La bisbetica domata

Proprio qualche settimana fa assistevo, a una spassosa operazione “bignamesca” delle opere del Bardo: il Teatro di Rifredi nella stagione teatrale 2018/19 presenta una seconda serata shakespeariana, sempre all’insegna della risata ma di tutt’altro tipo. Qui si presenta la celebre commedia in una versione straniante; vuoi per il personaggio di Caterina, la “bisbetica” da “addomesticare”, interpretato da un attore – bravissimo – che non fa nulla per nascondere il suo aspetto mascolino, vuoi per la scenografia spartana e moderna che crea uno strano contrasto con gli abiti d’epoca. Insomma, la “Bisbetica” di Andrea Chiodi è senz’altro da vedere per chi ha ben presente il testo originario (e chi non lo conosce?) ma qualche “purista” si può sentire disorientato da questa trasposizione.

Massimo Acciai Baggiani

Firenze, 5 aprile 2019

Animalesse

Di Massimo Acciai Baggiani

Due donne sul palco, una sedia, delle immagini proiettate come sfondo e nulla più: Animalesse è molto scarno dal punto di vista scenografico, ma non da quello artistico e soprattutto letterario. Lucia Poli spazia da Stefano Benni ad Aldo Palazzeschi, da Patricia Highsmith a Leonora Carrington, e poi di nuovo a Benni per il gran finale: tante storie di animali femmine – gatte, “topone”, “scarafagge”, scimmie, eccetera – tra il surreale, il comico e il grottesco. Il monologo della bravissima Poli è intervallato dall’organetto di Rita Tumminia: un amalgama di musica e parole che fluisce per un’ora abbondante. Si ride e si sperimenta punti di vista stranianti – quelli appunto delle “animalesse” che narrano le varie (dis)avventure in cui incappano nella quotidiana lotta per la sopravvivenza – e si riflette anche su tematiche serie e attuali quali l’ecologia e il rispetto per il diverso. Uno spettacolo sicuramente interessante a cui è possibile assistere dal 28 al 31 marzo presso il Teatro di Rifredi.

Firenze, 29 marzo 2019

Nuove avventure per Gisèle

Di Massimo Acciai Baggiani

occhi lucidiIn A piedi nudi abbiamo fatto la conoscenza con Gisèle quattordicenne: abbiamo imparato ad amare questa ragazzina dal carattere forte, indipendente, bersaglio di persone senza scrupoli che le hanno ucciso il padre; siamo stati in ansia per lei, avremmo voluto proteggerla, abbiamo sudato freddo. Adesso Gisèle è cresciuta: è una splendida ragazza di diciassette anni che non ha perso però l’irrequietezza del primo romanzo né la propensione a fare di testa propria e ad attirare guai di ogni sorta. In Occhi lucidi, sequel di A piedi nudi e secondo romanzo di quella che si appresta a diventare una saga a tutti gli effetti, l’autore Claudio Secci racconta le nuove vicissitudini della nostra eroina, di nuovo braccata dai perfidi Théophane e Odilon, che la vogliono morta, e stalkerata tramite cellulare da un misterioso individuo e, nella vita di tutti i giorni, da Marc, ossessionato da lei nonostante i continui rifiuti. Riuscirà a cavarsela ancora una volta e a ritrovare la serenità accanto a Josephine, la madre adottiva affetta da un male incurabile che potrebbe guarire grazie all’amore della figliastra?

Il romanzo è pieno di suspense e colpi di scena: ti tiene incollato dalla prima all’ultima pagina. È un libro che trovo molto cinematografico: ne verrebbe fuori un bel thriller, come prometterebbe anche il bel booktrailer che dà un volto – e che volto! – alla nostra Gisèle. Possiamo capire il povero Marc: come non innamorarsi di lei?

Firenze, 28 marzo 2019

Bibliografia

C. Secci, Occhi lucidi, Sanremo, Leucotea, 2019.

Rubrica: destinazioni mistiche e curiose (di Stefi Pastori Gloss) – SACRE ITINERE (1° puntata)

SACRE ITINERE 1° PUNTATA

Nella NETNOGRAFIA in calce troverete definizioni preconfezionate circa la Sacra di San Michele, tuttavia è più attinente al climax del Monumento Simbolo del Piemonte sentirne raccontare leggende tra l’antico e il moderno, commistione di sacro e profano, tra salvezza e letteratura.

Va premesso che la destinazione odierna fu una biblioteca storica medioevale, si dice anche che abbia influenzato un’opera dell’Umberto Eco. Alla massiccia costruzione si ispirò il semiologo per descrivere il monastero de IL NOME DELLA ROSA. Aprite la prima pagina del romanzo e leggete: rimarrete sorpresi per la perfetta aderenza alla realtà. Nel Monastero, fino all’avvento dei napoleonici del Generale Catinat, vi fu un’immensa biblioteca, meta degli studiosi di tutto il mondo medievale, poi depredata dai Francesi. Ciò che è libro, oggi, è solo mera e tarda acquisizione, ve lo può confermare chi vi fu bibliotecaria. Vale comunque la pena di farvi mostrare quei pochi codici miniati sopravvissuti, fonte di ispirazione per i migliori tatuatori milanesi (solo su appuntamento, qui e in calce e-mail e numero telefonico da contattare).

