vita, dal trasloco nella nuova casa, che coincide con l’apparizione della gatta Mimì, fino all’arrivo di altri amici felini e non. Traspare il grande amore per gli animali, che vengono fatti “parlare” nella finzione letteraria (e con tutta probabilità, se potessero effettivamente parlare, non direbbero cose molto diverse da quelle che l’autrice mette loro in bocca).

Nella prefazione, dove Margherita Pink consiglia la lettura del suo libro «a chi ama i gatti, a chi è incuriosito da loro, da chi ha voglia di entrare in un’altra dimensione o semplicemente a chi sente il bisogno di lasciarsi cullare in un… viaggio gattesco!», la co-autrice racconta il suo incontro con Felice Felino, un signore proprietario di una gatta blu, durante un’esposizione felina. Da quell’incontro nasce il libro su Mimì e sugli altri amici animali. Ogni capitolo si apre con una poesia o una citazione di un grande autore (Baudelaire, Verlaine, Keats, Neruda, ecc.), dedicata per lo più ai felini, ma non solo: il gatto non ha mai cessato di affascinare gli umani, siano essi artisti o meno, perché il gatto è l’animale perfetto, sintesi di mistero, indipendenza e amore.

Firenze, 31 agosto 2020

Bibliografia

Felice Felino & Margherita Pink, Mimì e gli altri, Autopubblicazione, 2020.

La Città di Carta

Di Massimo Acciai Baggiani

Presso lo stand del GSF

Domenica 30 agosto andai con Carlo Menzinger all’ultima giornata della fiera libraria Lucca Città di Carta, presso il Real Collegio. Splendida location per un evento purtroppo non molto frequentato: ancora la paura del Covid era tanta. I chiostri dell’antico palazzo settecentesco presso le mura cittadine erano occupati da decine di stand, per lo più di case editrici provenienti da tutta Italia, perfino da San Marino (ma non mancavano i singoli autori e le associazioni culturali), mentre le sale ai piani superiori erano riservate alle presentazioni di libri ed eventi vari.

La giornata non era delle migliori: fummo accolti da pioggia torrenziale, che tuttavia lasciò presto il posto a un ventoso ma soleggiato e fresco pomeriggio di finestate. Presso lo stand del GSF (Gruppo Scrittori Firenze) ci attendevano i nostri amici e colleghi che avevano già disposte le loro opere sul banchino, alle quali aggiungemmo le nostre (io avevo portato una copia di: Perché non siamo fatti per vivere in eterno, Sempre ad est, La Compagnia dei Viaggiatori del Tempo, Letture per la quarantena e Il sognatore divergente). Poche mascherine a giro, per lo più abbassate, e pessimo servizio di ristorazione: la prima edizione di questa manifestazione mostrava molti punti deboli, da attribuire credo all’inesperienza degli organizzatori, i quali difettavano pure nell’informazione sui vari eventi della fiera.

Massimo Acciai Baggiani parla delle proprie opere durante la presentazione del GSF
Carlo Menzinger parla delle proprie opere durante la presentazione del GSF.

In attesa della presentazione del GSF, in tarda mattinata, feci colazione al bar e poi iniziai il mio giro esplorativo. Anche stavolta riuscii a parlare con molti editori e autori: la fiera era più piccola di quella di Pisa, ma non mancarono gli incontri interessanti, alcuni anche un po’ surreali. Da parte mia mi proponevo in veste di autore, editor, impaginatore e recensore: un’editrice mi informò che loro retribuivano gli editor “col metodo tedesco”, ossia dando loro una percentuale sulle vendite del libro curato (mai sentita prima una cosa del genere…) e quando dissi loro che chiedevo un compenso per il mio lavoro di recensore (a meno che non si trattasse di amici o autori che leggevo di mia iniziativa) mi guardò scandalizzata e disapprovante. «Noi siamo contro le recensioni a pagamento.» Fine del discorso, passai allo stand successivo.

