Nuove avventure per Gisèle

Di Massimo Acciai Baggiani

occhi lucidiIn A piedi nudi abbiamo fatto la conoscenza con Gisèle quattordicenne: abbiamo imparato ad amare questa ragazzina dal carattere forte, indipendente, bersaglio di persone senza scrupoli che le hanno ucciso il padre; siamo stati in ansia per lei, avremmo voluto proteggerla, abbiamo sudato freddo. Adesso Gisèle è cresciuta: è una splendida ragazza di diciassette anni che non ha perso però l’irrequietezza del primo romanzo né la propensione a fare di testa propria e ad attirare guai di ogni sorta. In Occhi lucidi, sequel di A piedi nudi e secondo romanzo di quella che si appresta a diventare una saga a tutti gli effetti, l’autore Claudio Secci racconta le nuove vicissitudini della nostra eroina, di nuovo braccata dai perfidi Théophane e Odilon, che la vogliono morta, e stalkerata tramite cellulare da un misterioso individuo e, nella vita di tutti i giorni, da Marc, ossessionato da lei nonostante i continui rifiuti. Riuscirà a cavarsela ancora una volta e a ritrovare la serenità accanto a Josephine, la madre adottiva affetta da un male incurabile che potrebbe guarire grazie all’amore della figliastra?

Il romanzo è pieno di suspense e colpi di scena: ti tiene incollato dalla prima all’ultima pagina. È un libro che trovo molto cinematografico: ne verrebbe fuori un bel thriller, come prometterebbe anche il bel booktrailer che dà un volto – e che volto! – alla nostra Gisèle. Possiamo capire il povero Marc: come non innamorarsi di lei?

Firenze, 28 marzo 2019

Bibliografia

C. Secci, Occhi lucidi, Sanremo, Leucotea, 2019.

Notte a sorpresa

Di Massimo Acciai Baggiani

notte a sopresa

Segnalo con grande piacere l’evento dedicato ai fan dei Pooh (folta schiera di cui faccio parte da quando li ho scoperti durante Sanremo ’90), organizzato da “Il Gran Popolo dei Pooh” e tenutosi sabato 2 marzo in provincia di Verona: evento che ha visto la partecipazione a sorpresa di Roby Facchinetti, oltre al mitico concerto dei Brennero 66, la storica tribute band ufficiale. Avrei voluto esserci anch’io, per incontrare il grande Roby e l’amico Fabrizio Di Marco, membro dei Brennero 66, il quale aveva omaggiato Facchinetti con un suo album di cover, Un sogno vissuto, da me recensito un anno e mezzo fa : spero venga organizzato un evento simile anche nella mia Toscana, un giorno… D’altronde è proprio nella mia città, Firenze, che ho incontrato per la prima volta di persona i Pooh, quando portavano a giro per l’Italia il loro album celebrativo dei 25 anni di carriera: ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, ma l’amore per la buona musica quello non è  mutato. I Pooh restano per me i numeri uno!

Firenze, 11 marzo 2019

Il narratore di Rifredi

il narratore di rifrediE’ uscito “Il narratore di Rifredi” (Lulu, 2019), biografia letteraria di Massimo Acciai Baggiani, scritta da Carlo Menzinger. Il libro è acquistabile su Amazon, su Lulu e su Mondadori Store. Oppure liberamente scaricabile in formato digitale qui.