La Sacra di San Michele in Sant’Ambrogio, all’imbocco della Val di Susa, alle spalle di Torino, è posta sul Monte Pirchiriano (un più prosaico Monte dei Porci). È possibile raggiungerla a piedi  (circa una quarantina di chilometri fino ad Avigliana), in treno o in autostrada, transitando lateralmente al Monte Musinè, un cono di ferro su cui si dice si assista alle apparizioni di UFO, si sentano le voci delle anime di dannati, si ascoltino canti corali di stregoni evocatori del male, si subiscano radiazioni emanate da una base militare segreta, sarebbe impossibile usare i cellulari a causa di un cono d’ombra che impedisce qualsiasi trasmissione radio. Insomma, preparatevi al peggio, lo dico con sarcasmo.

Una delle tante leggende che tipicizzano la Sacra è quella di come S. Michele sconfisse Satana grazie ad un fendente sulla crosta terrestre, una fenditura invisibile ma presente, netto tracciato diritto che ancora oggi è motivo di fede, detto Cammino della Luce, o Via Michelina, individuato da una serie di  edifici sacri: da Nord a Sud, il Santuario di Mount Saint Michael in Cornovaglia, le Basiliche di Mont Saint Michel in Normandia, la Sacra di S. Michele in Piemonte e Monte Sant’Angelo in Puglia, fino al Santuario di Gerusalemme. Essendo l’Arcangelo Michele uno psicopompo, entità preposta ad accompagnare le anime dei defunti per l’Aldilà, nel corso del medioevo migliaia di pellegrini percorsero a piedi la Via Michelina per assicurarsi una buona morte. Vi si individuano punti speciali, invisibili ai più, sui quali sostare per reperire l’Energia dell’Arcangelo. Vi dirò qual è quello della Sacra.

Come novelli pellegrini, per la salvezza delle anime nostre, non occorrerà parimenti calcare le nobili quanto infinite peregrinazioni dei nostri antenati, ma semplicemente la terra da Torino a piedi, in auto, o in treno, sulla linea Torino Susa, fino a Sant’Ambrogio. Qui vi troverete, da un punto indicato da apposita segnaletica, la via ferrata che si diparte  alla base della Montagna dei Porci sulla cui vetta è posta la Sacra. A proposito: la Sacra (e non Sagra, come vi capiterà sentire), è così chiamata perché, al momento in cui avrebbe dovuto ricevere la consacrazione da parte del Vescovo di Torino, venne trovata già benedetta degli Angeli intervenuti durante la costruzione (altra gustosa leggenda che vi racconteranno durante la visita e che farà parte della prossima puntata di questa rubrica).

Tale via ferrata è abbastanza facilmente percorribile a piedi da chiunque abbia accortezza ed equilibrio e opportuni scarponcini. Oppure scendete alla fermata precedente, Avigliana, dove d’estate vi aspetta un’apposita navetta che s’inerpica sui dodici chilometri che vi separano dalla Sacra, parzialmente circumnavigando uno due laghi morenici, il Lago Grande, gemello del Piccolo. I due laghetti della cittadella medievale meritano da soli di essere una delle vostre mete future, in quanto raro esempio di balneazione e nettezza delle acque. La strada per la Sacra si incunea sulla lingua di terra tra i due laghi, si arrampica su tornanti panoramici di bellezza stratosferica, per sfociare in un grande piazzale. Dalla navetta sarete lasciati qui, o voi che entrate, perché da qui inizia il tratto pedonale. La Sacra impone umiltà e misticismo.

(segue)

NETNOGRAFIA:

http://www.sacradisanmichele.com/

http://www.arcangelo-michele.it/SMA_cammluce_it.htm

https://www.ferrate365.it/vie-ferrate/ferrata-carlo-giorda-pirchiarano-sacra-san-michele/

(ultimo accesso: 22 marzo 2019)

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BIOBIBLIOGRAFIA DI STEFI PASTORI GLOSS

Sceneggiatrice nei Novanta per Benvenuti, Verdone, Brizzi, selezionatrice di opere letterarie sotto contratto, redigo un blog di recensioni e un podcast radiofonico. Grazie ad un ex partner, mi posso fregiare dello pseudonimo di Gloss, Gruppo di Lavoro e Osservatorio Sessismo e  Stalking. Nel 2013 esce CORPI RIBELLI, resilienza tra maltrattamenti e stalking. Poi due libri, un saggio sociologico STANDING OVULATION, le donne sono superiori agli uomini (anche nella violenza), e la silloge poetica MICA VAN GOGH, ispirata ai testi di Caparezza. La rivista online Dol’s vara la mia carriera da novellatrice contro l’uso improprio degli stereotipi di genere. Sto approntando una nuova silloge di POESIE SPOLLICIATE, neologismo che riguarda lo scrivere coi pollici sullo smartphone, e un’ulteriore raccolta di RESISTERE PER SOPRAVVIVERE, racconti della Resistenza durante la II Guerra Mondiale a sfondo erotico. La raccolta di racconti STEREOTIPI A BAGNOMARIA, già sotto contratto di casa editrice fallimentare, è da pochi giorni al vaglio di altro editore.