Più avanti mi imbattei in una signora sulla cinquantina che aveva disposto sul banco la sua amplia produzione narrativa, composta da romanzi ucronici e in generale di fantascienza. Notando un suo romanzo che sembrava quasi un plagio di Romanitas di Sophia McDougall, pensai di presentarle Carlo (purtroppo non ce ne fu l’occasione). Mi misi a discutere con lei di utopie e distopie: lei negava che la speranza fosse qualcosa di positivo, i suoi romanzi erano molto pessimisti sul destino dell’umanità (e sul merito che questa ha di salvarsi), in pratica degli incubi orwelliani carichi di misantropia. Io al contrario nelle mie opere cerco sempre di infondere fiducia nel futuro del genere umano, prediligendo le utopie, pur consapevole – come ripeto sempre – che l’Uomo si trova a un bivio (se continua su questa strada andrà verso l’estinzione), mentre lei la vede proprio nera.

«Perché sul fondo del vaso di Pandora rimase la Speranza? Perché il mito la considera uno dei mali dell’Umanità?» mi domandò. Senza attendere risposta proseguì: «Perché sperare è un’illusione, porta a non fare niente per cambiare il mondo, aspettando che questo cambi da sé.»

Non potei che essere d’accordo, se vista in quest’ottica, ma le spiegai che per me la speranza è proprio il contrario: deve portare a rimboccarsi le maniche per migliorare il mondo. La disperazione, per come la vedo io, porta alla rassegnazione, all’immobilità. Le citai un bellissimo racconto di Ray Bradbury, Viaggiatore del tempo, e un aforisma di Oscar Wilde: «Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando vi getta l’ancora, la vedetta scorge un Paese migliore e l’Umanità di nuovo fa vela. Il progresso altro non è che il farsi storia delle utopie.»

Concordammo sul fatto che la gente comune è fondamentalmente stupida e che esiste il rischio concreto di un disastro nel futuro prossimo.

«Speriamo di no» conclusi. «Speriamo che la gente prenda consapevolezza di questo rischio e che cambi paradigma mentale, andando verso un futuro che sarebbe comunque migliore di quello che ci aspetta se si continua col razzismo, il capitalismo e il disprezzo per l’ambiente.»

Alcuni autori ed editori si mostrarono interessati alla mia offerta di recensire i loro libri, come ad esempio Andrea Delìa e Nicoletta Riato, i quali avevano un banco tutto per il loro romanzo L’incanto del silenzio, edito da una minuscola casa editrice, molto curato dal punto di vista grafico. Anche M.T. mi regalò una copia del suo libro, fresco di stampa, Mimì e gli altri, autopubblicato sotto lo pseudonimo di Felice Felino & Margherita Pink: il gatto raffigurato in copertina non poteva non catturare l’attenzione di un amante dei mici come me. Infine l’editore di Toutcourt, di Roma, mi diede una copia del saggio di Emiliano Sabadello sul celebre romanzo di Stephen King, It, che a suo tempo apprezzai moltissimo. Con questo “bottino” tornai a Firenze, ripromettendomi di leggere questi tre libri nei giorni successivi (magari durante la mia breve vacanza presso il Santuario della Verna).

Firenze, 30 agosto 2020

Bibliografia

Bradbury, Viaggiatore del tempo, Milano, Mondadori, 2018.
Felice Felino & Margherita Pink, Mimì e gli altri, Autopubblicazione, 2020.
Riato N, Delìa A., L’incanto del silenzio, Edizioni Federica, s.d.
Sabatello E., Pennywise. Stephen King: It, realtà, infanzia, amicizia, Roma, Toutcourt, 2019.