«Rifredi, un antico quartiere da scoprire, seguendo uno scrittore che ci vive, Massimo Acciai Baggiani, che ha scritto e pubblicato romanzi, racconti, commedie, poesie, saggi, articoli; amante del fantastico, ma con i piedi ben radicati nel territorio, che siano Firenze, il suo quartiere di Rifredi, il Casentino, il Mugello o le amate alpi friulane. Acciai da anni si muove con prolifica verve, affrontando i temi più disparati, collaborando con riviste e altri autori, realizzando opere a più mani, curando antologie e riviste. Questo volume cerca di farcelo conoscere e di lasciarci una testimonianza di Rifredi. Il volume, curato da Carlo Menzinger di Preussenthal, ospita oltre all’analisi delle opere di Acciai e una sua intervista, alcuni racconti, poesie e articoli di entrambi su Rifredi e le testimonianze di chi lo ha conosciuto, come Marco Bazzato, Matteo Nicodemo, Stefi Pastori, Simonetta Della Scala, Rossana D’Angelo, Francesco D’Agostino e Mariella Bettarini.La foto di copertina è di Italo Magnelli.»

Due passi in Esperantujo

È fresco di stampa, presso l’editrice parmigiana ‘Athenaeum’ (cui ci si può rivolgere per la distribuzione: 0521 506535), il libro bilingue (italiano/esperanto) di Davide Astori, “Due passi in Esperantujo” “Promenadeto en Esperantujo”, 130 pagine + 130 della versione a fronte + 14 di bibliografia. Esso è diviso nei seguenti nove capitoli: 1. Esperantujo, terra di convergenza e d’incontro fra lingue, culture e religioni; 2. Saussure e il dibattito (inter)linguistico     sulle lingue internazionali ausiliarie a cavallo fra XIX e XX secolo; 3. La esperanta espero fra creazione linguistica e costruzione identitaria; 4. Zamenhof, Nimrod e la lingua universale; 5. L.L. Zamenhof, “profeta” d’Europa; 6. Un minimo abrégé di letteratura, e qualche poesia originale esperanto; 7. Tradurre il Messale in una lingua pianificata; 8. “Unu mondo, unu lingvo, unu mono”: la proposta esperantista di moneta internazionale del 1907; 9. Il Movimento contemporaneo: verso un quasi-popolo?.

Dei diversi esperimenti interlinguistici – riprendendo la presentazione in 4° di copertina – susseguitisi nel corso dei secoli, quello esperantista è l’unico ad avere mostrato una reale funzionalità, diventando rapidamente, in ormai 130 anni di vita, una lingua sotto ogni aspetto, dal letterario al colloquiale, dallo scientifico al commerciale, dando prova di evolversi come una qualunque altra lingua etnica. Nata a fine sec. XIX come progetto di creazione di una lingua ausiliaria con finalità di comunicazione internazionale, la lingvo internacia mostra sullo sfondo un progetto più vasto: strumento privilegiato di comunicazione per l’umanità, pontolingvo (lingua-ponte che, nella tutela delle native, avrebbe contribuito al miglioramento della comunicazione nel mondo), sarebbe dovuta essere, agli occhi di L.L. Zamenhof, il suo inventore, un viatico per il contributo alla creazione, nel mondo, di una cultura comune, di un sentire comune, di una comunione d’intenti a livello ideale, manifestando, nell’afflato etico, in cui si radicava il movimento delle origini, dalle sue matrici sette-ottocentesche alla realtà contemporanea, la volontà di offrirsi, fra l’altro, come possibile modello di dialogo e cooperazione (inter-)culturale, (inter-)identitaria, (inter-)religiosa.

Intento del volume è presentare e discutere i principali snodi linguistico-culturali, ma più in generale ideali, filosofici, etici, religiosi, legati alla figura di Zamenhof, alla storia dell’Esperantismo, in particolare delle origini, e alla comunità esperantista, oggi sempre più dibattuta fra le sue due principali nature contemporanee, quella più “laica”, offerta al primo congresso Universale di Boulogne-sur-mer del 1905 (in cui si affermò che l’esperantista è niente più che il “parlante esperanto”, qualunque siano le finalità per cui lo usa) e quella di un kvazaŭ-etno (una sorta di quasi-popolo, abitatore, fra l’altro, di Esperantujo, patria/territorio virtuale degli esperantisti, portatore, più o meno consapevole, degli ideali originari), come sembrerebbe emergere dal Manifesto di Rauma degli anni Ottanta.