Blog recensioni:

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Una geniale e spassosa operazione bignamesca

Di Massimo Acciai Baggiani
William Shakespeare (1564-1616), autore di 37 testi teatrali (di cui 16 commedie) oltre che di 154 sonetti e altri poemi: tutti conosciamo – almeno per sentito dire – le grandi tragedie (Romeo e Giulietta, Otello, Amleto…) ma non molti saprebbero raccontare la trama di Timone d’Atene o di Pericle, principe di Tiro (e confesso che io rientro tra questi ultimi). Avete delle lacune riguardo all’opera del Bardo? Niente paura, ci hanno pensato Fabrizio Checcacci, Roberto Andrioli e Lorenzo Degl’Innocenti con la loro opera più ambiziosa, Le opere complete di William Shakespeare in versione abbreviata, in scena al Teatro di Rifredi dal 19 al 21 marzo. Una sfida estrema: raccontare in un’ora e mezza tutte le opere del Bardo, senza alcuna omissione. Certo, assistendo a questo spettacolo non sarete pronti per sostenere un esame universitario di letteratura inglese, ma vi sarete fatti delle matte risate, ammirerete la genialità degli attori e magari vi verrà voglia di approfondire la lettura delle opere più oscure del “Cigno dell’Avon”. La serata si snoda in un crescendo di virtuosismi attoriali, come uno spettacolo pirotecnico che giunge al suo apice negli ultimi minuti, quando il terzetto si impegna a mettere in scena l’Amleto in una manciata di secondi… e recitarlo perfino al contrario! Insomma, un’occasione da non perdere per ridere fino alle lacrime, in modo intelligente e, perché no, istruttivo.

Firenze, 20 marzo 2019

Ludwig Wittgenstein: filosofo analitico, poeta o metafisico?

        «Ogni proposizione che scrivo mira sempre al tutto, alla stessa cosa cioè sempre di nuovo. Come se tutte mie proposizioni fossero solo aspetti della stessa cosa da diversi punti di vista». Ludwig Wittgenstein Vermische Bemerkungen, 1930.  L. Wittgenstein, filosofo analitico o poetico, pensatore metafisico, o scienziato positivo? Sicuramente Wittgenstein era un uomo carismatico affascinante, intelligente e metafisico. Un docente dallo sguardo metafisico e dalla mente capace di vedere messi inediti della filosofia di Occidente e nei pensieri dei grandi. Un poeta della filosofia, e questo perché un filosofo deve essere allievo dell’ontologia e insieme analitico e può permettersi la vision deliranti di un poeta.

Dal mescolarsi di tentativi razionali e mitici che si creano le «più fondamentali confusione (dalle quali è piena la filosofia)» Ludwig Wittgenstein Tractatus Logico Philosophicus  3.324. Filosofare sul trascendente dovrebbe essere il carattere del sovra-ragionale che stimola quelle corde del metafisico. Esistono secondo Ludwig Wittgenstein ambiti d’esperienza delle qualità, ambiti non riconducibili alla logica oggettivistica o “meccanicistica” della visione naturalistica ed estetica naturale sensibile, come anche gli analoghi ambiti dell’esperienza del dolore o del benessere. Caratteristico è il detto di Ludwig Wittgenstein «Non posso mostrare all’altro il mio mal di denti, e neppure posso dimostrargli che ho il mare di denti». Ludwig Wittgenstein, Grammatica filosofica. Quando Ludwig Wittgenstein, dice che «I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo» 5.6  Tractatus Logico Philosophicus. Qui i limiti sono i confini dell’esperienza sensibile dei suoi effetti prodotti poetici – combinatori – sintattici sono prodotti dell’intelligenza / immaginazione / intuizione dell’ uomo come dice il greco filosofo Christos Yannaras. Solo relativamente, allusivamente e in parabole come uno specchio il linguaggio significa la realtà.

Il soggetto è metafisico secondo Wittgenstein non appartiene al mondo ma anche limita il mondo, dice per esempio «Il soggetto non appartiene al mondo, ma è un limite del mondo». 5.632 Tractatus. Tutti ambiscono a risalire alla definizione e alla spiegazione dell’evento esistenziale in sé. «Vi è davvero dell’ineffabile: esso mostra sé, è il Mistico». 6.522 Tractatus. Poesia secondo L. Wittgenstein è l’esperienza che delimita l’evidenza o il carattere apodittico della conoscenza mistica. «Non come il mondo è, è il Mistico, ma che esso è» 644 Tractatus. La coerenza di senso e linguistica del termine metafisica rimane sospesa se nel significato di metafisica cerchiamo qualcosa di più rispetto all’individuazione dell’esistenza. «Essa significherà l’indicibile rappresentando chiaro il dicibile […]».  Tractatus 4.115.

Apostolos Apostolou
Docente di filosofia