Autori del GSF presso lo stand

Lista di opere di narrativa importanti per me

Di Massimo Acciai Baggiani

Massimo Acciai Baggiani in abiti d’epoca durante il festival “Il richiamo di Lovecraft”, Villa Demidoff, Pratolino, 22 settembre 2018 (Foto di Italo Magnelli)

Mi sono accorto, soprattutto ultimamente, che nel grande numero di libri che ho letto negli ultimi mesi – e anni – pochi sono davvero memorabili. La maggior parte si sono lasciati leggere, non hanno lasciato alcun segno. Altri non li ho nemmeno finiti. Altri ancora li ho trovati dozzinali e insignificanti. Mi sono messo a considerare quanti sono stati davvero i libri importanti nella mia vita, da quanto ho iniziato a leggere 39 anni fa: quelli di cui mi ricordo anche a distanza di decenni. La lista che segue, redatta non in ordine di importanza né cronologico, riguarda quelle opere di narrativa fondamentali per la mia formazione e vissuto, quelle che ho letto con maggiore soddisfazione. Alcune di queste le ho rilette più volte. Non sono in ordine di importanza (in effetti sono in ordine alfabetico) e NON me le porterei sull’isola deserta (a differenza della precedente lista dei 150 album musicali) in quanto sull’isola mi porterei libri che non ho ancora letto, con tutti i rischi che ciò comporta.

  1. Aldous Huxley, Il mondo nuovo
  2. Alessandro Manzoni, I promessi sposi
  3. Dino Buzzati, La boutique del mistero
  4. Edgar Allan Poe, Racconti del grottesco
  5. Edwin Abbott Abbott, Flatlandia
  6. Emmanuel Carrère, Baffi
  7. Emmanuel Carrère, L’avversario
  8. Emmanuel Carrère, La settimana bianca
  9. Geoffrey Chaucer, I racconti di Canterbury
  10. George Orwell, 1984
  11. Giacomo Leopardi, Operette morali
  12. Gianni Rodari, C’era due volte il barone Lamberto
  13. Gianni Rodari, Favole al telefono
  14. Giovanni Boccaccio, Decamerone
  15. Herbert George Wells, Il fu signor Elvesham
  16. Herbert George Wells, Il paese dei ciechi
  17. Herbert George Wells, Il sorprendente caso della vista di Davidson
  18. Herbert George Wells, La macchina del tempo
  19. Herbert George Wells, La porta nel muro
  20. Herbert George Wells, La storia di Plattner
  21. Herbert George Wells, Una storia dei giorni futuri
  22. Hermann Hesse, Siddharta
  23. Hermann Hesse, Sotto la ruota
  24. Howard Phillips Lovecraft, Le montagne della follia
  25. Isaac Asimov, Il ciclo della Fondazione
  26. Italo Calvino, La trilogia dei nostri antenati
  27. John Ronald Reuel Tolkien, Il signore degli anelli
  28. Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver
  29. Jorge Luis Borges, L’Aleph
  30. José Rodrigues Dos Santos, Einstein e la formula di Dio
  31. Jostein Gaarder, Il mondo di Sofia
  32. Jostein Gaarder, Il venditore di storie
  33. Jules Verne: 20.000 leghe sotto i mari
  34. Jules Verne: Viaggio al centro della Terra
  35. Lev Nikolaevič Tolstoj, La morte di Ivan Il’ič
  36. Ludovico Ariosto, Orlando furioso
  37. Mary Shelley, L’ultimo uomo
  38. Michael Ende, La prigione della libertà
  39. Michael Ende, La storia infinita
  40. Michael Ende, Momo
  41. Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia
  42. Norman Spinrad, Jack Barron e l’eternità
  43. Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray
  44. Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi
  45. Ray Bradbury, Cronache marziane
  46. Ray Bradbury, Fahrenheit 451
  47. Ray Bradbury, L’uomo illustrato
  48. Roald Dahl, La fabbrica di cioccolato
  49. Roald Dahl, Le streghe
  50. Roald Dahl, Storie ancora più impreviste 
  51. Roald Dahl, Storie impreviste
  52. Stephen Baxter, L’incognita tempo
  53. Stephen King, A volte ritornano
  54. Stephen King, I langolieri
  55. Stephen King, It
  56. Stephen King, Misery
  57. Tommaso Landolfi, Dialogo dei massimi sistemi
  58. Umberto Eco, Il nome della rosa
  59. Virgilio Martini, Il mondo senza donne
  60. Voltaire, Candido
  61. William Golding, Il signore delle mosche