Nella volontà dell’autore il volume è pensato dunque come – così recita il sottotitolo – “una breve introduzione, ragionata e con minima crestomazia” (vi si trova, accanto a una batteria di brani della produzione zamenhofiana e di documenti legati alla storia dell’idea, anche una scelta di poesie e canzoni in lingua originale), di taglio storico-culturale, alla galassia esperantista, non disdegnando la speranza (o forse la velleità) che il testo a fronte in esperanto, preceduto da una minima presentazione delle 16 regole di base, possa permettere anche una prima acquisizione di competenze linguistiche.

Davide Astori, laurea in lettere indirizzo classico, dottorato in romanistica (LMU – München), diploma in paleografia (Archivio di Stato di Parma), giornalista (albo della Lombardia), dopo aver insegnato ‘Lingua e cultura ebraica’ e ‘Lingua araba’ è, dal marzo 2015, professore associato del s.s.d. L-LIN/01 presso l’Università degli Studi di Parma, dove è titolare dei corsi di ‘Linguistica generale’ e ‘Sanscrito’. Fra gli interessi primari: indoeuropeistica, lingue in contatto, traduttologia, minoranze e politiche linguistiche. Su temi di carattere esperantologico e interlinguistico ha scritto più di 60 contributi. È fondatore e presidente del Premio di laurea ‘G. Canuto’, giunto quest’anno alla x edizione. Con il saggio “La Zamenhofa revo inter lingvistika kaj religia planado: interpopola dialogo kaj tutmonda interkompreno per Esperanto kaj homaranismo” ha vinto il (primo) Premio “Luigi Minnaja” dei Belartaj Konkursoj de UEA 2011 (la conferenza è fruibile all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=stW8V1AZ-VM). Per contatti: http://www.adafa.it/interlinguistica

Il respiro della luce

Articolo di Massimo Acciai Baggiani

tania zotoiuHo scoperto la voce stupenda di Tania Zotoiu durante un concerto natalizio nella chiesa avventista di Firenze: mi ha rapito fin dalle prime note. In seguito ho acquistato il suo cd all’ingresso della chiesa, Breath of Light, autoprodotto, e l’ho ascoltato più volte a casa, assaporando le canzoni in inglese, italiano e rumeno che parlano di fede e speranza. Nonostante il mio ateismo (sono buddista) e anticlericalismo ho sempre apprezzato la musica cristiana contemporanea: quei testi gioiosi, pieni di luce, quelle melodie orecchiabili e coinvolgenti, mi sanno dare serenità e mi infondono un senso di pace e calore familiare, di buoni sentimenti. Un po’ come le favole. Tania è una giovane donna che mette l’anima e il cuore nelle sue interpretazioni, e si sente. Consiglio l’ascolto attento: credenti e non credenti, lasciatevi rapire anche voi da questa voce divina.

Firenze, 20 dicembre 2018

Il lamento del migrante

L’attrice Ilaria Bucchioni legge la poesia di Massimo Acciai Baggiani durante il XX incontro di Autori & Amici di Marzia Carocci, Firenze, Teatro del Cestello, 24 novembre 2018.

LAMENTO DEL MIGRANTE

Anch’io sono migrante:

i miei geni ricordano

le cacce alla belva africana,

nella savana,

coi compagni ominidi

e la loro vita di cristallo.

Non ho senso di appartenenza:

le mie radici non sono nel passato

bensì nel futuro,

quando non saranno più

tribù

fratricide

ma uomini e donne

liberi dai pregiudizi.

Sì, la mia patria è il futuro:

l’ho visitato con l’immaginazione.

È un posto bellissimo,

costantemente m’avvicino

ma dispero tornare a casa.

 

Firenze, giorno dell’Opinione del ’26 (20 settembre 2018)

Scritta appositamente per l’incontro di Marzia Carocci del 22 settembre.