A questi dovrei aggiungere i libri degli amici e colleghi viventi che ho avuto la fortuna di conoscere di persona (e ce ne sono diverse di opere che mi hanno formato non meno delle celebrità), ma mi pare più saggio non redigere un elenco anche di loro per non finire in un campo minato…

Firenze, 28 agosto 2020

Lista di 150 album musicali che mi porterei sull’isola deserta (non in ordine di importanza)

Di Massimo Acciai Baggiani

1-29) Tutti gli album di inediti dei Pooh

30) Pooh: 25 la nostra storia

31-44) Tutti gli album di inediti dei Queen (eccetto Flash Gordon)

45) Pink Floyd: Ummagumma

46) Pink Floyd: Atom Heart Mother

47) Pink Floyd: The Dark Side of the Moon

48) Pink Floyd: Wish You Were Here

49) Pink Floyd: Animals

50) Pink Floyd: The Division Bell

51-58) Genesis: gli album inediti da Trespass a …And Then There Were Three…

59) Banco del Muto Soccorso: Banco del Mutuo Soccorso

60) Banco del Muto Soccorso: Darwin!

61) Banco del Muto Soccorso: Io sono nato libero

62) Banco del Muto Soccorso: Come in un’ultima cena

63) Banco del Muto Soccorso: Canto di primavera

64) Banco del Muto Soccorso: Non mettere le dita nel naso

65) Banco del Muto Soccorso: Il 13

66) Le Orme: Amico di ieri

67) Le Orme: Felona e Sorona

68) Le Orme: L’infinito

69) Premiata Forneria Marconi: Storia di un minuto

70) Premiata Forneria Marconi: Per un amico

71) Francesco Guccini: L’isola non trovata

72) Francesco Guccini: Radici

73) Francesco Guccini: Via Paolo Fabbri 43

74) Francesco Guccini: Amerigo

75) Francesco Guccini: Metropolis

76) Francesco Guccini: Guccini

77) Edoardo Bennato: Sono solo canzonette

78) Riccardo Fogli: Mondo

79) Abba: The Definitive Collection

80) David Bowie: Space Oddity

81) Elton John: Greatest Hits 1970 – 2002

82-83) Beatles: 1962-1966 e 1967-1970

84) Baustelle: La moda del lento

85) Le Vibrazioni: Come far nascere un fiore

86) Lucio Battisti: Emozioni

87) Lucio Dalla: Cambio

88) Alejandro Sanz: Más

89) King Crimson: Island

90-118) Tutti gli album di inediti di Mike Oldfield

119) Cesare Cremonini: Bagus

120-123) Tutti gli album inediti dei Transatlantic

124-125) Neal Morse: Testimony 1 e 2

126) Neal Morse: One

127) Neal Morse: Sola Scriptura

128) Neal Morse: Lifeline

129) Neal Morse: Momentum

130) The Neal Morse Band: The Grand Experiment

131) The Neal Morse Band: The Similitude of a Dream

132) The Neal Morse Band: The Great Adventure

133-138) Primi sei album di inediti dei Renaissance

139) Emerson, Lake & Palmer: Fanfare for the Common Man – The Anthology

140) Haven’s Magic: Attraverso il cielo

141-142) Claudio Rocchi: Volo magico n. 1 e 2

143) Claudio Rocchi e Paolo Tofani: Un gusto superiore

144) Genesis: We Can’t Dance

145) Vangelis: L’Apocalypse des Animaux

146) Vangelis: Blade Runner

147) Vangelis: Oceanic

148) 883: Gli anni

149) Roby Facchinetti: Fai col cuore

150) Red Canzian: Io & Red

L’arroganza del Potere

Di Massimo Acciai Baggiani

Capita di leggere libri che suscitano emozioni forti e contrastanti, quali l’indignazione, la sfiducia nella giustizia e al tempo stesso la speranza di chi comunque non si arrende anche se sembra tutto fango; che cerca – e riesce – a non macchiarsi. Mi viene in mente la chiusura de Le città invisibili di Italo Calvino: «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e approfondimento continui: cercare e sapere riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». La protagonista di Non mollare Caterina, dell’amico Renato Campinoti (con cui sto collaborando a un libro di racconti sul Covid), ha scelto la seconda via, la più difficile.

Questo non è solo un romanzo poliziesco, un giallo ben congeniato e ben scritto; è un’accusa ben precisa verso quei “potenti” che in nome del loro denaro e della loro influenza si credono in diritto di commettere le azioni più turbi ed uscirne impuniti. Il refrain del criminale pedofilo che parla in prima persona, alternandosi alle indagini della polizia, è appunto «Noi ce lo possiamo permettere!»; lo ripeterà fino alla fine. Un senso di onnipotenza domina i tre delinquenti, che si sono scelti come pseudonimi i nomi di noti comici italiani, tanto da non preoccuparsi più di tanto del cerchio che si stringe intorno a loro grazie all’acume e alla perseveranza di Caterina – la poliziotta eroina, personaggio molto umano che non nasconde le proprie debolezze. L’azione si svolge a Firenze e nei dintorni (interessante per me la pagina sulla gita in Mugello [1], dove vengono nominati luoghi che ho visitato anch’io e citato nel mio libro Radici [2]): luoghi che Renato conosce bene, come li conosco io.

Un romanzo sconvolgente nell’assoluta “banalità del male” (per dirla con la Arendt) che vede vittime dei bambini, prede sessuali di orchi sadici impenitenti, che sembrerebbero frutto di fantasia se non trovassero purtroppo riscontro nella realtà. La giustizia appare impotente e corrotta, e il male ha un aspetto davvero tetro, ma il pensiero che c’è chi lotta per difendere gli indifesi è confortante comunque vada a finire.

Vedi anche la recensione di Carlo Menzinger, anche lui membro del GSF.

Firenze, 23 agosto 2020

Bibliografia

Campinoti R., Non mollare Caterina, Firenze, Porto Seguro, 2019.


[1] Campinoti R., Non mollare Caterina, Firenze, Porto Seguro, 2019, pp. 134-135.

[2] Acciai Baggiani M., Baggiani P., Magnelli I., Radici, Porto Seguro, 2017.

Sara Ballini, intervista a una luciferiana

A cura di Massimo Acciai Baggiani

Sara Ballini

Ho conosciuto Sara Ballini, fondatrice di Hekate Edizioni, a Firenze nel mese di agosto 2020. Al nostro incontro mi ha portato due libri di Michael W. Ford, La Bibbia dell’Avversario e Akhkharu: magia vampirica, da lei tradotti e pubblicati per la prima volta in Italia, che ho avuto il piacere di recensire. Per comprendere meglio il punto di vista della filosofia luciferina, e il suo lavoro di editrice, ho pensato di rivolgerle alcune domande.

Quando e come nasce la casa editrice?

Hekate nasce ufficialmente il 21 dicembre del 2019 (Solstizio d’Inverno) con l’uscita de “La Bibbia dell’Avversario” di Michael W.Ford (che raggiungerà la quarta ristampa nel giro di un anno).

Qual è la sua mission?

Colmare il vuoto culturale riguardante la letteratura esoterica relativa al Luciferianismo, alla “Via della Mano Sinistra” e alla Magia Contemporanea in Italia, che si è creato a causa della mancata traduzione di testi di autori stranieri fondamentali e quindi, nel giro di qualche anno, di dare la possibilità al nostro Paese di far emergere autori italiani di livello che possano dare un contributo alla corrente esoterica internazionale.

Ci potete dare una definizione, in poche parole, di Luciferianesimo?

Si tratta di una filosofia di vita e, sotto certi aspetti, anche di una religione adogmatica, fondata sull’archetipo/entità Lucifero.

Qual è lo scopo del Luciferianesimo?

Il Luciferianesimo è una fonte di motivazione, per chi ne abbia la Volontà, finalizzata allo sviluppo del potenziale individuale di Mente, Corpo e Spirito e dell’eccellenza personale. Come conseguenza il Luciferianesimo si prefigge il miglioramento dell’individuo e di conseguenza della collettività.

Che risposta dà il vostro credo riguardo al problema della morte?

Esistono luciferiani spirituali (che credono nell’esistenza di una realtà dopo la morte) e atei. La maggior parte dei luciferiani tende a sviluppare una forma di spiritualità personale.
La risposta del luciferianesimo è, in ogni caso, l’immortalità. Per alcuni essa consiste semplicemente nelle opere e azioni che il luciferiano ha compiuto: queste nell’arco della vita rendono la sua essenza immortale, rimanendo nella memoria delle generazioni future; per altri si tratta invece di una vera e propria sequenza di incarnazioni dell’Anima che trasmuta o si reincarna in altri corpi per proseguire i suoi scopi sul piano materiale.

Cos’è per voi l’amore e la compassione?

L’amore e la compassione sono i sentimenti più nobili di cui è capace l’essere umano, ed il luciferiano ne valorizza l’importanza selezionando accuratamente a chi riservarli (e cioè a coloro che reputa meritevoli). Non li regala a chi ne ritiene indegno, o a parassiti che sarebbero in grado solo di rubargli tempo ed energie. Questo lo rende anche molto elitario nelle sue scelte e frequentazioni.

Progetti per il futuro?

Tradurre, editare e pubblicare libri! Entro l’anno: Tra Maghi e Mistici a Stoccolma del Dott. Thomas Karlsson (Storia e Filosofia delle Religioni, Stoccolma), Aphopis di Michael Kelly e molti altri in futuro…

Su due libri di Michael W. Ford

Di Massimo Acciai Baggiani

Sei attratto dall’occulto e dall’esoterico? Vuoi saperne di più sul Sentiero della Mano Sinistra, sul Luciferianesimo, sul Satanismo e sul Vampirismo? Hai il sospetto che su questi argomenti ci siano molti pregiudizi e vuoi toccare con mano? Sei stufo delle religioni monoteiste canoniche e vuoi sentire anche l’altra campana? Sei semplicemente uno scrittore, un giornalista o uno studioso che vuole soddisfare le sue curiosità o che sta cercando dei testi basilari per ricerche per la stesura di articoli o romanzi?

I libri di cui parlerò brevemente qui di seguito fanno al caso tuo. La casa editrice Hekate, sorta nella mia città qualche anno fa, sta colmano un vuoto che si sentiva in Italia riguardo a questi argomenti un po’ “particolari”, attraverso un lavoro infaticabile di traduzione, svolto da Sara Ballini, dei testi classici. In particolare il lavoro di divulgazione si basa sui numerosi libri di Michael W. Ford, americano, musicista, uno dei punti di riferimento dell’occultismo moderno, fondatore di vari ordini esoterici. Di Ford ho avuto occasione di leggere, grazie a questa piccola ma interessante casa editrice, due testi fondamentali: La Bibbia dell’Avversario e Akhkharu: magia vampirica. Sono stati molto utili per farmi un’idea su un tema di cui conoscevo molto poco (oltre ai vari romanzi e film horror e thriller in cui si parla di Satanismo e rituali esoterici, avevo letto solo un testo sulla stregoneria italiana, La Vecchia Religione, di Dragon Rouge).

Già da queste scarse letture, e da un interessante dialogo con Sara Ballini [1], ho compreso che esistono molte correnti di pensiero tra i luciferiani e che la situazione dottrinale non è meno intricata che tra i cristiani: esistono luciferiani atei e luciferiani teisti, seguaci di varie scuole e tradizioni, per lo più remote, risalenti ad Assiri e Babilonesi, ma che trovano riscontro nelle più disparate civiltà umane, dagli indù agli ebrei, dall’Europa all’Asia. Sorprende infatti l’estrema antichità di questo culto, nato ben prima del cristianesimo, antico probabilmente quanto l’Uomo stesso.

I due libri sopracitati di Ford si completano a vicenda: sono entrambi dei grimori (libri di magia, che descrivono rituali di invocazione) ma contengono anche dettagliati elenchi e descrizioni di antiche divinità e demoni, sigilli, tecniche di yoga arimanico, simboli e soprattutto i principi essenziali su cui si basa il credo satanico. Scopriamo così che il satanismo non si riduce ad atti delinquenziali e non ha nulla a che fare con la malattia mentale, e che la situazione è molto più complessa e sconosciuta alle masse.

Non sono libri per tutti, nel senso che occorre approcciarvisi con mentalità aperta e libera da preconcetti, tuttavia sono ottimi come introduzione a un mondo affascinante e inquietante al tempo stesso.

Firenze, 18 agosto 2020

Bibliografia

Dragon Rouge, La Vecchia Religione, Aradia Edizioni, 2014.

Ford M.W, La Bibbia dell’Avversario, Firenze, Hekate, 2018.

Ford M.W, Akhkharu: magia vampirica, Firenze, Hekate, 2020.


[1] Da cui ho ricevuto copie dei libri di Ford.

Se nasco un’altra volta…

Di Massimo Acciai Baggiani

simone bosco«Se nasco un’altra volta rifaccio la mia strada» cantavano i Pooh[1]; Simone, protagonista del romanzo di Marcovalerio Bianchi Le cinque vite di Simone Bosco, non la pensa certo così, e chi d’altronde, potendo rinascere, vorrebbe vivere una vita identica alla precedente? Lo aveva già dichiarato Giacomo Leopardi nel Dialogo tra un passeggere e un venditore di almanacchi [2], che la vita è meglio prenderla come viene, senza conoscere il futuro, e io mi trovo abbastanza d’accordo. Se qualcuno chiede a un buddista perché non ricordiamo neanche una delle nostre infinite esistenze passate, probabilmente si sentirà rispondere: «Perché sarebbe traumatico tenere memoria di tutti i dolori che abbiamo subito, morte compresa, e le gioie non avrebbero più il sapore della novità».

Queste sono ovviamente solo ipotesi: nessuno ha vissuto più di una vita, se non in senso metaforico (si dice che chi conosce due lingue vive due vite…). L’ipotesi fantastica da cui parte l’amico Marcovalerio nel suo primo romanzo apre la strada a infiniti sviluppi e a molteplici morali che possiamo trarne. Simone Bosco nella prima vita è un rappresentante di medicinali che tradisce la moglie Giovanna e, scoperto da quest’ultima, viene abbandonato: per la disperazione il nostro Simone si dà all’alcol e si lancia in una folle corsa in auto che si conclude con un incidente fatale. A 31 anni si presenta davanti a Dio, pentito per la sua infedeltà verso una donna che comunque amava, e questi gli concede una seconda possibilità per spendere meglio la sua esistenza. Lo rimanda quindi nella Firenze del 1974, quando, quattordicenne, frequenta il primo anno del liceo scientifico, ma con il famoso “senno di poi”. All’inizio cerca di seguire il solco della vita precedente ma finisce presto per deviarne, accorgendosi che, se si comporta come nel passato, anche le altre persone avranno reazioni analoghe, mentre se fa qualcosa di diverso influisce anche sul futuro degli altri. Un futuro ucronico, ben inteso: d’altra parte che senso avrebbe rinascere per rifare gli stessi errori?

Così Simone riesce a conquistare di nuovo la sua Giovanna e stavolta di prefigge di esserle fedele. Purtroppo sarà proprio lei a tradirlo, qualche anno dopo il matrimonio, mostrando un lato che il nostro innamorato protagonista non aveva notato nella prima vita e di cui è costretto a prendere atto. Dopo una dura vita di umiliazioni e dispiaceri, ma anche di amicizie vere, Simone muore in tarda età e si ritrova di nuovo davanti al Padreterno: stavolta è sicuro di non aver commesso grandi peccati, quindi si stupisce quando viene di nuovo rispedito indietro.

Nella terza vita Simone incontra il grande, vero amore, – Miriam – ma lei muore per un tumore e lui crede di aver ritrovato l’amore in Vera, una donna divorziata con un figlio straviziato che finirà in carcere per droga e tentato omicidio. Neanche nella quarta vita gli va tanto meglio, anche se diventa un uomo ricco e si toglie qualche soddisfazione. Solo con la quinta e ultima vita Simone realizzerà pienamente la propria esistenza e troverà finalmente la felicità.

Simone Bosco ha molte cose in comune con Giacomo Perotti, protagonista del secondo romanzo di Marcovalerio, Il precipizio [3]: entrambi maturano attraverso varie esperienze dolorose, partendo da una visione poco seria dell’amore e superficiale della vita, ed entrambi si trovano a gestire grosse somme di denaro che non sempre utilizzano al meglio (ma spesso Simone dà prova di grande generosità). Entrambi i romanzi sono quindi dei bildungsroman, ma Le cinque vite di Simone Bosco rientra anche nel genere dell’ucronia: non quella che coinvolge la Storia dei libri di scuola, ma le molte storie personali di persone anonime. A differenza di quanto teorizza Carlo Menzinger [4] nei suoi romanzi, rifacendosi al famoso “effetto farfalla” [5], non pare che le azioni di Simone creino linee temporali molto diverse su vasta scala: quella più notevole si ha nell’ultima vita, quando scopre che Miriam in quell’esistenza non è morta di tumore. Nel romanzo ci sono anche elementi fantascientifici, visto che parte degli eventi si svolge nei decenni futuri del XXI secolo [6].

Simone mi è tuttavia più simpatico di Giacomo; anche lui ha i suoi difetti, è un personaggio molto umano in questo, ma viene dal basso, non ha alle spalle una vita di privilegi, quindi ha anche più cuore, soprattutto alla fine. Come Giacomo, anche Simone vive molte avventure sessuali frivole, ma conosce anche l’amore nel suo senso più puro.

Lo stile narrativo di Marcovalerio possiede l’ampio respiro degli autori russi ottocenteschi: qualcuno lo ha rimproverato di essere troppo prolisso, ma io non lo trovo un difetto. I suoi romanzi scorrono bene e appassionano, anche perché sono ricchi di colpi di scena e azione. Tra i molti luoghi in cui quest’opera prima è ambientata ce n’è uno che mi è particolarmente caro, anche se viene solo accennato di sfuggita: Sappada [7]. Molto interessanti anche le dettagliate descrizioni dei luoghi visitati dal protagonista (dalla Romania, al Brasile, al Perù, eccetera) che fanno di questo libro anche un interessante esempio di narrativa di viaggio.

Il primo romanzo di Marcovalerio è uscito in contemporanea al mio Radici, con lo stesso editore (da me consigliatogli): Porto Seguro. Lo stesso del secondo. So che l’autore sta lavorando a un terzo libro, ispirato al Covid… aspetto con ansia di leggerlo.

Corezzo, 16 agosto 2020

Bibliografia

Bianchi M., Le cinque vite di Simone Bosco, Firenze, Porto Seguro, 2017.
Bianchi M., Il precipizio, Firenze, Porto Seguro, 2019.

Note

[1] Se nasco un’altra volta, in Asia non Asia (1985).

[2] Leopardi G., Operette morali.

[3] Vedi il mio articolo Il precipizio.

[4] Anche lui ha dedicato un articolo al romanzo di Marcovalerio.

[5] Una farfalla sbatte le ali in Sudamerica e dopo qualche tempo si sviluppa un uragano dall’altra parte del mondo, per una serie inconoscibile di eventi concatenati.

[6] Penso che in questo sia stato aiutato dall’amico comune Marco Martino, citato tra l’altro nei ringraziamenti accanto al mio nome.

[7] Bianchi M., Le cinque vite di Simone Bosco, Firenze, Porto Seguro, 2017, p. 124. Vedi anche i miei racconti sappadini in Un fiorentino a Sappada, Lettere Animate, 2017.